Se non fosse stato per il mandolino, “The Fear of Blood Tends to Create Fear of the Flesh”, scritta che apre l’intro di Silent Hill, credo non si sarebbe avuto a pieno il senso di smarrimento e terrore che ha accompagnato i primissimi istanti, appena sparito il logo Konami. Mandolino, chitarre col tremolo, pad, pianoforte e suoni post-industriali che sembrano catene, martelli e lame hanno contribuito alla fama di questa serie e dell’autore delle sue musiche, il geniale Akira Yamaoka. Era il tempo in cui una serie di spot televisivi ammoniva di non sottovalutare la potenza della propria console; di console war manco a pensarci. Anzi, forse qualcosa nell’aria c’era: Amiga 500 ed Atari ST, indovinate per quale motivo?

A fine anni 80 e ai primi 90 il Commodore 64 e l’Amiga 500 erano un must, Nintendo a parte, s’intende. Io facevo sta cosa: collegavo l’uscita audio dell’Amiga al registratore, mettevo una bella cassettina al cromo, premevo “rec” e mi facevo una compilation di canzoni a 16 bit. Ero un po’ nerd asociale, certe volte. A quei tempi padroneggiavano i ragazzi di Bitmap Brothers, una software house che sfornava, uno dietro l’altro, titoli che ancora oggi si considerano pietre miliari, comparto musicale incluso. Spremevano quei computerini, inventavano accrocchi tali da regalare alle canzoni una qualità paragonabile alla bellezza delle presentazioni in computer grafica che per anni ci ha lasciati come fessi quando iniziava il gioco vero e proprio.

Magic Pockets per Amiga 500 aveva come pezzo d’apertura Doin’ The Do di Betty Boo in versione “spixellata” o lo-fi se preferite. Dove lo ascoltai per la seconda volta? In Beverly Hill 90210, scena accelerata in un negozio di abbigliamento, lì in versione originale.

Avete mai provato a scrivere Turrican su eBay? Pare che il CD o il box della colonna sonora, non lo possiate acquistare a meno della modica cifra di 100 euro. Il motivo sta in un nome: Chris Hülsbeck, autore della OST. Per saperne di più consultare Wikipedia. Quello che so è che ai tempi ci dicevamo: “Oh, ma hai sentito che cacchio di pezzo ci sta?”. Il caro Hülsbeck si superò in termini audio e compositivi soprattutto nel secondo episodio, Turrican II ed oggi continua ad essere un “Patriarca” da guardare con infinita ammirazione. Occhio, il tipo non è anziano!

Non dimentichiamo che la musica nei videogiochi è anche “non-musica”. Ico, una sleeper hit del 2002 per Playstation 2 (pochi spiccioli in pubblicità e un clamoroso successo di pubblico e critica) aveva un comparto sonoro scarno. A parte la splendida canzone dell’intro, il tutto si risolveva in piccoli interventi di sonorizzazione che hanno reso celeberrime le entrate in scena delle ombre cattive che cercavano di rapire la principessa che tenevamo stretta per mano. Ogni volta che iniziavamo a correre per sfuggire alle ombre, lo strattone della vibrazione del controller sotto l’indice destro era emozione pura, sussulto, qualcosa che pareva veramente succedere. Quelle ombre erano nient’altro che fastidio, timore, ansia e paura di sbagliare, un siparietto di suoni sordi, palpitazione presagente eventi nefasti.

Nel 2006, tutti a bocca aperta di fronte allo spot di Gears of War dove esplosioni, spari e crolli erano annichiliti dalla morbida e struggente Mad World cantata da Gary Jules. Il pezzo come cuscino attorno alle orecchie sembrava proteggere e mostrare il viso di un bambino attonito di fronte a barbarie di cui non conosceva il perché. Quella canzone l’avevamo già ascoltata e credo amata nel film Donnie Darko.

Non è un caso che oggi l’industria videoludica si rivolga a compositori di Hollywood. The Last of us e Gustavo Santoalalla, autore di colonne sonore di film quali I diari della motocicletta o I segreti di Brokeback Mountain, sono l’esempio di una sempre maggiore vicinanza tra i due mondi. Ricordiamo che ultimamente attori noti hanno prestato la loro recitazione e il volto ai videogiochi; uno su tutti Beyond: two souls. A chi non è capitato di sentire il parente che distrattamente dice, mentre stiamo giocando: “Ma è un film?”. Perché scegliere Santaolalla? Nella colonna sonora de I segreti di Brokeback Mountain la già splendida fotografia delle montagne del Wyoming sembra superare sé stessa grazie a quelle tre note tre messe dall’autore. Tre, la perfezione. Mettersi nelle mani di grandi autori significa avere un prodotto di qualità. Riuscire ad entrare nel cuore della gente è un fatto diverso. Le più grandi colonne sonore non sono mai state frutto di forzature ma di libertà di espressione e quindi di verità. Non credo che un Morricone si facesse tanto dirigere da qualcun altro. Ah, a proposito, nella sequenza iniziale di Metal Gear Solid V: ground zeroes la musica scelta è proprio quella di Morricone dall’originale Sacco e Vanzetti.

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Ne Il Re Leone, Hanz Zimmer a un certo punto decide di stravolgere i pezzi di Elton John arrangiandoli con suoni e voci provenienti direttamente dal continente africano: strumenti, ritmiche e intenzioni, ottenendo il risultato che ha portato dritto all’oscar. Tornando a The last of us, i produttori hanno lasciato libertà compositiva a Santaolalla, il quale ha ricambiato scrivendo uno dei temi più belli dell’epoca moderna videoludica; se poi alla musica ci metti uno screenplay e tutta la bontà di questo mondo, il “gioco” è fatto. Il risultato? L’unico possibile, non poteva fare altrimenti: le camicie di flanella rosse e nere un po’ anni 90 non possono che avere quella chitarra ferrosa e quelle note. I cieli rosa non possono che avere la texture sonora liquida messa in circolo attraverso oggetti comuni “suonati” come strumenti musicali. E infine i Clicker, creature non più umane sfigurate da un virus-fungo che gli ha letteralmente aperto in due quello che resta della faccia e che farebbero un figurone nel programma tv Malattie Imbarazzanti, sono il frutto di un lavoro ibrido: voce umana trattata con un semplice software.

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Oggi l’impiego economico è copiosamente diverso rispetto al passato ma non per questo, prima la cosa era più arronzata. Joe Hisaishi, compositore giapponese, da anni dirige orchestre sinfoniche e scrive per il sommo Miyazaki e non si è certo risparmiato per Ni No Kuni su Playstation 3. L’universo musicale dei videogiochi ha mille volti, mille colori, centrifuga la creatività originale e quella presa in prestito da voci o musiche del passato. I gommosi LocoRoco sono musica a forma di palla e occhietti dolci; la ricerca di un mondo pulito in Flower, presentato nel trailer ufficiale, sta nella voce di Donovan e la sua Catch the wind e il Joshua Tree di fine anni 60; la bellezza immortale e delicata di Lightning in Final Fantasy XIII che tende  all’ascensione infinita che solo la canzone The promise dona senza compromessi; la struggente delicatezza del piano di Debussy nell’ escheriano Rain;  la biblica colonna sonora dei vari Grand Theft Auto. Staremmo fino a dopodomani a parlare senza considerare che sembra l’altro ieri quando i nostri genitori esasperati ci chiedevano di abbassare il volume delle musichette che risuonavano imperterrite dai vari Commodore, Nintendo, SEGA e Neo-Geo nella  nostra stanzetta, no?