Prendete una persona come me, cresciuta a pane e Super Mario Land e che ha spolpato fino all’osso tutti i libri e le serie tv delle fortunate “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George Martin. Mettetele davanti un PC su cui gira Game of Thrones: the 8-bit game, il gioco freeware dal gusto piacevolmente retrò nato dalla mente dello spagnolo Abel Alves. Il risultato? Una mattina spesa con gli occhi incollati allo schermo e questa recensione in cinque parole.

Pazienza

Se avete intenzione di fare una partita a questo gioco, sarà bene che vi armiate di una dose massiccia di pazienza. Di per sé non è lungo, visto che comprende solo quattro livelli – la Barriera, la città di Qarth, la battaglia delle Acque Nere e Capo Tempesta -, ma credetemi che superarne uno non è affatto facile: si tratta del classico caso di gioco “breve ed intenso”. Un salto col tempismo sbagliato, una freccia non evitata, un nemico che ci coglie di sorpresa: i modi per far decrescere il piccolo contatore delle “vite” sono molti e sempre in agguato. E cosa succede se si arriva a zero? Abel Alves non ha avuto pietà: non esiste un’opzione “continua” e così, dovunque ci si trova nel momento della morte, si dovrà ricominciare dal primo livello. Ma d’altra parte è questo lo spirito del Trono di Spade (?)

Universale

Tra le particolarità di Game of Thrones: the 8-bit game c’è quella di non essere indirizzato ad un target preciso. Certo, magari l’essere familiari coi libri o la serie tv può essere un incentivo per scaricare questo gioco sul proprio pc, ma non avendo una trama delineata può essere apprezzato da un pubblico molto ampio. Appassionati di Trono di Spade dunque, ma non solo: amanti del retrogaming e/o dei giochi per computer, curiosi, perditempo, insomma chiunque. Il gioco non ha bisogno di giorni per essere terminato, non è vincolato da salvataggi, è impegnativo quanto basta per essere intrigante senza essere lungo e, soprattutto, può essere giocato più e più volte anche solo per il gusto di una partita: insomma, si tratta proprio di un simpatico must per ogni tipo di giocatore.

Pixel

A dispetto del nome, non credo sia esattissimo dire che la grafica è quella di un gioco 8-bit, ma direi che è leggermente più evoluta: azzarderei quasi un 16-bit. Come in ogni gioco retrò che si rispetti, però, gli scenari e i personaggi di Game of Thrones: the 8-bit game sono rigorosamente in 2D e costituiti da pixel ben visibili. La grafica, però, nel complesso risulta ben curata: esistono infatti dei piccoli particolari che non potranno non fare sorridere chi ha divorato le puntate della serie TV. Qualche esempio? Il vestito di Daenerys Targaryen, nel livello di Qarth, è proprio quello che la Khaleesi riceve in dono dal mercante Xaro Xhoan Daxos. Sfido poi chiunque a non apprezzare le barchette mezze infuocate che si vedono durante il livello della battaglia delle Acque Nere. Oppure, vogliamo parlare di Jon Snow che all’occorrenza può sguinzagliare il meta-lupo Spettro contro i nemici?

Sembrerebbe quasi di vedere la serie… se non fosse per i pixel.

Anni ’80

Se durante l’intero gioco si respira un’aria anni ’80, c’è un elemento che ne è del tutto impregnato: la musica. Va senz’altro fatto un inchino a Floating Point, ovvero colui che ha curato la “colonna sonora” di questo videogioco. Il suo merito sta in un’azzeccatissima transposizione in 8-bit di due dei pilastri musicali della serie: il tema di apertura, che fa da sottofondo al primo livello, e la ballata “Le piogge di Castamere”, apprezzabile nel corso del terzo stage. E’ assolutamente una chicca che gli appassionati come me adoreranno!

Ah, una sorpresina targata Floating Point vi attende a gioco terminato. Nel frattempo, consiglio a tutti di fare un giro sul canale Youtube di questo artista.

Geniale

La genialità di questo gioco consiste nella sua semplicità. Non c’è una trama, non ci sono animazioni da capogiro, non è nemmeno così arzigogolato. L’idea geniale è quella di base, cioè quella di trasformare personaggi e ambientazioni di Game of Thrones in un nostalgico passatempo da pc. Col senno di poi sembra un’idea banalissima, eppure nessuno ci aveva pensato prima di Mr. Alves. Anzi, si era riusciti solo a produrre un videogame per PS3, che non ha proprio niente a che fare con i libri di George Martin.

Volete sapere cos’è ancora più geniale? Il mini-gioco bonus sbloccabile alla fine di ogni livello. Non dico nulla, provare per credere!