Ci sono titoli indie che spesso riescono a toccare facilmente l’anima. È questo il caso di Ori and the Blind Forest, titolo sviluppato da Moon Studio e prodotto – in esclusiva per Xbox e PC – da Microsoft Studios. Questo gioco, il cui sviluppo ha richiesto quasi quattro anni di duro lavoro, ha l’anima intrisa di cultura giapponese che viene dispensata al giocatore goccia dopo goccia. Di primo acchito il gioco vi riporterà alla mente le atmosfere fatate di Child f Light, ma non lasciatevi ingannare. È tutto molto diverso.

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Ma bando alle ciance, vi descriverò questa splendida perla utilizzando le nostre consuete 5 parole: omaggio, onirico, inganno, inconsutile, H2O.

Omaggio

Ori and the Blinf forest è un omaggio alle produzioni occidentali ma soprattutto giapponesi degli anni ’90. La storia che ci viene narrata è quella del piccolo ed etereo Ori, uno spirito guardiano che è stato trasportato dal vento – sotto forma di foglia di luce – in una foresta lussureggiante e fatata ma al contempo molto misteriosa. Qui Ori viene accudito e cresciuto da Naru, un paffuto essere che tanto assomiglia ad un orso ma che ancor di più richiama alla mente Kaonashi, lo spirito dalla maschera bianca che ritroverete nel capolavoro di animazione del Maestro Hayao Miyazaki: La città Incantata.

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Un giorno però, una forza oscura di nome Kuro minaccia l’equilibrio della foresta. Dalla minaccia al cataclisma il passo e breve e gli “sconvolgimenti nella Forza” fanno sì che Naru muoia lasciando solo al mondo il piccolo Ori. Sono certa che nemmeno la morte di Mufasa, ne “Il Re Leone“, sia stata capace di farvi versare così tante lacrime. Anche questo è un esplicito omaggio che il team di sviluppatori di Moon Studio ha deciso di rendere al capolavoro disneyano.

La morte di Naru infatti sembra essere un segno del destino: è giunta per Ori l’ora di crescere e di intraprendere il proprio cammino. “Naru” in giapponese infatti significa “diventare”, “trasformarsi”, ed è proprio con questo brusca interruzione di un amicizia idilliaca che Ori è pronto a diventare grande.
Anche “kuro” in lingua giapponese ha un significato ben preciso: nero, scuro; proprio come quell’oscurità che ha portato via Naru.

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Il viaggio di Ori non è solo fisico ma anche spirituale: il suo compito sarà quello di ristabilire il perduto equilibrio della foresta.
Nuovamente Moon Studios rende omaggio alle opere create da Studio Ghibli, tutte unite tra loro da un unico tema ricorrente: la natura e i suoi delicatissimi equilibri.

Ori and the Blind Forest è decisamente ricolmo di citazioni e di omaggi a opere del passato; questo però non mette in ombra la freschezza e l’originalità che questo titolo porta con se. La prima cosa che ho pensato quando l’ho visto è stata “assomiglia a tutto e a niente“.

Gli omaggi sono talmente sottili e raffinati che vi passeranno di fronte agli occhi quasi senza rendervene conto. Buttatevi su un divano e rilassatevi, lo spettacolo sta per iniziare.

Onirico

Nei sogni nulla di quello che abbiamo vissuto nella vita vera viene riportato in modo reale. Tutto si fonde, l’assurdo diventa normalità, i colori si accendono e creature di ogni genere prendono forma. La mente umana è in grado di partorire meravigliosi paesaggi onirici avendo a disposizione solo pochi elementi. Questo è quello che hanno deciso di fare gli artisti e sviluppatori di Ori anche The Blind Forest: trasformare qualcosa all’apparenza semplice in un tripudio di colori e sensazioni che invadono – senza chiedere il permesso – la testa del giocatore.

GamesPrincess_OriAndTheBlindForesst_ColoriTutti i dettagli sono minuziosamente curati ma siete avvisati: una volta che spegnerete la console la vostra mente fonderà tutti i contorni, tutti i dettagli fino a lasciarvi in mano solo una tavolozza di colori.
Colori che vanno dalle tonalità calde sprigionate da potenti rossi e marroni fino a farvi battere i denti con i blu e i viola gelidi.

Insomma un capolavoro visivo che riuscirà ad appagare tutti i senso, non solo la vista.

Inganno

Ori and The Blind Forest rispecchia le meccaniche di gioco proposte nei classici Metroidvania fondendo con grande sapienza elementi tipici dei platform 2D con elementi – seppur base – degli RPG.
Rimasto solo, dopo la scomparsa di Naru, Ori incontra Sein una piccola lucciola che lo aiuterà nell’apprendimento delle nuove abilità (qualcuno ha detto Child of Light?). Sein è il fulcro del gameplay e l’artefice del grande inganno che si cela dietro Ori and the Blind Forest. Non fatevi intenerire dalle fattezze del piccolo Ori: il gioco infatti si rivelerà tutt’altro che semplice. La sfida si farà sempre più dura mano a mano che proseguite con il gioco e vi assicuro, la difficoltà è esponenziale.

Gamesprincess_Kuro_OriandtheblindforestSalti, doppi salti, scalate di pareti e riflessi degni di una cavalletta rendono questo titolo un vero e proprio platform. Vi è anche una spolverata di RPG: più nemici eliminerete e più sfere raccoglierete; ciò vi permetterà di sbloccare degli utilissimi potenziamenti. Le abilità invece – una decina in tutto – verranno acquisite in punti prestabiliti della storia.

Il curioso sistema di salvataggio self-made oltretutto non agevola il già arduo compito. Se in Tomb Raider III bisognava scovare i rari cristalli, qui la scelta tocca a noi e, ancora una volta, l’inganno serpeggia senza via di scampo. La libertà di scegliere quando creare dei punti di salvataggio potrebbe rivelarsi una fatale arma a doppio taglio. Nei momenti in cui l’azione è molto intensa, il cervello andrà completamente in black out finendo così per dimenticare l’annosa incombenza del salvataggio. Questo vi catapultarà all’ultimo check point con conseguente raffica di imprecazioni varie ed eventuali.

Ma come si dice dalle mie (balcaniche) terre: quando ci si scotta, si soffia anche sullo yogurt. Ecco quindi che vi ritroverete a salvare anche in luoghi non necessari, ogni due passi, per paura di ritornare al check point perdendo i progressi guadagnati con il sudore dei palmi delle mani.

Inconsutile

ori and the blind forest intera mappa(Clicca sull’immagine per ingrandire)

Ori e The Blind Forest è inconsutile, non ha alcuna cucitura. La mappa infatti è totalmente esplorabile, caratteristica che lo dissocia dai classici platform. Questi ultimi infatti sono composti da distinti schemi che se cuciti insieme creano un modo. Ori and The Blind Forest invece ha una mappa che oserei definire openworld. Man mano che andate avanti nel gioco ne scoprirerete un nuovo pezzo e, volendo, potete andare avanti e indietro a vostro piacimento, ammesso che abbiate tutte le abilità necessarie per accedervi.

H2O

L’acqua, il più importante degli elementi per le forme di vita terrestri, è composto da elementi semplicissimi: due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Elementi comuni ma in grado di creare qualcosa di estremamente complesso e che può prendere innumerevoli forme.
Ori and The Blind Forest è proprio come l’acqua: è composto da elementi semplicissimi e nemmeno lontanamente rari.

Due personaggi (uno bianco e uno nero), uno grande e uno piccolo, una foresta fatta di foglie e alberi, un percorso da seguire. L’abilità di Moon Studios però è stata quella di riuscire a creare una perla rara partendo da pochi e semplici elementi che – per assurdo – ogni fiaba per bambini potrebbe contenere.

Un piccolo capolavoro che per circa 8 ore mi ha saputa tenere incollata, con la bocca aperta, di fronte allo schermo, proprio come i bambini mentre guardano i cartoni animati la mattina. Completamente imbambolata. Un prodotto che, con l’avanzare della narrazione, diventa complesso e che offre al giocatore un elevato grado di difficoltà.

In definitiva Ori and The Blind Forest è raro, bello e appagante. Da giocare.