Il social gaming non è per tutti. E no, non sto solo parlando degli utenti. Ci sono vari livelli di social gaming e, a modo loro, tutti i multiplayer sanno essere un po’ sociali, ma il problema nasce laddove il gioco comunitario non diventa propriamente una scelta.  Diciamo pure laddove somiglia più a un obbligo. Ma facciamo un passo indietro.

In principio era Facebook. Perché sì, diciamocelo, è colpa di Zuckerberg se hanno cominciato a spopolare quei giochini che richiedono la collaborazione tra gli utenti per potersi godere al meglio l’esperienza di gioco. Il precursore è lei, l’app più odiata da ogni buon utente, il dramma di ogni figlio: FarmVille. Prima del suo strabiliante successo pochi erano riusciti ad affermarsi allo stesso modo, ma dopo è stato un proliferare di cloni di ogni tipo che vanno dalla guerra tra bande all’addestramento di cuccioli da guerra.

Il passo successivo è venuto con gli smartphone che hanno dato il via alla smania di giocare con altri, competere con altri e, soprattutto, distruggere gli altri. Raramente è un aiutarsi, spesso è uno sfidarsi. In ogni caso però rimane onnipresente, sebbene declinata in tempi e modi diversi, la componente sociale.

Nel 2013, tra un Ruzzle e un FarmVille 2, è arrivato qualcosa che ha voluto spingere alla massima potenza tutto ciò che poteva essere spinto, compresa la componente social: SimCity. La differenza, per me che non sono amante di cose che implicano troppa interazione con gli esseri umani quando si tratta di gaming, era la prima parte del titolo “Sim”. Sono un’amante della prima ora dei diversi capitoli di The Sims con espansioni varie ed eventuali e di fronte ad un “ti regalo la chiave per la beta di SimCity” non ho resistito. Volevo provarlo e volevo poter controllare tutta una città invece di un singolo personaggio o di intere famiglie. Il brivido del potere supremo su decine di abitanti e una città immensa.

Purtroppo la realtà è sempre un po’ diversa dalle aspettative e questa, in particolare, si è rivelata deludente. Non fraintendetemi, non sto dicendo che sia un pessimo gioco e non valga i vostri soldi. Dipende, come sempre, dai vostri gusti videoludici. Quello che però mi ha lasciata basita è che gli sviluppatori di Maxis si sono scordati un elemento importanti: il gioco.

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SimCity nasce per essere giocato online, con altri, obbligati alla cooperazione con altre città perché la tua non ha in sé tutto ciò che serve al suo sostentamento. E se da un lato questo potrebbe essere affascinante perché finalmente la cooperazione con gli amici non è solo passiva, dall’altro diventa una maledizione per chiunque voglia esercitare un po’ di sano controllo sulle sue opere urbanistiche. Senza contare poi il grande limite: senza connessione non andate da nessuna parte. Vi troverete con un gioco da 50 euro che potete sfruttare solo attaccati alla vostra rete domestica (la chiavetta da usare on the go ve la sconsiglio vivamente a meno che non siate in possesso di un vero patrimonio n.d.r). Sì, è vero, alla fine è un gioco per pc e il computer di casa difficilmente non è attaccato ad internet, ma scordatevi di giocare nelle buie notti in cui piove a dirotto e la linea funziona male oppure sul treno con il vostro portatile.

La scelta di Maxis poi è stato oggetto di ulteriori critiche subito dopo il lancio del 7 marzo per un motivo decisamente comprensibile: i server non reggevano l’afflusso. Non solo obbligate gli utenti a giocare online, ma vi fate persino trovare impreparati! E non stiamo parlando di una società da poco che ha inaspettatamente avuto successo con il suo videogame. Stiamo parlando di Maxis e dei server Electronic Arts.

Insomma, questo social gaming non s’ha da fare!

E il motivo non è solo la mancanza di un vero single-player giocabile offline, ma anche l’assenza di una vera sfida per l’utente. Il tutorial iniziale mi ha sfibrata già alla beta. Lungo, lento, noioso. Io volevo fare un po’ di testa mia ed esplorare le diverse opzioni che SimCity offriva, ma l’intelligenza artificiale non ne voleva proprio sapere di lasciarmi un po’ di libertà. Alla fine della guida for dummies per gli utenti, i server avevano smesso di funzionare e io non avevo alcuno stimolo per continuare a stare davanti al mio pc ad aspettare che l’omino della connessione EA decidesse di farmi tornare online.

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Qualche punto di pregio però voglio riconoscerlo a questo videogioco: tutto sommato sa divertire e graficamente è bellissimo. Se sopravviverete all’agonia del tutorial, avrete modo di apprezzare la cura con cui è stato realizzato e potrete passare qualche ora in compagnia dei Sims che vi riempiranno di problemi da risolvere, anche se la sfida, come dicevo prima, non sarà delle più ostiche.

Questo SimCity non ha debuttato nel migliore dei modi e se questa è la nuova frontiera del social gaming, allora preferisco andare a rispolverare il Game Boy e giocare per conto mio. La speranza è che tutta questa socialità venga prima o poi accompagnata dal rispetto per l’utente amante del single-player e da una difficoltà che non lo renda appetibile anche per un bambino al suo ingresso nell’asilo.