Nell’ultima settimana mi è capitato di provare un’esperienza che non avevo mai immaginato: ho giocato ad un videogioco senza vederlo. Non ho tentato di finire nel Guinness dei Primati giocando a Tetris bendata o altre cose del genere, però: si tratta di un gioco concepito e felicemente venuto alla luce per non essere guardato. Controsenso? Per nulla. Per quanto istintivamente l’essere umano attribuisca al videogioco almeno due dei cinque sensi che ci contraddistinguono – vista e udito -, Inquisitor’s Heartbeat, indie game di RisingPixel, mi ha insegnato che si può videogiocare e divertirsi anche solo aguzzando l’orecchio.

Inquisitor’s Heartbeat è un videogioco – per la precisione. un audiogioco – per PC, Mac e iOS che catapulta il giocatore nel 1300. Il protagonista, senza volto e senza nome, si ritrova prigioniero nelle segrete della Santa Inquisizione, probabilmente colpevole di eresia. L’occasione di fuggire dalla sua cella gli si presenta ad inizio gioco, ma il nostro eroe, pur di recuperare il prezioso libro sottrattogli dall’Inquisizione, inizia un percorso non senza ostacoli tra le infinite e tortuose segrete nelle quali si trova. Piccolo particolare: sullo schermo non c’è nulla, se non una schermata tetra che, pur con qualche variazione, ci accompagna per tutto il corso della partita.

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Ma allora, come uscire dal labirinto di pietra dell’Inquisizione? L’esplorazione del luogo si basa su un feedback audio fornito al giocatore con una precisione incredibile. Il nostro orientamento dovrà fare i conti solo con ciò che le orecchie sentono per proseguire nell’avventura: un rumore di passi significa che stiamo avanzando, un tonfo sordo è indice di un muro che blocca la strada. Se i primi livelli sono piuttosto lineari e richiedono un minimo sforzo per individuare il percorso tra i muri di pietra, col proseguire del gioco niente è più ovvio: chiavi da recuperare, guardie da evitare e porte da aprire complicheranno non poco il percorso, costringendoci più volte a contare i passi eseguiti dal nostro alter ego immaginario per non rischiare di perdere la strada che si è faticato tanto per trovare. La modalità storia conta più di 35 livelli che tengono impegnato il giocatore medio per circa sei ore, ma, per allenarsi o per continuare a giocare, si può utilizzare la modalità “infinita”, nella quale i livelli vengono generati casualmente.

Se il gameplay di Inquisitor’s Heartbeat è indubbiamente degno di nota, lo è ancora di più lo scopo con il quale il gioco è stato sviluppato: essere giocato dai non vedenti. Il videogioco, da sempre fatto soprattutto di grafica e testo, nel quale il sonoro svolge perlopiù il marginale compito di accompagnamento, non è lo strumento adatto al divertimento di chi non può vedere. RisingPixel però si spinge oltre questi limiti: come il suo protagonista, anche Inquisitor’s Heartbeat si ribella all’Inquisizione dell’opinione pubblica che spesso e volentieri addita i videogames come passatempi inutili e dannosi, ponendosi al contrario come strumento di divertimento universale e, perché no, anche terapeutico.

Ovviamente, Inquisitor’s Heartbeat può essere giocato e apprezzato anche da chi ha il dono della vista, che tuttavia gli sarà completamente inutile in questa avventura. Se siete curiosi di provarlo, potete acquistare qui la versione per PC/Mac e dall’App Store la versione iOS per iPhone e iPad.