Vi dice niente il nome Michael Block? Questo giovane americano si era fatto conoscere nel 2010 con il suo team “The Men Who Wear Many Hats” grazie allo sviluppo di The Organ Trail, parodia in chiave zombie-umoristica del vecchio e mai dimenticato serious game The Oregon Trail.

Ma le idee di uno spirito creativo non si arrestano mai, e anche Michael non si è accontentato del successo che ha avuto il suo primo gioco. Sentiva che poteva e doveva fare qualcosa di più: qualcosa di narrativo, biografico, e soprattutto di grande significato.

L’idea folgorante è giunta, come spesso accade, per caso: Micheal si trovava in un piccolo teatro a Chicago, nella città in cui risiede ormai da diversi anni. Di fronte a lui uno studente liceale raccontava quanto era dura (soprav)vivere ogni giorno nella zona povera della città, dove violenza e malvivenza sono all’ordine del giorno e le gang rivali si sfidano a colpi di pistola.

Micheal è rimasto subito profondamente affascinato dal tema, e così ha deciso di creare We Are Chicago: gioco che, senza andare troppo lontano, è ambientato all’interno della stessa comunità in cui vive e cerca di rappresentarla realisticamente.

Il giocatore infatti vestirà i panni di un teenager residente nei quartieri malfamati della zona South Side, che deve affrontare la dura realtà quotidiana tra rapine e scorribande.

Micheal sta lavorando al titolo cercando di coinvolgere nel progetto gli stessi cittadini, i ragazzi e gli studenti, volontari, scuole, centri sociali e associazioni di quartiere, al fine di sensibilizzare il più possibile il pubblico: il videogioco infatti non è fine a se stesso, ma nasce come una opportunità e una necessità di promuovere l’empatia tra le diversità razziali e di classe.

Ci sembra essere un’ottima iniziativa e di grande valore. Se avete voglia di approfondire l’argomento potete leggere questo approfondimento su Polygon.