Accade spesso (quasi sempre) che, dopo un episodio di cronaca nera, i giornali generalisti cerchino di trovare un capro espiatorio per il gesto compiuto da folli assassini e squilibrati. Questo capro espiatorio spesso sono i videogame.

Durante la strage di Utoya compiuta da Anders Breivik i giornali di tutto il mondo hanno incolpato la serie Call of Duty, uno dei giochi con cui Breivik si “allenava” per mettere in atto il suo folle piano. Ce lo ha raccontato anche The Guardian.

Ma passiamo all’Italia. Recentemente delle ragazzine di 15 anni hanno ucciso un pensionato di 67 anni e, pare, che abbiano detto agli amici “sembrava di essere in GTA“. Ecco quindi che, nuovamente, i videogiochi fanno capolino in queste folli storie.
Vi segnalo l’interessante l’analisi di questo episodio di cronaca, fatta da Chuck Finley in un suo articolo pubblicato su Wired.it.

Il giornalista videoludico Francesco Fossetti, ha deciso di lanciare l’hashtag #comeunvideogame cosicché anche la community di videogiocatori potesse dire la sua in merito a questo spinoso argomento. Come al solito Twitter si rivela essere un ottimo veicolo di diffusione: giornalisti videoludici, blogger e giocatori, con grande ironia, sono riusciti a portare nella vita reale alcuni episodi tratti da videogiochi. Tutto da ridere. Godetevi il nostro Storify.