Cercato, voluto, desiderato e finalmente, con ben due anni di distanza dall’uscita giapponese, giunto anche in Europa. Una vera e propria conquista perché, diciamolo, la vita dei fan occidentali di uno dei brand giapponesi più longevi e amati di sempre non è mai stata semplice, costellata, nei migliori dei casi, da ritardi (ovviamente di anni) rispetto all’uscita in patria, o da esclusive limitate al territorio nipponico.

MNonostante tutto il nuovo Yakuza è arrivato su PlayStation 4, facendolo nel migliore dei modi. Yakuza 0 è infatti un prequel e come tale ripercorre tutte le fasi che hanno portato Kiryu Kazum e Goro Mjima ad essere i personaggi più iconici e rappresentativi del brand; una rara opportunità per iniziare comodamente un viaggio tra mille e splendide sfaccettature del Giappone: la culture, il rispetto, il cibo, i proibiti tatuaggi, sale giochi e ovviamente l’immancabile karaoke.

Pronti per il viaggio?

I favolosi anni ’80

L’idea di un prequel aveva entusiasmato e nel contempo lasciato perplessi molti. Sappiate che solo dopo alcuni minuti di gioco, è abbastanza evidente che, a livello narrativo, Yakuza 0 mantiene gli stessi standard qualitativi, se non li migliora. Il nuovo capitolo è ancora di più ineccepibile, introspettivo e folle al punto giusto, con un unica grande differenza: Yakuza 0 è ambientato nei favolosi anni 80′. Nell’eccesso e la decadenza tipica del Giappone di quei anni, la trama si dividerà costantemente tra le avventure di Kazuma Kityu e quelle di Goro Majima, il primo verrà incastrato e accusato di omicidio, mentre l’altro cercherà di espiare le sue colpe nei confronti della famiglia. Inizio di una trama che, come i suoi predecessori, avrà uno splendido e costante crescendo, un tuffo nella violenta e sopra le righe mafia giapponese.

Perdersi in Yakuza 0

Oltre alla trama uno degli elementi cardine dei titoli Yakuza è sicuramente la struttura. Complessa e ricca di dettagli, la struttura dei titoli targati Sega ha sempre rappresentato un eccellente connubio tra le meccaniche i più classici JRPG e i liberi free roaming (senso di libertà che ha portato spesso a paragonarlo erroneamente a GTA). Ovviamente nel prequella situazione non cambia. Perdersi con calma tra le mille attività è sicuramente il modo migliore di vivere Yakuza 0.

Come era stato per i capitoli precedenti, infatti, anche qui si corre il rischio di annoiarsi, grazie ad un gameplay composto da una lineare missione principale suddivisa in capitoli, e da tante (tantissime) attività secondarie, presenti su tutta la mappa, divise in piccole e divertenti attività e Substories, vere e proprie missioni secondarie assolutamente ben realizzate.
Non esistono limiti di tempo, ogni attività secondaria può essere svolta in qualsiasi momento: tra una missione principale e un’altra o al completamento del titolo, l’unico elemento che va va tenuto in considerazione è che molte missione sono utili per fare esperienza e comprendere a pieno il nuovo e rivoluzionato combat system, non più basato sui punti esperienza, ma solo ed esclusivamente sui guadagni.


Menare le mani non è mai stato così remunerativo, perché ogni combattimento (soprattutto se ben fatto) è un vera e propria fonte di guadagno, un aumento del nostro patrimonio che potremo spendere, per esempio, per comprare immobili per tutta la città e gestirli. Questa nuova parte gestionale è stata una piacevole sorpresa, un break tra una le varie risse.

Il sistema di combattimento oltre ad essere legato inesorabilmente al guadagno, darà anche il modo di sviluppare le abilità dei giocatori. Non si limiterà ad un unico stile, ma i due protagonisti ne avranno ben tre. Kazuma e Majima hanno un albero delle abilità completamento diverso: il primo potrà imparare a boxare, a difendersi e incassare molti più colpi. Mijima, invece, potrà combattere con l’immancabile mazza da baseball o con uno stile più acrobatico. Anche in questo caso la scelta è estremamente libera, non solo perché potremo, anche nel bel mezzo della lotta, cambiare lo stile di combattimento, ma anche perché potremo decide di concentrarci su un unico stile, oppure apprendere e sbloccare ogni singola mossa del sistema di combattimento a disposizione. La seconda scelta non sarà, però, una strada semplice, perché l’apprendimento dipende interamente dai maestri che ci sottoporranno a attività estremamente complesse (ma ovviamente del tutto opzionali).

L’espressivo Yakuza

Nonostante Yakuza 0 sia uscito in patria su Playstation 3, riesce comunque a non sfigura sulla console si nuove generazione. Inutile dire che i volti sono, come i capitolo precedenti, il punto punto forte: espressivi, dettagliati, curati maniacalmente e dal forte impatto emotivo.
La nuova generazione ha portato un forte miglioramento generale, con il frame rate più stabile, alcune migliorie nella telecamera e un numero più elevato di elemento su schermo che non risulteranno però curati nei particolari come il resto del gioco.

Yakuza, quindi, non delude le aspettative, ma anzi, con le sua incredibile longevità, la trama e lo splendido mondo di gioco, si può considerare il miglior titolo della saga, un vero e proprio sospiro di sollievo per tutti i fan.

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