We are all on a journey, “stiamo tutti viaggiando”. Questo sembra essere il subplot di un titolo indie britannico che può apparire come un giochino qualunque, ma che in realtà è dotato di uno spessore culturale non comune. Sto parlando di Blackwood Crossing, il primo titolo “maturo” di PaperSeven, che sbarcherà nei primi mesi del 2017 su Xbox One, PlayStastion 4 e PC.

È l’Hogwarts Express!

Questo è il primo pensiero che balza alla mente quando si apre la schermata di gioco. Ci troviamo infatti su un treno, in una cabina identica a quella dove gli studenti della saga di Harry Potter viaggiano per andare verso il magico castello. Molto presto però il susseguirsi degli eventi vi sembrerà avvicinarvi molto pià all’atmosfera di “Assassinio sull’Orient Express”. Sembra un incubo, anzi lo è. Ma al risveglio, Scarlett, la ragazzina adolescente di cui vestiamo i panni, si troverà in una situazione ancora più assurda, circondate da personaggi mascherati ed estremamente inquietanti. La situazione andrà poi complicandosi quando Scarlett e Finn, il suo fratellino, si accorgeranno di essere circondate da persone decedute tempo addietro, proprio come i loro genitori.

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Ci troveremo quindi a fare i conti con una realtà totalmente distorta, alle prese con domande profonde, ma dalla retorica scontata, come “dove andiamo?” e “chi siamo?, e con i sentimenti che derivano dalla perdita dei propri genitori e dalla difficile gestione del rapporto con il proprio fratellino, troppo giovane per avere un qualsivoglia ricordo di mamma e papà.

Nella storia poi vi sono alcuni elementi ricorrenti, come il simbolo della farfalla, in particolare quella azzurra, che richiama alla mente il pluripremiato Life is Strange, ma anche le locandine di due film: il primo, intitolato “Hush”, ricorda immediatamente Il silenzio degli innocenti, mentre il secondo, “Forgotten”, raffigura Scarlett, il suo amico Cameron e Finn, ritratto in una posa a metà tra la tipica espressione di Macauly Culkin in Mamma ho perso l’aereo e L’urlo di Munch.

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Sia per gameplay (semplice ed intuitivo trattandosi di un punta e clicca) che grafica, sembra che il modello su cui si è basato PaperSeven sia il capolavoro di 505 games, Virginia. A differenza di quel titolo però, qui la colonna sonora non è altrettanto ricca (difficile eguagliare il capolavoro di Lyndon Holland e la maestria dell’Orchestra Filarmonica di Praga). In quel caso infatti, vere e proprie tracce complete variavano a seconda della situazione, sostituendosi ai dialoghi; qui invece sono proprio le interazioni tra personaggi che rendono la scena molto più comprensibile ed esplicita, talvolta quasi in stile “istruzioni per l’uso”, come se fosse un gioco per bambini. Ad alimentare questa sensazione c’è soprattutto la schiettezza con cui Finn ci dà consegne da completare, anche fin troppo semplici, come “prendi le forbici”, “parla con tutte le persone”, e il semplice fatto che spesso basti seguire la sua voce per capire dove andare, voce che ricorda, sia per tono che per parole pronunciate, quella sempre arrabbiata, pungente e rancorosa del rapper Eminem.

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Come accennato prima, le somiglianze con Virginia sono diverse e riguardano soprattutto la grafica: figure abbozzate e talvolta non molto ricche di dettagli, con contorni non ben ridefiniti. Si fa uso di colori pastello abbastanza brillanti, ma dalla palette piuttosto limitata, su un paesaggio a volte poco dettagliato. Si passa dai dettagli della bigiotteria e dello smalto rovinato sulle unghie di Scarlett a paesaggi poco definiti, soprattutto in lontananza. Inoltre, ci si concentra maggiormente sui due fratelli, mentre gli altri personaggi sono solo un po’ abbozzati, fino ad arrivare al cane nella casa sull’albero che assomiglia più a un soprammobile che a un animale.

Insomma, dove la grafica e la colonna sonora sembrano claudicare in alcuni tratti del gioco, i riferimenti alla cultura audiovisiva colmano sicuramente queste lacune, caratterizzando Blackwood Crossing come un titolo che si propone astutamente a due tipi di pubblico: da una parte, quello più adulto, per via delle strizzate d’occhio rivolte ai grandi capolavori cinematografici e videoludici, nonché per le riflessioni che può suscitare sui temi sociologici circa la relazione tra fratelli, dall’altro lato risulta invece godibile anche da chi lo ritiene un gioco semplice, quasi banale per certi aspetti.

In definitiva, Blackwood Crossing sembra essere un titolo assolutamente promettente nonostante le sue lacune tecniche, lacune che potrebbero comunque essere comunque colmate dagli sviluppatori prima dell’uscita ufficiale del gioco.

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