Accendere Nintendo Switch e avviare The Legend of Zelda: Breath of the Wild per la prima volta è un’operazione che toglie letteralmente il fiato. Le fauci si seccano, la mente si immerge in un lontano passato, una sensazione di deja-vu totale pervade il corpo. Potrei andare avanti all’infinito cercando di spiegarvi come il mio fisico abbia reagito a The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Proverò però a farlo in modo molto semplice, sfoderando la nostra consueta recensione in cinque parole: Xena, smarrimento, radici, arcobalenoirrinunciabile.

Questo è il passato: la cartuccia per Nintendo NES dell’originale capito di The Legend of Zelda.

Xena

The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha un legame profondo, quasi indissolubile, con il capitolo originale della saga. Si, quello a 8-bit – per NES – con la tamarrissima cartuccia dorata.
Le trame di entrambi i titoli – e non solo – condividono il medesimo incipit: il temibile Ganon fa ritorno nelle vaste terre di Hyrule per impadronirsi del regno. Semplice e lineare, come ci si potrebbe aspettare da un qualsiasi capitolo di The Legend of Zelda.

La particolarità di Breath of the Wild ruota però intorno alla figura della principessa Zelda, che imparerete a riscoprire nel corso del gioco. Una principessa che potrebbe facilmente essere paragonata a Xena (ricordate il telefilm degli anni ’90?), una vera e propria guerriera – un leader fermo e deciso – che combatte Ganon con ogni mezzo, lo imprigiona nel castello di Hyrule, senza farsi banalmente rapire come nel peggiore degli stereotipi videoludici.

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Sfortunatamente, il potere di Ganon è grande, tanto da sopraffare la nostra Zelda principessa guerriera. Ed è qui che farà ingresso in scena il caro e vecchio Link, l’eroe muto per eccellenza il quale ha trascorso gli ultimi cento anni in un sonno profondo. Il suo compito sarà quello di scoprire (cercando di recuperare la memoria perduta) cosa sia accaduto al regno di Hyrule in tutto questo tempo ma soprattutto quello di salvare la principessa guerriera che ha sacrificato se stessa per intrappolare Ganon.

Alle vicende della nostra Zelda-Xena si intrecciano quelle di un’antica popolazione tecnologicamente avanzata chiamata Sheikah; popolazione che grazie alla sua conoscenza è stata in grado di produrre la cosiddetta Tavoletta Sheikah che – sappiatelo – sarà la vostra più grande compagna di viaggio tra le terre di Hyrule.

La figura della Principessa Zelda è stata totalmente reinventata. Finalmente.

Smarrimento

Una volta sveglio, troverete il buon Link in mutande. È proprio a questo punto che incapperete per la prima volta in un senso di smarrimento che rasenta l’infinito. Conquistata la preziosissima tavoletta Sheikah, un manufatto tecnologicamente avanzato appartenuto all’omonima popolazione che un tempo abitava nelle terre di Hyrule, sarete pronti per affrontare lo smarrimento che vi attende in seguito. Una volta usciti dal Sacrario della Rinascita, luogo che vi ha custoditi nel corso dell’ultimo secolo, vi accorgerete che le lande che vi circondano sembrano essere vaste ma in realtà sono molto più grandi di quello che vi aspettate. Tavoletta Sheikah alla mano (oggetto che non è nient’altro che un tablet), capirete che il mondo di The Legend of Zelda: Breath of the Wild è praticamente sterminato ma soprattutto affrontabile in totale libertà. Potete scalare qualsiasi parete rocciosa, albero, torre, casa, (qualcuno ha detto Assassin’s Creed?) così come potrete spostarvi planando con la Paravela, correndo come dei maratoneti oppure addomesticando cavalli selvatici.

Un esemplare di Sacrario (più di 100) sparsi per le terre di Hyrule

Per non parlare poi dei nuovi dungeon, sostituiti dai Sacrari. Essi non sono altro che dei dungeon “destrutturati”: non più pochi ma complessi bensì tanti (più di 100) di dimensioni ridotte e infarciti di enigmi di varia natura.
Ma non finisce qui: ogni aspetto del gioco è approcciabile nei modi più variegati e personali possibili. A voi la scelta. Ripeto, vi sentirete sempre più smarriti perché la domanda che vi attanaglierà l’animo durante il gioco sarà sempre la stessa: “E adesso dove vado? Cosa faccio?

E adesso che si fa? Scalo l’albero? Lo taglio? Lo faccio esplodere? Lo brucio?

Già, perché The Legend of Zelda: Breath of the Wild è quasi del tutto privo di istruzioni, o meglio, sono ridotte all’osso. Ogni personaggio che incontrerete vi dirà qualcosa, giusto un accenno di informazioni utili per procedere nel gioco. Per il resto, verrete dati totalmente in pasto allo smarrimento. Per carità, a qualcuno potrebbe piacere. Altri invece rischieranno di non concludere nulla proprio in seguito a questa liberà quasi sconsiderata.
Molti hanno gridato al miracolo e parzialmente concordo. Il free roaming così spinto non è una novità, titoli come Skyrim o The Witcher (così come tanti altri) hanno fatto di questo genere un vero e proprio marchio di fabbrica. Perché allora stupisce così tanto se applicato a un gioco come The Legend of Zelda? Semplice: è la prima volta che il filo rosso che unisce tutti i capitoli della saga crea un cerchio perfetto, collegando il primo episodio del 1987 a quello odierno.

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Una diapositiva che mostra una piccolissima porzione di Hyrule

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