È stato sicuramente uno dei titoli più attesi del primo semestre del 2017 ed uno dei giochi più desiderati dal suo annuncio all’E3 2015. Di chi sto parlando? Ma ovviamente del gioco più chiacchierato dell’ultimo periodo, l’action-RPG Horizon Zero Dawn di Guerrilla Games. Un prodotto che, in potenza, possiede le carte per far parlare di sé anche nei mesi a venire, che può scuotere – positivamente – il terreno degli action portando un profumo nuovo, innovativo ma, in un certo senso, anche familiare. Ma non voglio anticiparvi nulla e vi lascio assaporare la nostra classica recensione in 5 parole.

Tribale

Un tripudio di colori. Vegetazione e metallo. Questi sono stati i primi dettagli che il nostro occhio ha colto dalle anteprime del gioco. Un mondo graficamente incredibile e artisticamente innovativo che non ha potuto non suscitare in noi curiosità. Ma Horizon Zero Dawn non è solo questo e ce lo dimostra fin dai primi istanti di gioco. Quello che ci presenta non è, infatti, il mondo selvaggio e pericoloso delle macchine di metallo che siamo stati abituati a vedere. Ma uno scenario più intimo, più religioso: la consacrazione di una tribù, l’arrivo nella società di una bambina, Aloy, destinata a cambiare il futuro.

La storia si apre lentamente, con un ritmo cadenzato, come a seguire l’innocenza dell’infanzia. La nostra protagonista ci viene presentata in tenera età ancora inconsapevole del suo ruolo. La piccola Aloy è, infatti, un’emarginata fin dalla nascita, ovvero una bambina che non appartiene più alla tribù dei Nora, territorio in cui però è nata. Ad occuparsi di lei è Rost, anche lui emarginato, che sarà non solo il suo padre adottivo ma anche colui che la crescerà e le insegnerà a vivere. Stanca di vivere da emarginata e bisognosa di rivalsa, la nostra eroina sceglierà, quindi, di prendere parte alla Prova che, se vinta, le concederà non solo la reintroduzione nella tribù natale ma anche un desiderio a scelta. E come un film, il nostro occhio, simile ad una cinepresa, seguirà la piccola Aloy nel suo addestramento fino a diventare, un giorno, una giovane donna. In questi primi momenti di gioco, Horizon Zero Dawn comincia già a mostrarsi nelle sue sfaccettature: un mondo fatto di sacralità, spiritualità, regole da seguire, ma anche un profondo rispetto per la natura circostante. Una natura sì impervia, ma anche affascinante e ricca di mistero.

Ferro e fuoco

Come potremo ben presto accorgerci la fauna di Horizon Zero Dawn è piuttosto inusuale. Sì, esistono animali in carne ed ossa – generalmente cinghiali, conigli o tacchini – ma non sono in grande maggioranza. Ad aver avuto la meglio sull’ecosistema sono state, invece, le macchine – “animali” solo nella forma – fatte di metallo, serbatoi con strane sostanze, e marchingegni altamente tecnologici. Secondo la leggenda, queste macchine si sono via via diffuse ed evolute e nel tempo continuano ad aumentare e a spuntarne di nuove. Al livello tecnico ed artistico queste creature sono eccellenti: perfettamente riuscite, credibili e graficamente affascinanti. Ognuna di esse è catalogata in specie (osservabili nel nostro taccuino), spesso riunita in branchi ed ognuna con le proprie peculiarità. Chi soffre un determinato elemento, chi predilige l’attacco in mischia, ma tutte con un’elevata intelligenza artificiale. Gli scontri che avremo, infatti, fin dai primi momenti di gioco saranno impegnativi, ci porteranno ad usare strategie, osservare i punti deboli e decidere come attaccare. Ad aiutarci nel nostro percorso sarà, inoltre, un oggetto molto utile: il Focus, un apparecchio elettronico di civiltà estinte che permetterà ad Aloy di individuare i percorsi compiuti dai suoi nemici e i punti critici di questi ultimi (oltre ad evidenziare importante oggetti del mondo passato e reperti).

Il gameplay di gioco è, nel suo insieme, più che soddisfacente: mette sempre alla prova il giocatore, lo spinge ad essere creativo e non gli propone mai momenti ripetitivi o di stallo. L’approccio che potremo utilizzare è sinteticamente di due tipi: strategico, nascondendosi nell’erba alta e pianificando una strategia tramite trappole, richiami, colpi silenziosi, o d’azione, buttandosi direttamente sui nemici ed attaccandoli in gruppo. Anche quest’ultimo metodo, però, non si ridurrà in un semplice scontro a fuoco, ma metterà alla prova l’intelligenza e le abilità del giocatore. Unica nota che stona è l’intelligenza artificiale dei nemici umani, decisamente inferiore rispetto all’eccellente cura apportata sulle macchine. Forse un riflesso dell’evoluzione meccanica rispetto a quella umana?

Durante le nostre sessioni di gioco, inoltre, abbiamo notato elementi familiari che ci hanno reso l’esperienza di gioco intuitiva e stimolante. Chi ha giocato ad Assassin’s Creed ricorderà bene, quindi, gli attacchi furtivi (da un riparo, da una sporgenza, dall’alto, o attirando un nemico con un fischio) tipici della serie. Ma anche altre meccaniche, come i covi dei banditi da ripulire e liberare, ricordano molto alcune meccaniche delle serie Assassin’s Creed e Far Cry. In definitiva non possiamo non lodare l’impegno e la precisione di Guerrilla nel voler offrire un gameplay ricco, creativo, variopinto, che non annoia mai il giocatore. Il ritmo degli scontri è sì frenetico, ma ritmato, come un valzer o un tango, un ballo a due perfettamente cadenzato, tra pause e momenti d’azione, che non può non affascinare chi lo impersona.

CONTINUA >>>

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here