Nel 1992 fu battezzato Fire Emblem Gaiden, oggi si chiama Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia. Ebbene sì, il nuovo capitolo dell’apprezzato strategico di Nintendo – in arrivo in Europa il 19 maggio – altro non è che un remake, un remake decisamente atipico. Normalmente infatti i bersagli prediletti di queste operazioni nostalgia sono titoli apprezzatissimi dai fan e dalla critica, giochi che non hanno praticamente bisogno di nessun aiuto per poter vendere e che vengono ricordati sempre con un sorriso stampato sul volto dai giocatori meno giovani. Questo però non è il caso di Fire Emblem Gaiden.

All’epoca il gioco fu considerato una specie di esperimento, un tentativo di allontanarsi dai suoi predecessori per trovare una propria strada ed una propria identità. Il risultato però non fu proprio dei migliori, tanto da trasformare il capitolo in una sorta di pecora nera della serie. Stupisce così la scelta di Nintendo di puntare proprio su questo episodio zoppicante piuttosto che su qualche pietra miliare, ma non fatevi ingannare: a conti fatti Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia si è rivelato comunque un ottimo titolo. Vi spiego perché.

Ognuno per la sua strada

Vi ricordate le tipiche gelosie dell’infanzia? Quelle caratterizzate da “Io voglio stare in squadra con te“, “Ma con me non giochi più” e “Lui/Lei non mi piace, non lo voglio con noi“? Shadows of Valentia comincia più o meno così. Dopo pochi minuti infatti saremo catapultati in un piccolo villaggio dove un gruppo di bambini si confronta su quel che sta accadendo: da quando è arrivata Celica, il loro amico Alm sembra essersi scordato di loro. Una situazione tipica che vi aiuta però a capire i legami tra i vari personaggi, inclusi proprio i due protagonisti: Alm e Celica.

Il primo è il nipote di Mycen, indimenticato eroe del regno di Zofia, la seconda invece è rimasta orfana e da qualche tempo si è trasferita proprio a casa del cavaliere. Purtroppo però le corse per i prati e i momenti di sano divertimento stanno per finire: per proteggere l’identità di Celica, Mycen è costretta ad allontanarla da Alm.

La guerra tra il regno di Zofia e quello di Rigel – responsabile della separazione dei due bambini – sarà l’elemento che consentirà ai due ragazzi, ormai cresciuti e cambiati, di ritrovarsi. Attenzione però: ciò non significa che combatteranno sullo stesso fronte. Al contrario, i due giovani eroi opteranno per approcci diversi, dandovi così la possibilità di guidare contemporaneamente due schieramenti.

Il vecchio…

Shadows of Valentia non tradisce le sue origini. Di base quindi ci troveremo di fronte ad uno strategico a turni dove non solo controllerete uno dei protagonisti, ma anche tutto il resto della truppa, inclusi arcieri, cavalieri e maghi. A voi spetterà quindi il compito di posizionare con cura i vostri soldati per riuscire a vincere la battaglia.

Due le modalità di gioco previste: una dedicata ai più esperti e una invece pensata per i neofiti o per coloro che preferiscono godersi la storia senza preoccuparsi troppo del lato più tattico del gioco. La differenza tra le due è una sola: quella classica prevede la morte permanente dei personaggi deceduti sul campo di battaglia, mentre quella facilitata vi consente di ritrovare i vostri amici al turno successivo.

…  e il nuovo

L’apparenza però inganna. Tante infatti sono le novità introdotte con questo capitolo, a partire dall’eliminazione del triangolo delle armi. Tradizionalmente infatti le strategie utilizzate in battaglia dovevano tenere conto di una regola molto semplice: la spada batte l’ascia, l’ascia batte la lancia e la lancia batte la spada. Una decisione sicuramente dettata dalla voglia di rendere il titolo più semplice e quindi più appetibile anche ai neofiti ma capace probabilmente di far storcere il naso ai giocatori più esperti.

La situazione delle unità di terra però non viene modificata solo dal mancato utilizzo del triangolo delle armi. Ora infatti lance, spade e affini non si consumano più, il che significa che non avrete l’onere di sostituirle una volta danneggiate. I vostri soldati quindi combatteranno esclusivamente con una sola arma, a meno che non riusciate a trovare un oggetto dello stesso tipo con cui sostituirla, oggetto che permetterà al personaggio che lo equipaggia di sviluppare nuove abilità.

Fortunatamente a rendere tutto un po’ più interessante ci pensano gli arcieri. Quest’ultimi infatti hanno sì mantenuto le caratteristiche presenti negli altri episodi della saga, come la superiorità rispetto alle unità volanti e l’intrinseca debolezza di fronte alle unità di mischia, ma hanno sviluppato anche una nuova abilità: ora i soldati muniti di arco possono infatti attaccare e contrattaccare i giocatori situati nella casella adiacente, senza quindi essere obbligati ad indietreggiare per fare la propria mossa.

Il vento del cambiamento ha stravolgo anche i maghi, che ora attingono dai loro stessi punti vita per formulare gli incantesimi; la stessa cosa accade per i sacerdoti, ma con una piccola differenza: la magia Nosferatu consente loro di rigenerare i propri punti vita, a patto ovviamente che l’attacco vada a segno.

L’ultima novità di cui voglio parlarvi riguarda i dungeon. Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia introduce infatti l’esplorazione di misteriosi sotterranei, esplorazione che avverrà in terza persona proprio come accade nei più classici giochi di ruolo. Non aspettatevi però nulla di complicato: queste aree vi ruberanno solo una manciata di minuti e vi permetteranno di lanciarvi in scontri normalmente molto brevi. Insomma, niente di rivoluzionario, ma sicuramente un’apprezzata ventata d’aria fresca.

Conta l’istinto

Dal punto di vista tecnico è difficile trovare a Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia qualche difetto. Il gioco offre un buon livello di dettaglio, un comparto sonoro coinvolgente e dialoghi in inglese interamente sottotitolati in italiano.

Due elementi però ci hanno fatto storcere un po’ il naso: le chiacchiere da bar e le mappe. No, tranquilli, con “chiacchiere da bar” non intendo dire che i personaggi vanno alla taverna periodicamente. Il gioco però vi consente di scambiare qualche parola su argomenti più o meno interessanti con gli altri personaggi, peccato che questo accada anche sul campo di battaglia. Vi troverete così combattuti tra la voglia di sapere cos’avranno mai da dirsi due combattenti e quella invece di spostare i vostri guerrieri in maniera strategicamente sensata.

Le mappe invece le ho trovato poco ispirate, caratterizzate spesso da spazi molto aperti o da corridoi ad imbuto che limitano il posizionamento dei vari combattenti, mettendovi quindi un po’ in difficoltà. In generale poi risultano spesso poco varie e soprattutto poco adatte a sfruttare le caratteristiche delle varie unità.

Messi però da parte questi difetti, Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia è comunque un buon titolo, capace di tenervi impegnati per ore per poter scoprire quale destino attende Alm e Celica. Non aspettatevi però qualcosa di immensamente complicato. Il gioco infatti sembra aver sacrificato buona parte del suo lato strategico per riuscire a conquistare nuovi giocatori, giocatori a cui spesso verrà chiesto di agire più per istinto che per tattica.

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