Non so voi, ma io Tekken l’ho sempre adorato. Intendiamoci, non è un amore da acquisto compulsivo di ogni capitolo, ma sicuramente quando valeva la pena lo compravo e ci giocavo per ore e ore, senza contare che in tenera età consideravo Jin un ottimo candidato per il ruolo di futuro marito. Un film dedicato a questa serie non poteva che rendermi felice. Purtroppo più si avvicinava la data di uscita più si rincorrevano le voci su quanto poco fosse all’altezza della saga fino a rivelarsi un vero e proprio disastro. Conscia di questo l’avevo evitato come la peste. Fino ad oggi.

Permettetemi un passo indietro prima di parlare del film, un passo indietro alla storia di fondo che muove le fila dello storico franchise. In principio avevamo Heihachi Mishima, magnante, assettato di potere, spietato e corrotto nonché organizzatore del Torneo del Pugno di Ferro, un evento che raccoglie i migliori combattenti del mondo. In realtà per l’uomo tutto questo è solo un espediente per raccogliere in unico luogo i suoi nemici, desiderosi di vendetta, tra cui compare anche il figlio, Kazuya. Ricapitolando: in principio il cattivo è Heihachi, Kazuya non lo vede da 17 anni e lo odia a morte. E Jin? Il mio eroe dell’infanzia compare nel terzo capitolo della serie, figlio del giovane Mishima e di Jun Kazama, si ritroverà orfano di madre e costretto a farsi accudire dal perfido nonno che non vede l’ora di sfruttarlo e liberarsene.

Tutto chiaro fin qui, giusto?

Ecco, adesso prendiamo la pellicola del 2010. La storia è ambientata nel 2039 dove, a seguito di una Guerra Mondiale che ha distrutto il mondo così come lo conosciamo, i territori vengono controllati da potenti coorporazioni, tra cui la Tekken, comandata dal vecchio Michima che ogni anno organizza il torneo Iron Fist che vede protagonisti i più forti lottatori del mondo. Quest’anno però al posto del celebre Marshall Law partecipa il giovane Jin Kazama, desideroso di vendicarsi per la morte della madre. Lo so, fin qui sembra quasi simile tolte morti e devastazioni post-apocalittiche.

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Non illudetevi però perché le cose non sono proprio come sembrano. Tanto per cominciare Heihachi organizza l’evento per contenere le masse e comanda la città perché nella sua testa è il modo migliore per ricostruire ciò che andato distrutto, senza contare che ha un forte senso dell’onore e di ciò che è giusto (almeno secondo la sua logica). Non finisce qui. Accanto a lui c’è Kazuya: infame, sadico, assetato di potere e pronto a prendere il posto del padre. Kazuya è il responsabile della morte della madre di Jin ed è pronto ad uccidere anche il suo stesso figlio.

Siete confusi? È normale. Il film è una libera interpretazione della vicenda. Una pessima interpretazione. La storia introduce e toglie liberamente elementi, senza badare troppe alle incongruenze; a questo potete associare interpretazioni discutibili da parte degli attori scelti sostanzialmente a caso e senza rispetto per l’origine vera dei personaggi. Insomma, se mi prendi un Jin e un Heihachi orientali per poi inserire un occidentalissimo Kazuya qualcosa non va, non vi pare?

60 milioni di dollari per l’acquisto dei diritti, anni di attesa e una perdita pari al 95,15% dell’investimento fatto. Un vero flop.

Magari in una serata noiosa, dimenticandovi che è Tekken, abbassando le aspettative, tralasciando l’ambientazione dubbia e il voyeurismo gratuito da adolescente in crisi ormonale potreste anche godervelo, ma non garantisco nulla.