I BoyScouts of America sono una delle più grandi associazioni scout al mondo. Come molti di voi sapranno (altrimenti riguardatevi il film disney Up!), i distintivi che i ragazzi portano appuntati sulle proprie uniformi servono da una parte ad identificare il loro ruolo e la loro posizione all’interno del gruppo, dall’altra a mostrare le capacità e le varie abilità acquisite.

Gli scouts americani hanno introdotto da poco un nuovo distintivo, a tema videoludico, per i loro Cub (ovvero i lupetti, ragazzi da 7 a 10 anni di età). Ma per riuscire ad acquisirlo non basta saper giocare ai videogames. I bambini devono affrontare (e superare) diverse prove, tra cui:

  • creare, con l’aiuto dei genitori, un piano d’acquisto per un nuovo videogioco (confrontando i prezzi in almeno tre negozi diversi);
  • imparare a giocare a un nuovo videogioco approvato dal genitore;
  • spiegare perché è importante disporre di un sistema di rating per i videogiochi, e controllare che quelli posseduti siano adatti alla propria età;
  • creare (e rispettare) un programma giornaliero che include sia i lavori e i compiti a casa, sia i videogiochi;
  • confrontare due console (per esempio Xbox e PS) e spiegare le differenze tra le due. Elencare inoltre i buoni motivi per acquistare l’uno o l’altro sistema di gioco;
  • giocare con gli altri membri della famiglia e indire un torneo in casa;
  • insegnare ad un adulto come giocare a un videogioco;
  • giocare ad un gioco che aiuti nella matematica, nell’ortografia, o in qualsiasi altro campo utile al proprio rendimento scolastico;
  • installare da soli un sistema di gioco (sotto la supervisione di un adulto).

 

L’ obiettivo è piuttoboy-scouts-badge-virtual-scoutingjpg-288fdd6c133f3fe7_mediumsto chiaro: rendere il gaming un’ attività di famiglia, da fare anche insieme ai genitori, che evidentemente lasciano troppo spesso i loro pargoli davanti alla TV da soli.
Rene Fairrer, public relations manager dei BoyScouts of America, ha affermato a questo proposito:

Vogliamo responsabilizzare i genitori con gli strumenti giusti, dal momento che i videogiochi sono già da molto all’interno delle nostre case, e mostrare come sia possibile aprire una finestra di dialogo con i ragazzi, in modo da non avere un figlio che trascorre metà della sua giornata seduto a giocare. I videogiochi possono essere divertenti. I videogiochi possono anche essere un’ esperienza di apprendimento.

Personalmente l’ho trovata una soluzione molto valida, perchè non tentare di adottarla anche qui da noi?

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Marina Belli
Videogiocatrice dalla nascita (grazie ad un'Atari2600 che custodisce gelosamente), ha molti tatuaggi ed una laurea magistrale in Informatica Umanistica. Dopo un anno e mezzo di dottorato di ricerca in Interazione e Ambienti Virtuali è scappata a New York. Una volta tornata, ha iniziato ad occuparsi di web e social media. Toglietele tutto ma non i libri e i gatti.