Never Alone è un colpo di genio, l’idea di un gruppo di sviluppatori indie che ha deciso di fare delle proprie origini un vantaggio, un punto di forza e un inizio per un gioco capace di affascinare migliaia di giocatori insegnando loro qualcosa, qualcosa sul popolo degli Inupiat, i nativi americani che si insediarono in Alaska centinaia di anni orsono. Nasce così il primo titolo dei ragazzi di Upper One Games: Never Alone (Kisima Ingitchuna).

Unico nel suo genere e accompagnato da una narrazione tanto appassionante quanto ipnotica, Never Alone mi aveva già colpito durante l’E3 di Los Angeles; non provarlo una volta uscito era per me praticamente impossibile. Ma una volta provato nella sua interezza sarà riuscito ad affascinarmi come durante quei pochi minuti passati con il controller in mano durante la fiera californiana?

Cristoforo Colombo

Praterie sterminate, lunghe ore a cavallo, una passione smodata per l’arco che neanche la più recente Lara Croft, battaglie senza fine con i cowboy, villaggi fatti di tende e il famoso calumet fumato intorno al fuoco. La nostra idea dei nativi americani suona molto ristretta, limitata a quanto appreso da film e cartoni animati (tanto lo so che Pocahontas l’avete visto tutti) e ancorata a quelle poche conoscenze apprese durante le poco interessanti lezioni scolastiche.

La verità è che degli indiani non sappiamo quasi nulla. Ed è un peccato.

La cultura dei nativi americani è estremamente ampia, fatta di tradizioni, lingue e leggende differenti. Fatta soprattutto di tanti contributi dati dalle numerose tribù che hanno popolato per decenni il territorio del Nord America. Una di queste è quella degli Inupiat, abitanti dell’inospitale Alaska, che grazie a questo gioco hanno avuto modo di raccontare una delle loro storie più affascinanti.

La protagonista è Nuna, una bambina decisa a scoprire perché il suo villaggio è stato devastato da incessanti tormente di neve. La piccola Inupiat però non sarà da sola; a farle compagnia durante il viaggio ci pensa infatti una volpe artica che si dimostrerà un valido aiutante per tutto il corso della vostra avventura.

Dipendenza

E-Line_NeverALone_4

Il rapporto tra la volpe e Nuna è una vera e propria dipendenza. L’una infatti non può proseguire senza l’aiuto dell’altra avendo le due abilità differenti. La giovane nativa americana per esempio è in grado di interagire con gli oggetti, mentre l’animale può saltare più in alto e arrampicarsi, oltre ad avere la facoltà di richiamare gli spiriti buoni, spiriti che saranno di vitale importanza per riuscire a risolvere i puzzle che il gioco vi propone.

Nuna e la volpe dovranno sempre stare insieme. Se una muore, il gioco termina; se l’altra rimane indietro, voi non potrete proseguire. Insomma, separarle è impossibile. Un’idea indubbiamente già sfruttata da altri ma che qui sembra integrata in modo decisamente abile con gli enigmi che questo platform vi pone davanti. A tratti però questa continua dipendenza risulta mal calibrata fino a diventare un impedimento; il titolo infatti vi richiede spesso e volentieri di essere responsabili anche del personaggio che in quel momento non state controllando sfociando occasionalmente nell’esagerazione.

Non è chiaro? Provo a farvi un esempio. Il vostro cammino sarà reso più impervio dalle potenti folate di vento che vi costringono a premere un tasto, un tasto che sostanzialmente serve ad abbassarvi e ad aggrapparvi al terreno per non scivolare indietro. Difficile prevedere queste raffiche di vento il che significa che a volte voi sarete al sicuro su una lunga lastra di ghiaccio mentre la piccola volpe potrebbe essere quasi sul bordo. Il risultato è quasi sempre la morte dell’animale e di conseguenza un bel game over che non dipende strettamente dalla vostra abilità di gamer.

Ad un certo punto questo rapporto tra Nuna e la volpe diventerà quindi una sfida nella sfida, obbligandovi a ricominciare dall’ultimo checkpoint calcolando al millimetro gli spostamenti di entrambi i personaggi e pregando che vada tutto bene.

Stella

Avete presente le stelle? Quelle che osservate ogni giorno dalla finestra? Molte di loro potrebbero essere morte eppure la loro luce continua ad essere percepita da noi, piccoli abitanti di questo pianeta chiamata Terra. In un certo senso Never Alone è come la luce di una stella: in ritardo.

Il grosso problema di questo titolo infatti sta nei comandi e nei movimenti. Il sistema di controllo è legnoso e la sensazione perenne è quella di avere tra le mani un titolo poco reattivo, incapace di reagire ai comandi quando dovrebbe. Come se non bastasse il gioco dei ragazzi di Upper One Games soffre della sindrome che aveva già colpito mesi fa Monochroma: vi chiede precisione e poi non è in grado di garantirvela, e la colpa è proprio della scarsa responsività.

Il risultato saranno spesso e volentieri parolacce per morti che non avrebbero dovuto esserci, per cadute impreviste e salti troppo lenti proprio quando avreste bisogno di non sbagliare per evitare di ricominciare di nuovo tutto lo schema. A rendere il tutto ancora più snervante e frustrante ci pensa il già citato dramma della dipendenza, che a volte vi costringerà a spegnere PC o console per evitare di perdere definitivamente la pazienza.

Aurora

2014-12-08_00002

A farvi compagnia durante il vostro viaggio ci saranno loro: neve e ghiaccio. Il paesaggio che vedrete davanti a voi sarà infatti quello tipico delle terre nordiche con i fenomeno atmosferici che non vi daranno mai pace, enormi lastre di ghiaccio che minacceranno costantemente la vostra vita e tutto il fascino dell’aurora boreale.

Artisticamente il titolo prova quindi a fornirvi ulteriori elementi per immedesimarvi nei panni di Nuna ma non sempre ci riesce. Se da un lato infatti la fedeltà è piuttosto buona e l’atmosfera ricorda molto da vicino le gelide terre artiche, dall’altro la sensazione è quella di un continuo dejà-vu. Insomma, i ragazzi di Upper One Games avrebbero potuto sicuramente rendere i vari livelli un po’ più dissimili gli uni dagli altri.

Idioma

A dare al gioco quella marcia in più che lo rende uno dei titoli indie più interessanti di quest’ultimo periodo ci pensa indiscutibilmente la tradizione Inupiat.

Il narratore infatti racconterà le avventure di Nuna e della piccola volpe utilizzando l’Inupiaq, l’idioma originale della tribù che ha prestato il suo contributo per la realizzazione di questo gioco. La lingua nativa è quanto di più rilassante e ipnotico riusciate ad immaginare. Calmerà i vostri nervi anche dopo i livelli più ostici e vi accompagnerà dolcemente da uno schema all’altro lasciandovi dentro la sensazione di essere di fronte ad una leggenda che vale la pena ascoltare, ad una tradizione che dovete rispettare ed apprezzare.

Ad imprimere ancora di più il ricordo di quest’avventura tra i miti degli Inupiat ci penseranno poi i contenuti extra. Ogni volta che incontrerete un piccolo gufo sul vostro cammino sbloccherete infatti un nuovo filmato che vi racconta qualcosa di più sulla storia di questo popolo e, credetemi, ogni video vi lascerà affascinati e vi spingerà a vedere quello successivo e a sbloccarne degli altri.

Never Alone contenuti extra

L’intento divulgativo di Never Alone è quindi palese, anche se non rappresenta di certo una buona scusa per la mancanza di cura dedicata al level design, all’intelligenza artificiale e ai controlli. Non fraintendetemi però: il gioco di Upper One Games rimane comunque un titolo piacevole da giocare e capace di rapirvi per trasportarvi in un’altra terra, una terra fatta di ghiaccio, di neve, ma soprattutto di leggende che hanno bisogno di essere raccontate.