Preparate i bagagli, si parte per Kyrat, un paradiso fra le vette dell’Himalaya.

Nel nuovo Far Cry 4, ultima fatica di Ubisoft, vestiamo i panni di Ajay Ghale, un giovane che ritorna nella sua terra natale – il Kyrat, appunto – per esaudire l’ultimo desiderio di sua madre: fuggita 25 anni prima a causa della guerra civile, voleva che le sue ceneri fossero sparse nella sua patria. Il giovane però conosce solo parte di verità: la famiglia di Ajay ha dato vita ad un’opposizione che sta ancora lottando contro un despota che si è autoproclamato re, Pagan Min. Esplorando il Kyrat il protagonista diventerà parte della ribellione, e starà a noi scoprire come andrà a finire.

Durante la Gamescom di Colonia abbiamo avuto l’occasione di provare questo titolo, che ci ha lasciate a bocca aperta.

L’anteprima si divideva in due parti, caratterizzate da settings meravigliosi per colori e textures, la prima ambientata sulle fredde e innevate vette del setting himalayano, la seconda nelle mitiche e calde terre di Shangri-La.

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Letteralmente circondati da neve e ghiaccio, nella prima demo il nostro obiettivo era uccidere il luogotenente di Pagan Min. Semplice, direte voi. E invece no, poichè il nostro uomo andava ucciso obbligatoriamente con coltello, e una volta compiuto l’estremo gesto avremmo dovuto scattargli una foto come prova di successo della missione. Impugnato il controller e pronte all’azione, dopo un salto nel vuoto andato a buon fine ci siamo ritrovate in un villaggio presidiato da uomini al servizio del despota. Stava a noi decidere se affrontarli direttamente o proseguire passando inosservate. Ovviamente abbiamo optato per la prima opzione. Sbaragliati i nemici e ucciso il luogotenente come richiesto, abbiamo così concluso la nostra prima missione. Tutti pronti quindi, alla volta di Shangri-La.

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Dimenticatevi il freddo pungente ed il ghiaccio perenne, toglietevi il piumino e respirate a pieni polmoni l’aria di questo mistico luogo pregno di leggende. Siamo state accompagnate da una maestosa tigre bianca, nostra alleata durante i combattimenti: niente più armi qui, ma solo un arco molto particolare. I colori giocano un ruolo essenziale, dal bianco si passa al rosso scarlatto dei fiumi. Questo tipo di missioni secondarie vengono attivate solamente osservando vari arazzi sparsi nel gioco che ci trasportano magicamente in questo angolo di paradiso. Ci trovavamo in questo luogo con lo scopo di slegare la campana ma dell’Illuminazione, ma gli Scorcher, ovviamente, ci hanno ostacolate in tutti i modi. Nonostante varie difficoltà siamo riuscite nel nostro intento, completanto così la seconda demo.

Tirando le somme, ci siamo rese conto di essere davanti ad un titolo unico nel suo genere. Ingredienti come musiche, colori, azione, miti e leggende sono stati mescolati con grande maestria. Il risultato è un titolo che nessun appassionato deve lasciarsi sfuggire per nessun motivo.