Il sottotitolo di questo articolo potrebbe essere “ragà, siamo invecchiati“. Ma procediamo con ordine, adesso vi spiegherò perchè.

Adoro i survival horror degli ultimi anni: The Last of Us, Resident Evil (per intendersi, dal 4° in poi), The Evil Within, ecc., eppure ieri sera ho ceduto alla tentazione di fare un viaggio indietro nel tempo provando sulla mia PlayStation 4 Resident Evil HD Remaster, la versione ad alta risoluzione della prima vecchia gloria di Shinji Mikami .

Non voglio parlarvi di quanto rigiocare a questo titolo abbia toccato le corde più profonde del mio cuore, scatenando i ricordi più reconditi e facendomi venire i lucciconi che nemmeno da Maria De Filippi, sono sicura si tratti di un’esperienza condivisa anche da molti di voi. Vorrei invece proporvi un’altra riflessione.

Oggi i videogiochi sono cambiati. Certo, questo è un fatto ormai assodato. Se ne è parlato tanto e forse pure troppo: i videogiochi si sono evoluti con il passare degli anni per seguire i diversi gusti dei giocatori e per soddisfare le loro nuove esigenze. Ma in che modo questa trasformazione di forme e contenuti ha influito sul nostro modo di giocare?

Ecco, provare questa rinnovata edizione di RE mi ha dato la possibilità di analizzare e confrontare gli stili di gioco di ieri e di oggi. Riflessione che è partita, sì, dalla presa in considerazione di questo specifico survival horror, ma che ritengo possa essere ascrivibile anche a molti altri generi.

Personalmente, ho sperimentato uno stile di gioco più lento rispetto a quello cui siamo abituati attualmente, ma non per questo meno divertente. Anzi, forse era proprio questo il fattore che lo rendeva più appassionante e pieno di suspance. Di zombie non ce ne erano poi tantissimi (faccio riferimento a RE con livello di difficoltà medio), ma quando ne incontravi uno sul tuo cammino, succedeva solo una cosa: salto triplo carpiato dal divano.

Resident Evil HD Remaster gameplay

Mentre in giochi recenti, come The Last of Us ad esempio, di questi simpatici non-morti ne arrivano a frotte, ne siamo costantemente circondati ed ormai siamo talmente abituati ai clicker che possiamo andarci a fare l’aperitivo insieme il venerdì sera. Per uccidere uno zombie vecchio stampo finivi in media 5 proiettili alla volta, oggi un solo colpo preciso alla testa e sbam, avanti un altro.

Non c’era bisogno di tanto splatter (che invece ora è divenuto cosa quotidiana) per coinvolgere e spaventare il giocatore. Bastava l’atmosfera, tetra e cupa nel caso specifico di Resident Evil, a rendere l’eperienza di gioco tesa e realistica.

Per non parlare poi della strategia: la valigia era così piccola che per metterci tutte le munizioni, le chiavi delle stanze e le erbe, dovevi fare avanti e indietro dalla stanza di salvataggio come minimo 10 volte. Ecco perchè sembrava che i giochi durassero tanto, molto più di adesso. Oggi sarebbe una cosa che farebbe infuriare la maggior parte di noi, sentiremmo di perdere tempo.

Non abbiamo forse più pazienza? Ormai lo stile di gioco che ci identifica maggiormente è quello più veloce e palpitante?

Una volta, non dimenticatelo, tutto quello che vi ho descritto sopra era la regola. Anzi, oserei dire che forse era proprio quello il bello. Potevamo rimanere bloccati nello stesso punto per giorni, finchè non ricorrevamo disperatamente ed amaramente al caro walkthrough (e credetemi, senza quello a volte eri proprio perduto). Oggi un gioco lo finisco in pochi giorni e per giunta quando sono al 15% del totale. Il resto del tempo lo passo ad ultimare le missioni secondarie, con un livello di motivazione pari alla metà dell’altezza di Super Mario.

Ma forse queste sono solo mie impressioni. Sarei davvero curiosa di sapere cosa ne pensano i nostri lettori.
A voi la parola!