[Milan Games Week 2016] Parliamo di game design con Brenda Romero

Game designer, game developer, creatrice della serie di RPG Wizardry e docente del Savannah College of Art and Design, Brenda Romero è stata nominata nel 2006 una delle 100 donne più influenti dell’industria videoludica. Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con lei durante la Milan Games Week 2016 e il risultato è l’imperdibile intervista che trovate all’inizio di questo articolo.

Per tutti coloro che non masticano l’inglese, qui sotto c’è la trascrizione integrale.

Prima di tutto, com’è cambiato il game design negli ultimi 20 anni? Come creavate i giochi allora e come li sviluppate adesso? C’è qualche differenza, tralasciando l’aspetto tecnologico?

Vent’anni fa eravamo agli albori per quanto riguarda la componente multiplayer e questo ha richiesto un grande cambiamento nel modo di pensare, nonostante esistessero già giochi basati sul multiplayer come i classici giochi da tavolo. Quello che è cambiato è il numero di giocatori da considerare in fase di sviluppo. Spesso gli strumenti sono gli stessi che usavamo, rifiniti e migliorati, ma siamo passati dal multiplayer agli MMO asincroni.

La più grande sfida adesso secondo me è però la realtà virtuale perché è molto diverso dal classico game design. Molti designer pensano che basti buttarsi usando gli stessi strumenti ma non è così che funziona. È un’esperienza totalmente diversa. Me l’avevano detto quando ho iniziato a fare qualche ricerca sulla VR e ora capisco cosa volessero dire.

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Pensi che la realtà virtuale sia il futuro del gaming o solo una parte dell’esperienza videoludica?

La realtà virtuale è parte del futuro del gaming. Non riesco ad immaginarmi però gli eSport con i giocatori che indossano i visori. La storia dei videogiochi è “massimo risultato nel gioco facendo il minimo sforzo della realtà”. Ti basta muovere leggermente il dito per – ad esempio – girarti nel gioco. Non credo quindi che la VR influenzerà l’intero mercato e tutti i generi videoludici. Anzi, credo che la VR abbia molte più potenzialità fuori da questo ambiente. La realtà virtuale ci stia travolgendo e i videogiochi stanno cercando di accoglierla nel miglior modo possibile. È un’ottima cosa ma va ben oltre questo settore.

È la moda del momento. Tutti stanno cercando di buttarsi sulla VR.

Tutti sono interessati alla VR. Non conosco nessuno che indossi un visore e dica “sì, beh, niente di speciale”. È incredibilmente affascinante. La sfida al momento è rappresentata da quanti visori ci sono veramente nelle case dei giocatori. Se realizzi un gioco esclusivamente per la VR, a quante persone puoi realmente venderlo? Questo è il punto fondamentale, quello che ne determinerà il successo. Al momento la diffusione non è ancora tale da aver raggiunto il punto di non ritorno. Non conosco nessuno che abbia un visore, esclusi ovviamente gli altri sviluppatori.

So che hai scritto un libro sul sesso nei videogiochi. Perché? È legato a qualche esperienza che hai vissuto?

No. Tutti i game designer sono uguali. Se potessi scomporli troveresti in tutti i designer una parte che è ossessionata dalla ricerca. E non è necessariamente qualcosa che userai poi all’interno del gioco. Negli ultimi quattro anni ad esempio ho fatto ricerche sul Cartello di Sinaloa. Non farò un gioco sul cartello di Sinaloa ma ho letto praticamente ogni libro disponibile sull’argomento e ho fatto una tonnellata di ricerche. Perché? Non lo so, forse ci farò un gioco più avanti o forse no. Così è stato anche per il sesso nei videogiochi. C’è stato un periodo, in cui mi sono chiesta perché nessuno avesse fatto ricerche sui contenuti per adulti nei videogiochi. Più o meno coincise con l’uscita di GTA San Andreas che fu classificato AO (Adult Only). All’epoca fu uno shock. Nessuno dice nulla quando accade per i film ma se si tratta di un gioco fa scalpore.

Tutto ciò mi ha affascinata e così ho iniziato a fare delle ricerche scavando sempre più nel profondo fino a quando qualcuno non mi ha suggerito di farne un libro, così ne ho scritto e pubblicato uno. È stata una delle moltissime ossessioni che ho avuto nel corso degli anni ma ha fatto scalpore per via dell’argomento. Penso che se l’avesse fatto un uomo gli avrebbero dato semplicemente del maniaco.

In ogni caso è uno dei tanti argomenti su cui ho fatto ricerca. Penso che nessuno leggerebbe un libro sul Cartello di Sinaloa, eppure sono affascinata dal sistema dei cartelli, da come funzionano. Sono stata ossessionata da questa cosa negli ultimi quattro anni e sono sicura che prossimamente svilupperò una qualche altra ossessione.

Puoi dirmi su quale altro argomento hai fatto così tante ricerche?

Ho approfondito tantissimo la storia degli esseri fatati, dei miti e dei fantasmi irlandesi, ancora prima di trasferirmi in Irlanda. Ad esempio ho fatto ricerca su cani neri e su come appaiono alla gente prima di morire. Ho fatto ricerca anche sugli animali mitologici, soprattutto quando lavoravo sugli RPG.
Ho impiegato un anno del mio tempo per fare ricerca sul dolore – emotivo, non fisico -, su come la gente lo elabora.

La mia vita è un continuo passare da un’ossessione all’altra. Ultimamente ad esempio sto facendo delle ricerche sulla formazione dei Black Sabbath, la band metal inglese, perché penso che i game designer possano imparare da loro l’importanza del lavoro di squadra. Da almeno 3 anni sono poi fissata con gli chef stellati di Michelin perché dietro ad ognuno di loro c’è un livello altissimo di dedizione e ricerca della perfezione. Non solo per il cibo ma nella creazione di un’intera esperienza che inizia quando valichi la porta del ristorante e finisce quando te ne vai. È molto simile al game design.

Vorrei soddisfassi una mia curiosità personale. Mi immagino due game designer a casa, mentre stanno per addormentarsi, farsi domande sui videogiochi. Tu e John discutete o parlate di videogame qualche volta?

Il primo amore di John vive in Irlanda e ieri sera ho avuto l’opportunità di incontrarla per la prima volta. È stata la sua prima fidanzata ed è assolutamente meravigliosa. Una delle cose che le ho detto è che io e John stiamo bene insieme, siamo il migliore amico l’uno dell’altro, non l’ho mai sentito urlato e non litighiamo, ma siamo così iper-ossessionati e focalizzati su quello che facciamo che non penso potremmo essere dei buoni partner per nessun altro al mondo.

Ti faccio un esempio. Recentemente John ha esordito con “posso farti una domanda?” ed erano tipo le 8 del mattino. “Pensi ci sia una ragione sul perché scegliamo una progressione esponenziale per le curve dei livelli iniziali?”.

Ci troviamo ad affrontare profonde discussioni incentrate sul game design alle 3 del mattino. Tutto ruota intorno alla creazione dei videogiochi. È costante. Le uniche occasioni in cui litighiamo – anche se somigliano più ad un deathmatch che ad un litigata – è quando io penso debba aggiungere qualcosa in un gioco e lui non concorda. A volte ci insultiamo con frasi tipo “Penso sia un’idea geniale per una persona stupida” ed espressioni simili.

Comunque sì, parliamo tutto il tempo di videogiochi e ci lanciamo in conversazioni assurde alle 3 del mattino.

Non vi annoierete mai.

No, non penso ci annoieremo mai. Mi ricordo il primo viaggio in auto che abbiamo fatto, attraverso gli Stati Uniti. Ci abbiamo messo 4 giorni e avevamo preparato film, libri e un sacco di cose per tenerci occupati ma non abbiamo usato nulla di tutto questo perché abbiamo parlato per tutto il tempo. Se fossimo bloccati su un’isola staremmo benissimo, a patto che ci sia la connessione internet per giocare a WoW.