«Sono pazzi questi romani!» è la famosissima frase che Obelix utilizza spesso per descrivere Giulio Cesare e le sue legioni. Qui però i romani non c’entrano nulla, ad essere pazzi sono i coreani! Ma procediamo con ordine. Il 31 marzo del lontano 1998 usciva per Microsoft Windows Starcraft, un videogioco di strategia in tempo reale sviluppato da Blizzard Entertainment. Nei primi mesi del 2008 ne vennero vendute 9 milioni di copie, di cui 4,5 milioni destinate al Sud Corea.

La trama del gioco è alquanto semplice: ci troviamo nel XXVI secolo, sperduti in un remoto settore della Via Lattea. In questo angolo di universo tre razze si combattono per il dominio dello spazio: i Terrestri, umani esiliati dalla Terra, gli Zerg, una razza di insettoidi all’inseguimento della perfezione genetica, e i Protoss, una razza umanoide con tecnologie avanzate ed abilità psichiche. Il gioco offre la possibilità di intraprendere tre campagne, in ognuna delle quali si è a capo di una delle diverse razze.

Ma cosa c’entra tutto questo con la Corea del Sud? È presto detto: Starcraft è piaciuto così tanto che, partita dopo partita, è diventato uno sport che viene ancora oggi praticato da 4.9 milioni di sud coreani. Sono stati così creati circuiti di competizioni professionali, alcuni dei quali trasmessi addirittura da emittenti televisive quali OnGameNet e MBCGame. A partire dal 2002, i giocatori professionisti hanno cominciato a organizzarsi in diversi team sponsorizzati da aziende come SK Telecom e Samsung.

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Ma l’intera faccenda non si limita solo a tornei e sponsorizzazioni, molte persone infatti si iscrivono ad un’università online, laureandosi in game-planning. L’iscrizione comporta anche il rinvio del servizio militare obbligatorio. Non si può nemmeno dire che sia uno “sport leggero” dato che il battito cardiaco di un giocatore esperto (durante una sessione di allenamento giornaliera che va dalle 8 alle 10 ore) può arrivare a 160 battiti al minuto, l’equivalente del battito di un giocatore di basket!

E possiamo noi, da brave Princess, non essere orgogliose di Tossgirl? Ragazzina coreana come tante, ha però una marcia in più: la passione per  Starcraft. Comincia a giocare quasi per caso per poi diventare una professionista intorno ai 18 anni, ruolo grazie al quale si è guadagnata il titolo di celebrità nel suo Paese, ma anche un notevole numero di ammiratori in Occidente.

Insomma, meglio Starcraft o una corsetta nel parco dietro casa? A voi la scelta!

Vi lascio ad una infografica che spiega meglio il fenomeno StarCraft in Corea del Sud.

infografica spiega il fenomeno starcraft in corea del sud

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Elena Moroni
Studentessa di lingue e letterature straniere, divoralibri accanita e videogiocatrice di vecchia data. Predilige i survival horror pur non disdegnando nessun genere. Il suo gioco preferito in assoluto è Beyond Good and Evil. Adora il cioccolato in tutte le sue varianti ed ha un'ossessione non indifferente per i peluches.