Un gioco è nella maggior parte dei casi uno svago, una distrazione, una fuga dalla realtà che ci circonda e dai problemi che ci attanagliano quotidianamente. Un gioco è fantasia, è un’altra esistenza, altri mondi, altri persone e personaggi. Accendiamo la console e spegniamo per qualche minuto la vita, la nostra, per dedicarci a quella di qualcun altro che può essere tutta puzzle e salti oppure piena di sparatorie e agenti speciali. Ma cosa succede quando un videogame nasce per ricalcare qualcosa che vediamo e viviamo tutti i giorni?

Dipende. Dipende da molti fattori: da noi, dal momento, dal mood, dalla storia raccontata, persino dal gameplay. E così possiamo incappare in un titolo realistico ma scorrevole o in uno che riesce a mettere alla prova la nostra pazienza e perserveranza. Always Sometimes Monsters appartiene a quest’ultimo gruppo.

Pesante, longevo, volutamente frustrante, l’indie di Vagabond Dog sembra nato per metterci alla prova, per capire quanto vogliamo arrivare in fondo perché finirlo è un’impresa che richiede del tempo e del training autogeno non indifferente. Non è complicato, non ha un gameplay impegnativo, non richiede energie mentali: Always Sometimes Monsters si lascia giocare utilizzando pochissimi tasti e muovendosi da una parte all’altra della mappa trascinadosi tra colloqui lunghissimi con persone molto diverse e lavori improbabili. Insomma, parte del vostro compito è leggere e fare gesti meccanici. Il motivo? La trama.

Il titolo comincia con una coppia, una coppia apparentemente felice e pronta a lanciarsi insieme in quell’avvenntura che è la vita. Ma le cose non vanno mai come vogliamo e la vita è fatta di imprevisti: i due si lasciano e ritroviamo il protagonista (generato casualmente) in un appartamento deprimente, senza un soldo e con in mano l’invito al matrimonio dell’ormai ex-fidanzato, che un anno dopo sembra già aver voltato pagina. Un incubo, un incubo che però è solo l’inizio di una vicenda lunga 30 giorni. 30 giorni per arrivare a San Verdano e riconquistare l’amore della vostra vita prima che si sposi.

Always Sometimes Monsters gameplay gioco indie

Niente di apparentemente difficoltoso, soprattutto se pensate che il titolo ci ripropone la grafica e le meccaniche quasi elementari di To The Moon, ma mentre il secondo ci ha tenuto in uno stato semi-onirico per qualche ora, il gioco per PC di Vagabond Dog riesce quasi ad essere irritante perché quel mese a vostra disposizione è una scadenza che pende sulla vostra testa come una spada di Damocle e per raggiungere il vostro obiettivo prima della fine dei 30 giorni dovrete fare di tutto, mettendo alla prova la vostra pazienza. Vi troverete a fare lavori noiosi, a mettere in discussione la vostra etica scegliendo impieghi dal guadagno facile, inciamperete in suicidi, coltivazioni di marijuana e musicisti tossicodipendenti.

Always Sometimes Monsters mette il vostro protagonista di fronte alle difficoltà della vita per capire cosa sia disposto a fare per ottenere ciò che vuole, ma non è solo il vostro personaggio ad essere messo alla prova, lo sarete anche voi. La trama diventerà man mano più profonda, voi sarete sempre più tentati di vedere cosa c’è alla fine, di scoprire se ce la fa, eppure, inevitabilmente, finirete con l’essere stanchi, frustrati e sconfortati perché bloccati a fare le stesse cose per minuti e minuti perché altrimenti non c’è modo di andare avanti. Ad aggiungere monotonia troverete poi la colonna sonora, rigorosamente elettronica e fastidiosamente ripetitiva, che però si concede qualche variante nei momenti che danno una svolta alla vicenda. Non fraintendetemi, non vuol dire sia pessima, anzi è indubbiamente azzeccata e in linea con quello che il titolo sembra voler comunicare, ma ogni tanto vi verrà voglia di togliere l’audio.

Un gioco sulla vita, sugli imprevisti, sulla determinazione, un gioco che vi porrà di fronte ai grandi interrogativi della vita in modo implicito ma senza risparmiarvi qualche domanda diretta, domande tra cui non potrete fare a meno di notare quella più importante, quella che funge da motore del gioco, quella per cui dopo 20 giorni sarete ancora lì a lottare per arrivare al matrimonio: voi in cosa credete?