Ancora Final Fantasy XIII, ancora Lightning. E’ la prima volta che un titolo appartenente alla saga di Final Fantasy diventa una trilogia. Pare che a Square Enix, la bella Lightning piaccia parecchio, tanto da riproporla in tutte le salse. Personalmente ho adorato il primo capitolo della saga fino a spendere più di 70 ore della mia vita per completarlo. Adesso, credo che succederà nuovamente con il terzo episodio Lightning Returns: Final Fantasy XIII  che, temporalmente, si colloca subito dopo gli accadimenti di FF XIII.
I pareri in merito al titolo sono parecchio discordanti; io invece preferisco non esprimermi, anche perché ritengo che 40 minuti di hands-on non siano sufficienti per giudicare un gioco della durata di 50 e più ore.

Mentre ne attendo l’uscita, ho provveduto a togliermi qualche sassolino dalla scarpa chiedendo a Motomu Toriyama e Yuji Abe qualche curiosità che tengo in caldo nel cassetto da qualche tempo.

Fjona:
Perché di nuovo Final Fantasy XIII?  Come mai di nuovo Lightning? Solitamente Square Enix crea al massimo un sequel, come mai questa volta si tratta di una trilogia?

Toriyama-san:
Inizialmente non pensavamo di fare, di Final Fantasy XIII, una trilogia. Con il secondo abbiamo voluto espandere il gioco originale e esplorare nuovi orizzonti in modo da ampliarne il mondo e la conoscenza dei personaggi. Con questo terzo capitolo invece abbiamo fatto qualche passo indietro, focalizzandoci solo ed esclusivamente sul personaggio di Lightning. Non avevamo le idee molto chiare, quindi non sapevamo cosa ne sarebbe scaturito.
Come hai ben osservato tu, solitamente nella saga di FF non si va oltre al sequel e ci piace rispettare una precisa filosofia: mantenere il personaggio e cambiare completamente il mondo che lo circonda oppure tenere lo stesso mondo e cambiarne il protagonista.
In questo caso il personaggio, Lightning, è lo steso di FFXIII. Quello che abbiamo fatto è stato cambiare l’ambientazione, che non ha praticamente nulla a che vedere con quella originale, in modo da creare un nuovo gioco quasi slegato dai suoi predecessori.

Fjona:
E’ la prima volta che ci sono grandi possibilità di personalizzazione del personaggio. Come mai questa svolta in Lightning Returns?

Abe-san:
In Lightning Returns c’è un solo personaggio quindi abbiamo deciso di concentrarci particolarmente su di esso. Abbiamo inoltre pensato di non voler perdere i vantaggi del sistema strategico in cui il gioco ci poneva di fronte e per questo motivo la personalizzazione ci sembrava il modo migliore di affrontare questa strategia. Inoltre il cambio di abbigliamento permette ogni volta di modificare anche le abilità del personaggio, un po’ come succedeva in FF X-2.

Toriyama-san:
Un altro motivo che ci ha spinti a creare un profondo sistema di personalizzazione è stato quello di voler vedere Lightning da diversi punti di vista. Abbiamo pensato che questo fosse il modo migliore per poter mostrare alcuni aspetti del carattere del personaggio come per esempio la sua femminilità che, nei precedenti capitoli della saga, emergeva con difficoltà.

Fjona:
I primi Final Fantasy avevano una battaglia a turni ma nel corso degli anni il tipo di battaglia è cambiato radicalmente fino a diventare un action-rpg. Questo è successo per avvicinare il pubblico occidentale oppure anche per altre motivazioni?

Abe-san:
La motivazione principale per cui le battaglie sono diventate più action è la potenza dell’hardware della generazione corrente di console. Se nelle precedenti generazioni le console non potevano gestire altro che una battaglia a turni molto schematizzata, ora possono gestire diversi elementi a schermo che si muovono contemporaneamente. Secondo noi, questo tipo di battaglia si addice maggiormente a questo tipo di hardware.
Siamo comunque convinti, come dici tu, che una battaglia action sia più attraente nei confronti dei giocatori occidentali.
Le ragioni che ci hanno spinti a cambiare tipo di battaglia, quindi, sono principalmente solo queste due: hadware e pubblico.
Il nostro obiettivo finale è quello di creare un prodotto che potesse essere alla portata di tutti i giocatori senza distinzione di “continente”.

Fjona:
Quale sarà la cosa che, durante il gioco, ci farà dire “wow!“?

Toriyama-san:
Siamo convinti che la storia, la parte “drammatica” del racconto e il coinvolgimento emotivo del giocatore saranno le vere cose che faranno dire “wow!”. Nulla più.

Le risposte di Toriyama e Abe-san hanno soddisfatto le mie aspettative. Bisognerà, ora, solo attendere l’uscita del gioco per poter avere qualche elemento in più per giudicare questo “nuovo” Final Fantasy.