Ieri sul Kotaku è apparso un articolo molto interessante ma nel contempo preoccupante.

Jennifer Hepler è una writer di Bioware e ha lavorato su titoli quali Dragon Age: Origins, Dragon Age II e Star Wars: The Old Republic.

Da qualche giorno sta cercando di cancellare il suo profilo Twitter a causa di una sua intervista risalente al 2006.

All’inizio di febbraio un utente ha pubblicato su Riddit (sito di social news su cui gli utenti possono postare link di pagine presenti su internet) un post dall’orribile titolo: Questa donna è il cancro che sta uccidendo Bioware (This women is the cancer that is killing Bioware). Il post conteneva uno screenshot del forum di Bioware con degli spezzoni di questa intervista, molto rimaneggiati. Parlo al passato perché i moderatori hanno provveduto, ovviamente, a cancellare il post in quanto violava la “Reddiquette”.

Il link originale dell’intervista è stato cancellato ma potete trovarlo qui in una versione di archivio.

Vi incollo la parte “incriminata”.

What is your least favorite thing about working in the industry?

Playing the games. This is probably a terrible thing to admit, but it has definitely been the single most difficult thing for me. I came into the job out of a love of writing, not a love of playing games. While I enjoy the interactive aspects of gaming, if a game doesn’t have a good story, it’s very hard for me to get interested in playing it. Similarly, I’m really terrible at so many things which most games use incessantly – I have awful hand-eye coordination, I don’t like tactics, I don’t like fighting, I don’t like keeping track of inventory, and I can’t read a game map to save my life. This makes it very difficult for me to play to the myriad games I really should be keeping up on as our competition.

And with a baby on the way in a few months, my minimal free time (which makes it impossible for me to finish a big RPG in less than six months already), will disappear entirely. If there was a fast-forward feature on games which would let me easily review the writing and stories and skip the features that I find more frustrating than fun, I’d find it much easier to keep abreast of what’s happening in the field.

If you could tell developers of games to make sure to put one thing in games to appeal to a broader audience which includes women, what would that one thing be? 

[…]

The biggest objection is usually that skipping the fight scenes would make the game so much shorter, but to me, that’s the biggest perk. If you’re a woman, especially a mother, with dinner to prepare, kids’ homework to help with, and a lot of other demands on your time, you don’t need a game to be 100 hours long to hold your interest – especially if those 100 hours are primarily doing things you don’t enjoy. A fast forward button would give all players – not just women – the same options that we have with books or DVDs – to skim past the parts we don’t like and savor the ones we do. Over and over, women complain that they don’t like violence, or they don’t enjoy difficult and vertigo-inducing gameplay, yet this simple feature hasn’t been tried on any game I know of. 

[…]

Non vi traduco tutta l’intervista. La parte saliente è quando le viene chiesto quale sia la cosa che le piace di meno del suo lavoro. Hepler risponde: giocare ai videogiochi.

Propone, infatti, di aggiungere un opzione per poter saltare la parte dei combattimenti proprio come si skippano i filmati.

Diciamocela tutta, a questa ragazza i videogiochi non piacciono proprio; le piace fare il suo lavoro, cioè scrivere testi e dialoghi. Ma skippare totalmente le battaglie mi sembra un’assurdità. A questo punto non stiamo parlando più di videogiochi, diventerebbe film oppure graphic novel.

Non sono d’accordo con quello che dice perché il piacere del videogioco sta proprio nel giocare e godersi l’avventura. Il videogioco è storia, dialoghi, personaggi, soundtrack e combattimenti.

Nell’intervista dice anche che giocare per 100 ore, facendo qualcosa che non la diverte, non fa per lei.

Sì, solitamente un gioco longevo arriva a durare fino a 100 ore complessivamente, comprese però le side-quest. Se ci si accontenta di giocare solo alla storia principale, allora le ore si riducono drasticamente. A quel punto anche una “mamma impegnata come lei” se la può cavare.

Mi sembra solo una scusa per dire che non ama affatto i videogiochi.

Sinceramente, definirla Cancro, Alga, Pestilenza e tanto altro, non porta a nulla.

Questa rabbia incondizionata che è esplosa sul web mi sembra esagerata. Questi utenti arrabbiati e indignati non conoscono proprio l’educazione.

Ognuno è libero di esprimere la sua opinione. Jennifer Hepler non è stata maleducata, ha espresso un parere, magari non condivisibile. E’ stata ripagata con tonnellate di insulti, tanto da indurla a cancellare il suo profilo Twitter.

Questi commenti non sono piaciuti affatto all’azienda, tanto da spingere Aaryn Flynn, general manager di Bioware, ad accorrere in difesa della sua dipendente, direttamente su Twitter, nella maniera meno PR-friendly che abbia mai visto…

Risposte Twitter di Aaryn Flynn (General Manager di Bioware)

 

Fonte: Kotaku