Negli ultimi anni si è sempre più diffusa una categoria di giochi accomunata dal mood artistico e spirituale che ha coinvolto molto il pubblico videoludico. Parliamo di quella frangia di giochi che ha visto il suo exploit con Journey e che poi si è delineata sempre di più, aumentando di volta in volta le aspettative dei giocatori.

Ecco perché, inizialmente, recensire RiME non è stato facile. Atmosfere idilliache, momenti di riflessione, attenzione artistica superba si sono scontrate con le alte aspettative che noi giocatori ci siamo fatti negli anni verso questo tipo di titoli.

Sarà riuscito il nuovo prodotto di Tequila Works a differenziarsi o finirà nell’oblio per mancanza di originalità? Venite a scoprirlo nella nostra recensione.

Un moderno piccolo principe

Il modo in cui RiME ci introduce al gioco è abilmente pensato, un’introduzione cadenzata, ritmata, timida ed una trama quasi evanescente, delicata, che solo con un attento sguardo si riesce a percepire.

La nostra attenzione si apre su una candida spiaggia dorata in cui un piccolo naufrago sta appena riprendendo i sensi: si tratta di un bambino di cui non conosciamo né il passato né il nome. Le nostre uniche capacità saranno quelle di emettere una voce squillante, capace di attivare meccanismi, saltare e rotolare – proprio come un ragazzino di quell’età saprebbe fare. Tutto il resto è abbandonato a noi stessi: ci ritroveremo a girovagare per un’isola popolata solo di animali innocui – cinghiali per lo più – con un ciclo giorno-notte perfettamente integrato nel gameplay ed artisticamente ben riuscito.

Non avremo indicazioni su cosa fare o come, se non la guida fedele di una volpe, facilmente addomesticata dal nostro protagonista che non può che farci subito pensare all’eccellente capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry: Il Piccolo Principe. E il nostro protagonista è, in fin dei conti, un piccolo principe, abbandonato nella sua isola ed accompagnato solo dalla sua amica volpe e dal cadenzarsi dei giorni che passano. E come il protagonista del racconto, il nostro personaggio affronterà un viaggio, interiore e fisico, verso qualcosa di oscuro ma allo stesso tempo anche onirico: la propria fanciullezza.

Un’isola camaleontica

Ma il tema del viaggio non sarà solo figurato o relegato al nostro protagonista. La stessa isola che esploreremo si trasformerà, mostrando panorami ed ambientazioni sempre diverse, modificandosi in maniera simbiotica con noi.

Sarà un’esplorazione senza fine. Potremo visitare ogni angolo emerso e non, tuffarci a capofitto nelle acque cristalline, percorrere torri altissime dall’architettura definita, o rifugiarci in grotte ombrose al riparo dal caldo del deserto. E nella nostra avventura potremo proseguire solamente usando la nostra intelligenza e risolvendo gli enigmi ambientali che l’isola ci proporrà, degli enigmi essenziali nella loro composizione ma mai elementari. E in questo ambiente metamorfico le uniche regole vigenti sono quelle dell’immaginazione di un bambino, in cui fisica e magia si fondo insieme. Ed è per questo che basterà circoscrivere delle forme con il proprio sguardo per far aprire magicamente delle porte. Perchè come dei moderni peter pan: “Se possiamo sognarlo, possiamo farlo“.

La candida ed innocente fanciullezza

“È dentro di noi un fanciullino che non solo ha brividi, […] ma lacrime ancora e tripudi suoi” scriveva Pascoli nei suoi Pensieri e Discorsi, ed è come se, per un momento, fondessimo insieme letteratura e game design. Perché con RiME torniamo in qualche modo bambini, impariamo ad usare la più potente delle nostre abilità: la voce. Anche di fronte ai pericoli più minacciosi impareremo a non usare lo scontro, perché semplicemente non ce ne sarà bisogno.

Ci caleremo in un’isola dai colori pastello e con una palette di colori calma e rilassante, accompagnati da una colonna sonora in linea con lo stile del gioco: riflessiva, gioiosa nei momenti della scoperta e cauta e inquieta durante i pericoli più impervi. E gli stessi enigmi che incontreremo non saranno altro che una metafora delle infinite difficoltà che incontreremo nella vita, insormontabili a prima vista ma che con il passare del tempo diventano sempre più piccole. E’ dunque questo quello che Tequila Works ha partorito dopo anni di gestazione, un figlio candido e innocente, a volte forse anche un po’ grezzo e bisognoso di rifiniture – come dimostrano alcuni bug insistenti e il gameplay a volte un po’ macchinoso e poco fluido – ma incredibilmente coinvolgente con la sua sincerità.

RiME è attualmente disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC. Lo avete provato?

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