[E3 2017] Transference: hands-on del nuovo titolo VR targato Ubisoft


Durante lE3 2017 di Los Angeles ho avuto modo di provare con mano Transference, la nuova IP in realtà virtuale sviluppata Ubisoft Montreal con la collaborazione di SpectreVision, la società di produzione cinematografica capitanata da Elijah Wood (creative director), Daniel Noah e John C. Waller.

Il gioco si prefigura come un thriller psicologico dai toni cupi ambientato agli inizi degli anni 2000. In Transference, il confine tra videogioco e film è davvero sottilissimo; questo avviene trazie anche all’utilizzo del visore VR.

Transference è un titolo in cui tutto ciò che conta (più che il gameplay) è la trama. Non si è ben capito di cosa si tratti: per stessa ammissione degli sviluppatori ciò che abbiamo visto non è la forma finale del gioco e, probabilmente, alcune delle cose che abbiamo visto in-game potrebbero non esserci proprio nella versione finale come ad esempio i salti temporali).

transference hands-onAppena entrata nello stanzino per l’hands-on di Transference, sono stata accolta da due sviluppatori che mi hanno chiesto di firmare un foglio, invitandomi a partecipare ad un esperimento completamente sicuro, non avevo nulla da temere.
Prima di indossare il visore mi fanno vedere un filmato. A schermo compare un ricercatore che mi dice che sono stata scelta per partecipare ad una sperimentazione tecnologica che mi permetterà di rivivere i ricordi e le memorie di persone che soffrono di disturbo post traumatico da stress. Nel mio caso, dovrò rivivere la ricostruzione digitale della mente di Walter.

transference hands-onQuello che ho capito è che lo scopo del gioco è quello di svelare i segreti di una casa che nasconde una verità corrotta e che ogni scelta presa dal giocatore avrà diverse importanti conseguenze e andrà ad influire sul destino della famiglia stessa.

Una volta indossato il visore Oculus Rift mi ritrovo in una casa buia illuminata da neon colorati ultrasaturi e caratterizzata da una grafica molto minimalista – a tratti onirica – che ricorda quella di Life is Strange.
Sembra di essere in un horror ma in realtà proverete una semplice sensazione di disturbo, vorrete togliervi il visore. Io volevo togliermelo perché dopo i primi quattro passi in casa la motion sickness ha attentato alla mia vita. Ma fa niente, ho cercato di resistere perché quello che stavo vedendo era terribilmente affascinante. Ero nei primi anni Novanta, in una casa totalmente abbandonata a se stessa, piatti sporchi con insetti vari, sporcizia ovunque, disordine e decadenza in ogni angolo. Capisco che posso interagire con degli oggetti e grazie ad essi fare dei salti temporali.

Prendo quindi una chiave nel passato, mi catapulto nel futuro (anni 2000) e apro una porta che prima non c’era. Insomma una bella confusione con pochissime indicazioni (nella versione finale le indicazioni ci saranno). Questo stato di abbandono, sia della casa che del giocatore, porta ad andare in esplorazione il più possibile, attraverso movimenti lenti e decisamente disturbanti.

Nella casa incontro un bambino (di cui non so nulla) e un tizio armato fino ai denti (presumibilmente Walter). Interagisco poco con essi, anzi: l’unica volta che interagisco con Walter, faccio una fine terribile.

Ovviamente non vi sto a raccontare come finisce la demo, ma sappiate che per ora ciò che abbiamo provato di Transference ci piace. Tenetelo d’occhio perché sembra decisamente interessante. Nulla di innovativo, ma sicuramente ben realizzato.

Vorrei rassicurare quelli che, come me, soffrono di motion sickness: il titolo sarà giocabile anche senza visore. Meno male.

Transference sarà disponibile nella primavera del 2018 per PlayStation VR, Oculus Rift e HTC Vive, ma anche per Playstation 4, i dispositivi della famiglia Xbox One e Windows PC.


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