Qualche giorno fa, curiosando tra cumuli di notizie videoludiche, scopro che su Steam è ora disponibile, per la modica cifra di 5,99€, un titolo che mi è assolutamente familiare e che pensavo di conoscere bene: Daikatana, un videogioco nato dalla mente di John Romero per Ion Storm e pubblicato da Eidos Interactive.

Leggendo la descrizione mi rendo conto che è definito uno “sparatutto” e la mia reazione è di disorientamento, perché proprio non ricordavo di aver giocato ad una cosa simile. O meglio, ricordavo Daikatana, ma non che fosse un Call of Duty d’altri tempi. Decido allora di farmi una rinfrescata di memoria googlando il titolo incriminato e cliccando sull’omonima pagina di Wikipedia. Mi si para davanti uno spettacolo che mai e poi mai avrei pensato di vedere: “Viene ricordato come uno dei maggiori flop dell’industria dei videogiochi.

Momento, momento, momento. Come sarebbe a dire addirittura un flop? Io lo trovavo così carino. Nulla di che, non era certo un capolavoro, ma ricordo di aver passato dei bei pomeriggi con quel gioco e la faccia incollata al mio Game Boy Color.

Tempo un secondo e mi rendo conto dell’inghippo: Daikatana non è un’esclusiva GBC. Anzi, fu Kemco a decidere di portare il gioco sulla console portatile di Nintendo: Daikatana nasce per Windows e Nintendo 64, dove effettivamente è uno sparatutto, e a quanto pare anche un flop.

Così, dopo questo piccolo tuffo al cuore e nel passato, ho pensato di scrivere due righe su un povero gioco che è probabilmente sottovalutato a causa dell’infamia dei suoi fratelli per le altre console.

daikatanaIl Daikatana che ho in mente condivide con le altre versioni solo la trama. Siamo nel Giappone del 2455 e una pandemia mortale dilaga in tutto il mondo, quando Hiro Miyamoto, maestro di arti marziali, riceve la visita di un misterioso individuo che porta con sé una terrribile verità: a causare il morbo è stato un uomo di nome Kage Mishima grazie alla Daikatana, una spada magica che permette di viaggiare nel tempo. Sta dunque a Hiro e ai suoi compagni, Superfly Johnson e Mikiko Ebihara, varcare la dimensione spazio-temporale per recuperare la spada e mettere fine alla follia di Mishima. Anche qui, come nella versione per Windows, i protagonisti si troveranno prima nel Giappone del futuro, poi nell’antica Grecia, poi in un borgo medievale e infine nella futura San Francisco.


A cambiare radicalmente è il gameplay. Il gioco smette di essere uno sparatutto e diventa praticamente un action RPG alla Zelda, che addirittura gode della presenza di dungeon ed enigmi. La prospettiva cambia passando dalla prima alla terza persona; questo, oltre al porting su una console con grafica limitata come Game Boy Color, determinano un profondo cambiamento nel character design: i personaggi passano da muscolosi e spigolosi a superdeformed. Superfly Johnson ringrazia, perché ha smesso di sembrare La Cosa dei Fantastici 4.

Scherzi a parte, penso che a questo punto sia palese che il gioco che da piccola mi piaceva tanto non ha niente a che fare con la tanto criticata versione Windows, che ora viene candidamente riproposta da Steam nella speranza forse di racimolare qualche apprezzamento dai nostalgici del retrogaming. Credetemi, se la trama vi ispira e pensate che il gioco vi possa piacere, cercate di reperire la versione per Game Boy Color. Certo, non aspettatevi di avere un capolavoro videoludico nemmeno su questa piattaforma: tuttavia è un gioco carino che vi terrà impegnati per un po’ di tempo, con un gameplay godibile per gli amanti dei vecchi rpg e con una trama originale e neanche troppo scontata. Non ho mai pensato di giocare la versione Windows per fare un confronto, ma sono certa che la mia versione di Daikatana non merita assolutamente di essere definita “il peggior flop dell’industria dei videogiochi”. Anzi, mi sa che, finito di scrivere l’articolo, rimetto le batterie al Game Boy e me lo rigioco.