Cibele, nome di un’antica divinità anatolica, è il nuovo gioco su cui sta lavorando Nina Freeman, una game designer newyorkese dai capelli rosa.

Titolo tanto scomodo quanto interessante, Cibele, come altri giochi precedenti della Freeman, esplora situazioni legate alla sfera sessuale e racconta un’esperienza molto personale. Sul suo sito, la sviluppatrice usa una sola frase per descriverlo: “I used to play this online game. I met a guy there–we fell in love and had sex. Then, before I knew it, he was gone.”

Ecco cos’è Cibele: la storia di un rapporto online, culminante con un rapporto sessuale, narrata in modo intimo attraverso la versione virtuale del desktop di una giovane ragazza che ama giocare agli MMO. Un gioco dentro il gioco insomma.

Giocando, la ragazza conosce un giovane coetaneo con cui inizia a parlare. Il loro flirt, che inizialmente sembra scorrere in modo timido e riservato, si svolge su una chat vocale e dopo poco assume tutta l’immediata e brutale onestà tipica degli ormoni adolescenziali fuori controllo.

Cibele per molti tratti è autobiografico: la finestra di dialogo della chat è infatti tratta dagli stessi vecchi log della Freeman e la protagonista si basa su una versione più giovane della stessa game designer.

GamesPrincess_cibeleIl gioco in sé non è tanto importante quanto il rapporto e l’interazione che si vengono a creare tra i personaggi, che spaziano tra sentimenti di attrazione e forte vulnerabilità.

Oggi è difficile vedere il tema della sessualità affrontato in modo maturo all’interno dei videogiochi, e ancor più raro è vedere uno sviluppatore che utilizza i giochi per esplorare idee inconsuete e per dare un senso al proprio passato. La Freeman ha fatto tutte queste cose: indagando se stessa, passando per vecchi computer e riguardando vecchie immagini e chat, ha trovato ciò che ha ispirato le meccaniche di gioco di Cibele.

Il titolo uscirà nei prossimi mesi. Vi lasciamo con il suo trailer.

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Marina Belli
Videogiocatrice dalla nascita (grazie ad un'Atari2600 che custodisce gelosamente), ha molti tatuaggi ed una laurea magistrale in Informatica Umanistica. Dopo un anno e mezzo di dottorato di ricerca in Interazione e Ambienti Virtuali è scappata a New York. Una volta tornata, ha iniziato ad occuparsi di web e social media. Toglietele tutto ma non i libri e i gatti.