Sono passati pochi giorni da quando vi ho raccontato Project Fiona augurandomi che Razer si inventasse qualcosa per riuscire a stupire e a conquistare gli utenti, senza limitarsi a quello che avevo chiamato “esercizio di stile”. Ed eccola qua, l’azienda statunitense, con il suo Edge, nome ufficiale del suo gaming tablet che è diventato realtà al CES 2013. Una nuova piattaforma che prende vita e sbarca sul mercato, ma non è l’unica.

Il 2013 sembra l’anno delle console alternative che vedono la luce grazie a noti marchi, ma anche al contributo degli utenti, considerando i progetti che hanno preso il via sfruttando l’ormai sempre più famoso Kickstarter.

Cominciamo proprio da qui. Da Kickstarter e da OUYA e GameStick. Del primo avrete sentito già parlare parecchio visto che sono passati diversi mesi dalla raccolta fondi, abbastanza da permettere a Julie Uhrman e al suo team di realizzare le prime console destinate agli sviluppatori.

OUYA è una console open source, ossia progettata per essere modificata tanto nel software quanto nell’hardware. Basta veramente poco infatti per aprirla e modificarne i componenti, così come non serve essere geni per mettere mano ad Android, il software alla base di questo prodotto. Insomma, una console per tutti, a partire dal prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello dei concorrenti (99 $), ma soprattutto dal punto di vista dello sviluppo.

OUYA è un piccolo cubo con un controller (orrendo), nato con l’intento di sfruttare il nostro televisore per il gaming senza aver bisogno di costose console e giochi dai prezzi sempre più discutibili. Una sorta di democratizzazione del videogioco. Una democratizzazione che dal mio punto di vista non ha senso e il motivo ve lo spiego immediatamente. Questa console casalinga imita le più famose nel funzionamento: la attacchiamo ad un televisore e giochiamo. Ma a cosa? Angry Birds su un 40″? O un NOVA 3 che fa una magnifica figura su un tablet, ma che sul divano di casa ci farà piangere lacrime amare pensando a quanto sarebbe stato meglio avere un Halo o un Mass Effect? Supponiamo che lo sviluppo vada oltre e che i giochi per OUYA si diffondano diventando sempre più numerosi. Rimane un vincolo: Android. Anzi, ne rimangono due perché un videogame, uno di quelli meritevoli di essere giocati, non nasce dal nulla, nasce da un buon team e da buoni finanziamenti. L’impresa quindi sarebbe dare vita a titoli interessanti (non solo per grafica) mantenendo bassi i costi. Non è una sfida semplice.

Immaginatevi sul vostro divano, con del tempo libero da spendere e la tv a vostra disposizione. Attaccate la Xbox 360/PS3/Wii/Wii U di casa oppure scegliete l’open source? Ora come ora la scelta è tutt’altro che difficile, non trovate?

Ah sì, la portabilità. Andate in vacanza e potete comodamente portarvela dietro visto che occupa meno spazio dell’orrendo controller (sì, proprio mi disturba quel pad). A quel punto però sarebbe più comodo GameStick, che purtroppo per voi potrebbe rimanere un miraggio visto che dopo aver esordito su Kickstarter ed essere balzato agli onori della cronaca per la capacità di racchiudere una “console” in una piccola chiavetta usb, riponibile all’interno del sempre inguardabile controller, il progetto è stato rimosso, almeno temporaneamente, a causa di una violazione di copyright legata ad uno dei giochi mostrati in un video dimostrativo.

GameStick è l’essenza della portabilità, il che lo rende un po’ più sensato di OUYA: si tratta di nuovo di Android, con tutta la potenza dei giochi del Play Store (almeno parlando di numeri), a cui si aggiunge la collaborazione con alcuni studios interessanti come Madfinger, Hutch e Disney. Peccato per l’interfaccia che ricorda spaventosamente quella di Xbox. Una caduta di stile per un progetto che ha la presunzione di rivoluzionare il mercato. Il prezzo è ovviamente inferiore (69 $) al suo più diretto concorrente, ma anche qui l’investimento pare senza senso. Insomma, considerando le premesse, potremmo ottenere tutti il medesimo risultato con un buon mirroring da smartphone.

Ma non di solo Kickstarter si vive! Il business delle nuove piattaforme aveva già contagiato Razer con il suo Project Fiona, come vi accennavo all’inizio. Il progetto dell’azienda americana è diventato finalmente realtà, ha preso il nome di Edge, ha perso i fastidiosi controller laterali, che ora sono facilmente removibili, e ha guadagnato una tastiera. Adesso abbiamo un tablet con cui giocare, da usare per lo svago e persino per il lavoro, con l’accesso completo a Windows 8, alle sue applicazioni e ad ogni gioco per pc che decideremo di installare.

Rimane un’ultima domanda: e il prezzo? Neanche troppo elevato: 999 dollari per la versione con processore Intel Core i5, 4 Gb di RAM e hard disk SSD da 64 Gb e 1299 per quella con Intel Core i7, 8 Gb di RAM e un hard disk da 128 Gb. Rimane il fatto che a questo punto conviene prendere un Alienware, soprattutto considerando che la tastiera verrà a costarvi altri 200 dollari, ma per lo meno Razer ha rivisto un po’ il prezzo aggiungendo qualche funzionalità interessante. Non abbastanza da farmi ricredere sull’utilità del prodotto ovviamente.

Ma Edge non è stata l’unica piattaforma di gaming che si è distinta al CES 2013. Quella che ha stupito davvero, più in negativo che in positivo ad essere onesti, è stata Nvidia con il suo Project Shield. L’intento, neanche troppo nascosto, è ovviamente quello di competere con Playstation Vita, che stenta a decollare, e Nintendo 3DS. L’ambizioso progetto dell’azienda californiana somiglia molto al controller di una 360, monta Android, nasconde un Tegra 4 sotto il cofano e ha uno schermo da 5 pollici, oltre alle porte HDMI e micro-USB, ad un’entrata micro-SD, ad un’ uscita audio mini-jack da 3,5 mm e a due speaker. Visivamente il risultato è… osceno.

Quello che Shield offre di interessante è la compatibilità con i giochi per PC. Mi spiego meglio. La console portatile può essere collegata ad un HDTV per poter visualizzare i videogames in streaming, a patto però che il pc responsabile dell’elaborazione monti una GeForce GTX 650 o superiore. Anche qui il dubbio sorge spontaneo: se posso giocare con il pc, perché devo sacrificare la vista su un mini-schermo con in pano un pad ingombrante?

Il 2013 sembra quindi l’anno in cui tutti hanno deciso di buttarsi nel gaming, ma i risultati fino ad ora stentano a convincere. Per giunta non si ancora niente delle next-gen di Sony e Microsoft, che potrebbero facilmente far piangere lacrime amare a tutti coloro che stanno cercando di entrare in questo mercato grazie ad un hardware indubbiamente superiore, ad una solida basa per quanto riguarda il software, compreso l’online, e ad una line-up che potrebbe far impallidire qualsiasi titolo presentato per le console “alternative” che stiamo vedendo in questi ultimi mesi. Aspettiamo quindi che le grandi facciano la loro mossa, mentre le nuove arrivate sgomitano per conquistare gli utenti.