Qual è il più famoso retro-game che vede come protagoniste le rane? Ovvio, direte voi: Frogger, sviluppato da Konami e distribuito nel 1981 da Sega/Gremlin.
Va bene, Frogger è un classico, siamo d’accordo… ma l’anno successivo anche Mattel fece uscire un gioco dove comparivano i simpatici animaletti verdi: Frog and Flies.
Guarda caso questo era uno dei famosi titoli contenuti nella mia stupenda cartuccia 32 in 1 per Atari 2600, insieme a Pitfall, Sneek and Peek e molti altri di cui un giorno forse vi parlerò. Ecco perchè, nonostante la sua grafica altamente pixellosa, è rimasto uno dei miei ricordi più cari.

Ma procediamo con ordine. Nel 1978 Sega/Gremlin (sì, sempre gli stessi di Frogger, dovevano proprio andare pazzi per le rane questi…) distribuì Frogs.
Per dovere di cronaca diciamo due parole su Gremlin Industries, adesso sconosciuta, anche se all’epoca era un noto produttore di arcade games di San Diego. Per un breve periodo di tempo questa casa californiana collaborò con Sega, ma poi divenne una delle tante vittime del crollo dei videogiochi del 1983 e chiuse definitivamente i battenti nel 1984.
Nel cabinato di Frogs, una rana bianca saltava da una ninfea all’altra, cercando di catturare i vari insetti che popolavano lo stagno: mosche, farfalle, libellule, ecc. Lo sfondo del gioco era statico, e la grafica generata dal computer veniva proiettata sul monitor verso il giocatore attraverso uno specchio ad un angolo di circa 45° gradi.
Era evidente che si potesse fare di meglio e, quando i tempi furono maturi, ecco giungere all’orizzonte Frog and Flies (e l’equivalente Frog Bog creato da Mattel per il sistema Intellivision), che mantenne lo stesso game-play di Frogs, ma aggiungendo un’altra rana.

Il gioco inizia di mattina, con un cielo azzurro e le due rane, una rossa ed una verde, adagiate sulle rispettive foglie. Il compito del giocatore è facilmente intuibile: far saltare la sua rana da una foglia all’altra, per 3 minuti, al fine di sfamarla con il maggior numero di mosche in volo sopra di lei. Ogni insetto vale due punti.

Nel gioco sono presenti due livelli di difficoltà: in quello più semplice la nostra piccola ranocchietta balza da una foglia all’altra seguendo una traiettoria fissata ed estraendo la sua lunga lingua quando si trova in prossimità della vittima designata.

Nell’altro invece, è il giocatore stesso a stabilire la direzione e la profondità dell’arco descritto dal suo salto. La maggior libertà di movimento implica il rischio di finire in acqua, con la conseguente perdita di tempo prezioso impiegato nel ritornare sopra la foglia. In questo caso, quindi, contano molto le nostre capacità di manovrare il joystick; la rana riuscirà a papparsi la sfortunata preda soltanto se si troverà nel posto giusto al momento giusto.

Ovviamente la sfida diventa più avvincente giocando in due ma, anche se siamo da soli, il sistema in pochi secondi prende automaticamente il controllo della rana rossa e vi dico, per esperienza personale, che il divertimento è ugualmente assicurato.
Allo scadere del tempo a nostra disposizione, possiamo accorgerci che anche la giornata nello stagno sta volgendo al termine, con il cielo che si è lentamente trasformato in una tonalità più scura di blu, ed infine nel nero del buio della notte.
Le due rane lasciano lo schermo, ed una lucciola ci viene incontro con il messaggio “The End”.

Con la sua disarmante semplicità, Frogs and Flies riusciva a conquistarti per ore. Se iniziavi a giocarci di giorno, finivi inevitabilmente per rimanere attaccato allo schermo fino a sera, anche se sembravano esser passati solo una manciata di minuti!
A questo proposito voglio porvi una domanda da tipica gamer nostalgica. Secondo voi, come mai alcuni titoli di trent’anni fa riescono ancora ad essere migliori di molti giochi di oggi?