Cosa vi viene in mente se nomino il nome di Xinghan Chen? Niente suppongo. Vi voglio dare un aiutino: il suo nome d’arte è Jenova Chen. Un giovane ragazzo cinese, che dopo la laurea nella sua città natale, Shanghai, nel 2003 si trasferisce dall’altra parte dell’oceano, in California, per  realizzare il suo personalissimo sogno americano.

Dalla mente del giovane Jenova Chen, direttore creativo di Thatvideogamecompany, nasce Journey: un gioco non-gioco che concentra tutta la sua essenza nelle emozioni che riesce a infondere nel giocatore. Anzi no, non mi piace definirlo giocatore bensì spettatore. Si, perché questo è uno spettacolo interattivo. Un viaggio vissuto attraverso il corpo e lo sguardo di uno sconosciuto, verso una meta altrettanto ignota.

Tutto inizia e si sviluppa all’interno di un’area desertica, ma attenti, quel deserto sabbioso e infinito assumerà molteplici forme fino a farvi credere di trovarvi negli abissi marini. L’avatar che impersoneremo è una creatura eterea, esile e senza tempo. Di lui non sappiamo nulla. Non siamo sicuri nemmeno che abbia un sesso. Ha indosso un mantello che somiglia lontanamente all’abbigliamento dei beduini nel deserto del Sahara. Solo i suoi occhi saranno alla nostra portata. La missione? Nessuno ci potrà spiegare quale sia, Jenova Chen e il suo team vogliono che i nostri sensi si liberino. La nostra guida non sarà un banalissimo tutorial, ma l’istinto e l’immaginazione. Quindi ricapitolando: un personaggio misterioso, un deserto misterioso e laggiù la cima di una montagna. Verso quella cima il nostro avatar rivolge perennemente lo sguardo, è quello il suo pensiero  e ben presto diventerà anche il nostro. Il nostro istinto ci dice che il cammino sarà verso quella montagna dalla cima lucente, quasi come fosse un paradiso in terra. Seguiamo la luce.

Lui, lo voglio chiamare così d’ora in poi, si muove a fatica attraverso il deserto. Sabbia rossa, cielo rovente. L’istino è stato già liberato, ora tocca alla vista. Godetevi questo spettacolo di colori caldi e avvolgenti perché, nonostante le apparenze, tra poco tutto cambierà. Come vi dicevo, non tutto è quello che sembra. Sappiate che si trasformerà in acqua, pur rimanendo sempre sabbia. Vi sembrerà di fare surf su un mare sterminato. Quei minuscoli granellini, grazie ai magnifici effetti di luce, si trasformeranno in gocce fino a formare un oceano. Affascinante, no? Ma non è tutto. L’assenza di luce farà nuovamente cambiare faccia a questo deserto muta-forma fino a farvi credere di essere immersi nelle profondità dell’oceano.
Spiegarlo a parole non è particolarmente semplice, va vissuto per poter essere goduto appieno.

Girovagando per il deserto vi imbattere in alcune maestose rovine, costruite probabilmente da un’antica civiltà di cui ovviamente non sappiamo nulla. Probabilmente antica quanto il tempo stesso, florida e splendente. Lui, forse, ne faceva parte… forse è l’unico superstite. Forse.
Le Cattedrali nel deserto che si ergono in ogni dove vi lasceranno indubbiamente a bocca aperta. Mentre passerete oltre, la mente inizierà a chiedersi: “chi?”, “perché?”, “quando?”.

Proprio quando avrete risvegliato l’istinto, la vista e la mente, le vostre orecchie inizieranno ad udire qualcosa che vi porterà in un altro luogo. Vi dimenticherete di essere seduti sul vostro comodo divano. Una colonna sonora, quella di Austin Wintory, che si addice a un viaggio come questo, un crescendo di emozioni che culmineranno in un esplosione e che vi lasceranno, purtroppo o per fortuna, con tante domande.

Ci sarebbe da spendere anche qualche parola per il gameplay: inesistente. Tasti direzionali, sixaxis, X e O. Tutto qui. Lui ha poche abilità ma forse è questo il suo punto di forza. Comandi semplici, corsa, salto (quando gli è permesso) e la possibilità di emetter un suono, composto da una sola nota, grazie alla quale “risveglieremo” dei luoghi. Solo così potremo farci strada verso la tanto agognata montagna.

Un film di sole 2 ore e mezza circa, 12,99 euro. Quasi come andare al cinema, anzi no, molto meglio. La passività di un film qui non esiste. Non c’è troppa azione ma nemmeno troppa poca. Il giusto equilibrio.

Jenova Chen ha voluto che questo gioco fosse per tutti in modo che potesse incontrare i gusti di diverse culture come per esempio quella cinese e quella americana (le sue due patrie). Due luoghi così lontani fisicamente e culturalmente che però possono essere uniti attraverso la forza delle immagini e delle sensazioni.
Niente parole, una storia da ricostruire solo grazie al nostro intelletto e al nostro retaggio culturale. Non tutti avranno visto le stesse cose in questo titolo. Qualcuno magari non avrà visto nulla se non un po’ di noia e un po’ di soldi spesi.

Io ve lo consiglio vivamente, potreste scoprire qualcosa di nuovo.