È tutto vero quello che ci hanno raccontato durante questi mesi in attesa. The Last of Us è un gioco “nuovo“, diverso, imprevedibile e immersivo.

Queste sono le premesse che fanno entrare The Last of Us a pieno titolo nell’olimpo dei giochi da ricordare, un titolo che lascerà il buon ricordo di Playstation 3 adesso che verrà sostituita dall’appena annunciata PS4.
Il team di Naughty Dog, dopo 3 anni di fatiche, è riuscito a dimostrare che non c’è bisogno di una “nuova generazione” per riuscire a lasciare il segno nel giocatore.

In linea di massima, la trama è stata già raccontata ma soprattutto ci è stata spiegata da Ricky Cambier, game designer di Naughty Dog qualche tempo fa (ascolta l’intervista): ci troviamo negli Stati Uniti nel periodo successivo all’epidemia di un misterioso fungo che rilascia spore, rende l’aria irrespirabile e trasforma gli umani in clicker, delle creature disgustose, cieche, dotate di ottimo udito e che, soprattutto, hanno tantissima voglia di mordervi e infettarvi. I protagonisti sono Joel e Ellie. Due personaggi in netto contrasto tra loro ma che insieme, creano una strana ma piacevole armonia.

Vorrei, però, provare a raccontarvi The Last of Us attraverso alcune parole che mi sono venute in mente appena ho approcciato il gioco: Ruvido, Fusione, Impegnativo, Realistico, Videogioco.

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Joel, Ellie e tutti gli altri personaggi in cui vi imbatterete durante l’avventura sono ruvidi. Caratterizzati ottimamente e molto sofferti. Joel è un uomo segnato dal tempo, dalle avversità ma soprattutto dalle perdite avute durante la sua vita. Un uomo che non ha ormai più nulla da perdere, dal carattere ruvido e spigoloso ma che, sono sicura, imparerete a conoscere ed apprezzare.
Ellie invece è il pacco di Joel. Si perché per Joel, Ellie è solo un pacco da consegnare a una fazione chiamata le Luci. Un pacco di 14 anni, con un caratterino niente male, dalla parolaccia facile (nonostante i suoi 14 anni).
Due personaggi che si trovano ai poli opposti sia caratterialmente sia per le esperienze vissute: Joel ha conosciuto la vita prima della pandemia, Ellie è nata in una zona di quarantena, infatti anche una semplice foresta piena di alberi riesce a stupirla e meravigliarla facendola sembrare ancora più bimba di quanto già non sia.
Anche i sentimenti sono ruvidi. Sarete costretti a fare scelte difficili, al limite del morale, solo per sopravvivere e per andare avanti ancora un po’ con la vostra vita, nella speranza di non essere morsi e infettati.
Joel e Ellie però stringeranno un legame fortissimo nonostante il dito medio mostrato da Ellie più e più volte e i suoi innumerevoli “vaffa“. Una bambina costretta a vivere in un mondo ruvido dove sopravvive, forse, solo il più forte e nel suo caso questo “più forte” è Joel, uno sconosciuto che incarna l’unica figura paterna che le resta.

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Fusione

Avevamo chiesto a Ricky Cambier, durante l’intervista, se questa fusione di generi fosse voluta oppure fosse un caso. Vi starete chiedendo “fusione di cosa?”. Beh, potrei fare un elenco infinito: di primo acchito direste che sia il sequel di Uncharted (vi sbagliereste di grosso, anche se la mano è sempre quella), potrebbe sembrarvi Resident Evil a causa della componente survival e degli “zombi” (sbagliato anche questo: non sono zombie e la fase survival è un esperienza incredibile). Forse potrebbe a tratti sembrare anche il nuovo Tomb Raider nella sua parte di sofferenza e caratterizzazione del personaggio e  l’ambientazione, in cui la natura reclama il suo spazio, assomiglia molto a Enslaved di Ninja Theory, ma molto più curata.

Riuscire a prendere ispirazione senza copiare, questo è quello che ha fatto Naughty Dog. Ha presto il meglio da tutti e lo ha rivisitato creando un prodotto unico nel suo genere. Dove sta l’unicità? Semplice: qui i personaggi non sono eroi. Lara e Drake scalano impavidi qualunque parete rocciosa aggrappandosi a qualunque appiglio. Ecco scordatevi tutto questo. Qui non lo troverete. I personaggi qui sono delle persone normali, con più paura che coraggio.

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Impegnativo

Non crediate di arrivare di fronte ai nemici, umani oppure infetti che siano, e sparare all’impazzata come eravate soliti fare in Uncharted. Fidatevi di me, finirete ammazzati e divorati dai clicker. The Last of Us è impegnativo perché le istruzioni fornitevi all’interno del gioco sono praticamente nulle, pochi tutorial e molto apprendimento per prove ed errori. Ogni volta che morirete, gli amici di Naughty Dog centellineranno un prezioso suggerimento su come sconfiggere i nemici. Come un bambino anche voi apprendere piano piano a sopravvivere per arrivare alla fine di questa avventura.
Non è il caso di giocare a The Last of Us così tanto per farlo, ci sarà bisogno di grande attenzione e impegno perché i nemici non sono difficili da sconfiggere ma la cosa ardua risulterà determinare che tipo di strategia adottare: non sempre la migliore soluzione è lo sterminio di massa, alcune volte sarà meglio darsela a gambe senza farsi sentire.

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Realistico

Ci sono alcuni fattori che rendono The Last of Us un gioco realistico:

  • Niente mappa: le mappe nella realtà non esistono, siete dei sopravvissuti mica siete a fare tracking in montagna equipaggiati di tutto punto. Andate all’esplorazione di quello che vedete e confidate in qualcosa di più grande di voi, magari vi donerà qualche munizione.
    Il compito si fa ancor più arduo negli spazi chiusi quando il buio più pesto vi avvolgerà e clicker disgustosi brameranno le vostre carni e voi, non avete la più pallida idea di quale sia la direzione giusta da prendere. Tentate.
  • Niente indicatore di obiettivi: nella realtà mica avete un indicatore di quale sia la prossima missione. Ecco, qui altrettanto. Girovagate e scoprirete come farvi strada tra le macerie.
  • Niente pallottole: ovviamente le pallottole come in ogni survival che si rispetti sono centellinate. Ogni volta che ne trovate qualcuna, vi piangerà il cuore a doverle sparare, più che altro pregherete in ogni lingua conosciuta per far si che il colpo faccia il suo dovere.
  • Niente pause: quando dovrete scegliere l’arma da utilizzare, Joel si accovaccia per prendere lo zaino e cercare tutto il nécessaire. Ecco, in quel frangente di tempo il gioco non andrà in pausa, se siete sotto attacco rischiate di fare una brutta fine. D’altronde nella realtà se doveste scegliere tra una molotov o un fucile a pompa non gridate “Alt! Clicker, fermi tutti, devo scegliere l’arma!
  • Niente salti: Joel non ha un tasto adibito al salto, non scala le montagne. Anzi per salire sul tetto deve cercare delle scale a pioli. Quindi niente vie di fuga facili in presenza di nemici. Dovrete solo affrontarli senza timore.

 

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Videogioco

Tanti videogiochi hanno emozionato con poesie oppure ruvidità, tanti videogiochi hanno raccontato storie finendo per tralasciare quello che rende un videogioco, un vero videogioco: il gameplay.
Sembra che Naughty Dog questa volta abbia davvero trovato la formula vincente riuscendo a dare il giusto peso a tutte le parti che compongono l’opera. La trama, l’interpretazione, il doppiaggio (grande lavoro), la suspense, la grafica mozzafiato e il gameplay. Sono tutti elementi calibrati minuziosamente senza lasciare nemmeno uno spiraglio alla noia che solitamente è sempre in agguato.
Quante volte siete rimasti a bocca aperta per l’ambientazione di Uncharted e poi avete sbadigliato durante le sparatorie? Io tante. Qui non c’è da sbadigliare, qui ci vuole tanto impegno per portare a termine il gioco.

Concludendo posso dire che questo The Last of Us riesce a rapire il giocatore, coinvolgendolo a 360 gradi senza se e senza ma. Sarà per la colonna sonora da brividi ad opera di Gustavo Santaolalla, sarà per il doppiaggio italiano impeccabile, sarà per tutto quello che vi ho raccontato prima, ma questo titolo merita davvero di essere giocato possibilmente al buio e con il volume alto. Lasciatevi immergere e emozionare da The Last of Us, non ve ne pentirete.

Se avete voglia e piacere, qui potete trovare la recensione anche in inglese. Have fun!