Il 14 febbraio scorso, il famigerato giorno degli innamorati, faceva la sua comparsa sugli scaffali l’ultimo capitolo della tanto amata quanto odiata epopea targata Square EnixLightning Returns. Ebbene sì, la nostra eroina dai capelli rosa sembra essere tornata e lo scenario che le si prospetta davanti non è di certo roseo come i suoi capelli: il mondo in cui viveva è solo un vecchio ricordo, adesso è inghiottito dal Caos che impedisce alla sua popolazione di invecchiare ma non di morire: malattie, incidenti e disperazione sono all’ordine del giorno.

Così l’umanità si trova immersa in un futuro tetro che terminerà esattamente tredici giorni dopo il risveglio di Lightning, conosciuta anche come “la salvatrice“. L’artefice di tale risveglio è l’onnipotente Bhunivelze, dio creatore di un nuovo mondo ma incapace di fermare la rovina di quello vecchio, artefice anche del ritorno di un fidato amico, Hope Estheim, che sarà la nostra guida per tutto il corso del gioco.

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Il compito affidatoci? Salvare quante più anime possibili entro tredici giorni giocando d’astuzia e con non poca dose di cinismo. Ogni anima salvata, grazie alle missioni da noi compiute, verrà donata da Lightning al sacro Yggdrasil, albero della vita che le permetterà di guadagnare del tempo. Al termine del tredicesimo giorno, all’ora X, le anime che avremo salvato saranno trasportate nel nuovo mondo e, in cambio, la nostra eroina avrà il frutto del suo patto col dio: il ritorno della sorella defunta, Serah Farron.

Ma andiamo con ordine e vediamo cosa caratterizza questo ultimo capitolo della trilogia, nel bene e nel male, come sempre in sole cinque parole.

GamesPrincess_LitghtningReturns_Battle

Coprifuoco

Il primo aspetto che salta subito all’occhio è senza dubbio lo scandire del tempo, che ricorda alla salvatrice, e per osmosi ai cari giocatori, che la sua giornata non è illimitata ma dovrà affrettarsi se vorrà salvare più anime possibili. Ogni luogo visitato e ogni missione da compiere è caratterizzata da orari ben precisi in cui potremo o non potremo svolgere alcune azioni. Inoltre, alle 06.00 di ogni giorno Hope riporterà Lightning sull’Arca, luogo di dimora di entrambi lontano dal tempo e dal mondo, per cedere le anime all’Yggdrasil.

Se concettualmente questa organizzazione possa essere considerata innovativa ed originale, nella pratica, ahimè, non è esattamente così.Ci ritroveremo più volte ad affrontare tempi morti in cui le possibilità sono semplicemente continuare a fare altre quest (ma dopo un’intera giornata a farle non risulterà un po’ snervante?) oppure dormire fino al raggiungimento dell’ora prestabilita. Molti giocatori, me compresa, avranno infatti riscontrato che, una volta finite le quest principali, la nostra eroina può tranquillamente riposare intere giornate fino al raggiungimento del fatidico tredicesimo giorno. Altra pecca, e sono stata gentile, è senz’altro la voce ridondante ed incessante di Hope che, a partire dalle cinque del mattino, tartasserà la povera Lightning, e il povero giocatore, di avvisi e richiami sull’imminente teletrasporto sull’Arca. Ve lo ricorderà talmente tante volte che quasi sognerete di tornarci immediatamente. Nemmeno fosse vostra madre…

Trasformista

Altro elemento chiave del gioco è chiaramente l’utilizzo degli assetti, completi intercambiabili corredati di abito, arma e scudo che potremo personalizzare secondo il nostro gusto cromatico (Qualcuno ha urlato “Looksfere”? Ebbene sì, la Square deve avere una passione per la moda che noi comuni mortali non possiamo comprendere). Tali assetti potranno essere utilizzati come i vecchi e cari optimum ma in maniera molto meno precisa e omogenea. Avremo sì il completo magico, quello difensivo, quello offensivo e così via, ma nulla ci impedirà di vedere una maga bianca lanciare “blizzard” su di un nemico. La loro personalizzazione sarà quindi solo apparente in quanto basterà fare un paio di tentativi per trovare “l’assetto perfetto” con le migliori statistiche e diremo addio al vecchio e caro exp. Nota dolente è, infatti, la distribuzione della difficoltà: nemici comuni imbarazzanti e fin troppo semplici ed altri invece troppo lenti. In generale il giocatore non potrà godere di una spiccata varietà ne tanto meno di una via di mezzo fra le varie difficoltà.

Ma come funziona questo fantomatico battle system? Avremo sempre una barra ATB a riempimento ma stavolta l’assegnazione dei comandi non sarà sterile ed automatica come nei capitoli precedenti ma si incentrerà tutto sulla tecnica del giocatore e sulla sua prontezza. Ad ogni tasto sarà assegnato un attacco o un bloccaggio“, ovvero un’azione difensiva, e il giocatore avrà il compito di sfruttarli a proprio vantaggio bilanciando attacco e difesa per trovare la strategia perfetta. Nonostante questo modello di battaglia non mi sia mai piaciuto particolarmente, ammetto che rispetto ad altri titoli può essere un modo per coinvolgere maggiormente il videogiocatore, specialmente quello non abituato ai modelli dei precedenti Final Fantasy.

Mozzafiato

GamesPrincess_LightningReturns

Ma andiamo ad un elemento che nei capitoli precedenti della trilogia era stato una nota dolente: l’esplorazione. A differenza dei suoi fratelli, Lightning Returns mi ha lasciato piacevolmente sorpresa nella rappresentazione e nell’approfondimento della mappa.

Il territorio a nostra disposizione conta quattro luoghi: Luxerion, la capitale di Nova Chrysalia, Yusnaan, la città dei piaceri, che ci farà sognare con i suoi colorati e variopinti vicoli e quartieri ispirati a vizi e virtù, i Confini Selvaggi, dove troveremo villaggi di pastori e allevatori di chocobo, ma soprattutto mistiche foreste abitate da uomini e moguri, che ci ricordano vagamente ambientazioni di vecchi capitoli, e tempi misteriosi infestati dal Caos e le Dune Arse, un ampio deserto, in mano ai banditi, protagonista di molti filmati illustrativi, in cui al suo interno del deserto scopriremo un tempio sotterraneo pieno di enigmi e labirinti che cela inimmaginabili tesori, facendoci quasi catapultare in vecchi episodi di Tomb Raider.

Insomma un lavoro da apprezzare se ricordiamo che i precedenti capitoli ottennero l’epiteto di “immensa autostrada” per la mancata esplorabilità. Avremo invece una mappa talmente vasta che alle volte lo sarà anche fin troppo, specialmente quando dovremo fare avanti e indietro per le quest secondarie. Ma suvvia, non lamentiamoci e godiamoci il magnifico paesaggio!

Percorsi

Durante il suo viaggio Lightning incontrerà diversi amici, persi e ritrovati, che avranno bisogno del suo aiuto per non cadere nell’oscurità. Insomma “chi non muore si rivede“, o forse anche no, se consideriamo che riappariranno alcuni personaggi che nè Lightning  nè tanto meno i giocatori si aspetteranno di vedere. Ciò che, infatti, stona in questo lavoro di reincontro è proprio la costante presenza di enormi, giganteschi buchi di trama che, come da tradizione, avevano già caratterizzato Final Fantasy XIII-2. Non ci verrà spiegato in maniera coerente alla trama il perchè di certi ritorni nè il ruolo più o meno ambiguo di altri personaggi. Primo fra tutti è Hope, che si presenta come l’adolescente che avevamo conosciuto nel primo capitolo della trilogia e che per altro non è in grado di spiegarci il motivo di questo cambiamento. Dall’altra parte nemmeno i personaggi secondari sembrano essere caratterizzati da particolari emozioni o segni distintivi ma è come se facessero da sfondo ai ragionamenti e alle avventure di Lightning, apparendo smorti, snaturati, quasi finti.

Contrapposta a questo aspetto è invece la nostra protagonista che sembra essere la chiave di lettura di tutto il gioco e che vedremo mutare da semplice strumento ad artefice del proprio destino. Un percorso attivo per la nostra eroina, la quale sarà accompagnata durante il suo viaggio da una costante presenza: Lumina. Ennesima ragazza dai capelli rosa, decisamente simile alla nostra eroina nonchè alla sorella Serah, è uno dei personaggi più controversi del gioco. Inizialmente non si fa che odiarla, considerando che tutti i boss iniziali ci vengono inviati proprio da lei. Ma col tempo intuiremo che la sua presenza non è del tutto causale e farà da strumento per l’evoluzione di tutta la storia e del nostro percorso individuale.

Hope

GamesPrincess_Lightning_Return_hope

Ammettiamolo, l’ironia non è mai stata il mio forte, ma come non citare Hope quando è proprio la speranza, personaggio e sentimento puro insieme, a fare da filo conduttore di tutto il gioco?

Con quest’ultimo punto non voglio spoilerarvi nulla ma semplicemente esprimervi cosa questo capitolo mi ha lasciato e cosa effettivamente si può dire rispetto ai suoi fratelli precedenti. Per quanto durante tutto il gioco la trama non coinvolga particolarmente il giocatore, se non per il conflitto interiore di Lightning, la conclusione merita un discorso tutto per sè ed è come se facesse risollevare il nostro titolo. Ci sembra quasi di assistere ad un  ritorno al passato in cui la nostra gloriosa Lightning combatte e difende a denti stretti ciò che più ama, esattamente come le avevamo visto fare nel primo capitolo della trilogia. Una sorta di nota nostalgica che riporta i giocatori indietro nel tempo dando loro una speranza, una luce in cui credere. Un complimento va fatto senza dubbio al filmato conclusivo, ricco di effetti mozzafiato ma non per questo scarno o troppo corto.

Che cosa dire dunque di questo ultimo capitolo che chiude definitivamente la storia di Lightning e dei suoi compagni? Sicuramente noteremo elementi in conflitto e più o meno innovativi, ed altri ancora invece caratterizzanti della saga. Ma in che quadro si inserisce Lightning Returns? Personalmente, per quanto io sia più che felice che questa trilogia sia terminata, devo ammettere che, almeno stavolta, ho notato una ricerca e una tendenza da parte di Square Enix a migliorare maggiormente il titolo (e non a produrre un sequel tanto per averlo fatto). Di certo non lo si potrà annoverare tra i migliori titoli, ma penso che, rispetto al XIII-2, la software house abbia cercato di dare  ai propri fans un gioco che mettesse d’accordo un po’ tutti, da i più delusi ai più trepidanti. Insomma come amavano dire le maestre a scuola “Nonostante potesse fare di più, abbiamo apprezzato il suo impegno“.

E voi credete che rispetto al XIII-2 ci sia stato un passo avanti o dubitate anche di quello? Che cosa pensate di quest’ultimo capitolo della nostra eroina dai capelli rosa?