Le gioie della vita bucolica, si sa, hanno sempre avuto un forte ascendente su chi vuole prendersi una pausa dalla stressante vita cittadina; senza nulla togliere a una bella vacanza, anche un farming simulator come Harvest Moon può regalare qualche ora di svago durante il quotidiano via vai. O almeno dovrebbe.

Sì, “dovrebbe”, perché il nuovo Harvest Moon: The Lost Valley non si è rivelato all’altezza dei suoi predecessori. Vi spieghiamo perché in 5 parole.

Divorzio

Si può tranquillamente affermare che questo titolo sia un Harvest Moon solo di nome, poiché, a seguito di diverse vicende legali, il marchio resta nelle mani di Natsume (che, probabilemente, procederà d’ora in avanti con titoli simili a The Lost Valley), mentre Marvelous, vera anima della saga, si appoggerà a Xseed per sviluppare nuovi giochi sulla linea dei vecchi titoli della serie. Complicato, vero?
Non vi biasimo, ma questo piccolo excursus sul copyright è fondamentale per comprendere a pieno la storia, passata e futura, di Harvest Moon e in particolare di quest’ultimo gioco, figlio di un infelice divorzio.

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Madre Natura

In The Lost Valley impersoneremo un (o una) viandante che, travolto da una violenta tempesta di neve, cerca riparo presso una baita. Qui faremo la conoscenza di uno Spiritello del Raccolto che ci racconterà della stupenda bellezza di quella terra e dell’armonia che un tempo la governava, prima dell’arrivo della neve. Ebbene sì, a seguito della sparizione della Dea del Raccolto, una sorta di Madre Natura che regolava il susseguirsi delle stagioni, le floride lande sono ormai solo un ricordo.
Lo Spiritello ci chiederà quindi il nostro prezioso aiuto e ci inviterà a trasferirci nella baita permanentemente, con lo scopo di ritrovare la Dea e far tornare la valle ai lustri di un tempo.

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Architettura

Lavorando con passione e tenendo sempre sott’occhio la stamina, avremo il compito di dar nuova vita alla valle innevata, modificandola a nostro piacere.
Il terreno presenta diversi dislivelli e questo sarà lo spunto principale che ci spingerà a implementare l’ambientazione con dei rialzi o dei pendii naturali, dei canali d’acqua e il riposizionamento degli alberi; procedendo con la storia, sarà possibile anche creare ponti, strutture ed edifici di varia natura, per dare un aspetto più completo alla nostra valle.
Purtroppo però queste modifiche risultano puramente estetiche – fatta eccezione per alcune- , e ben presto verranno accantonate per sfruttare al meglio tempo e fatica in altre attività più proficue.
Giocare a fare gli architetti, quindi, perde ben presto la forte attrattiva che sarebbe stata, potenzialmente, il culmine del gameplay di The Lost Valley.

3D

Se pensate di poter godere almeno del comparto grafico di questo titolo, resterete delusi.
Nonostante la pubblicità metta in evidenza il carattere 3D del gioco, di tridimensionale c’è veramente poco. La stereoscopia è un elemento certamente non approfondito e il motore grafico, piuttosto basilare, nonostante garantisca una certa pulizia, non dona affatto giustizia alla maestosità della natura, caratteristica fondamentale su cui poggia tutta la saga di Harvest Moon.

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Alienazione

Alla rosa delle attività presenti nella serie di Harvest Moon (arare, seminare, concimare e innaffiare) si aggiunge in questo capitolo la possibilità, o meglio necessità, di spalare la neve accumulata, in linea con l’ambientazione impervia.
La novità più interessante è però la nuova interfaccia dei comandi, questa volta più veloci ed efficienti, grazie al riconoscimento automatico dell’azione da compiere, garantendo quindi una certa fluidità di gioco. Ottima idea che, però, non è stata sviluppata al 100%: mentre il gameplay più veloce assicurato dai nuovi comandi permette di risparmiare tempo, elemento prezioso ai fini della buona riuscita della partita, le animazioni che contraddistinguono le varie attività risultano inutilmente lunghe portando quindi a un processo di lenta e alienante ripetizione.
Questa spiacevole sensazione caratterizza non solo il gameplay, ma anche il livello narrativo d’interazione tra il protagonista e i PNG: la mancanza del villaggio, centro nevralgico della maggior parte dei titoli di Harvest Moon, ridurrà le relazioni tra i personaggi a meri scambi di chiacchiere e richieste, seguendo dei turni casuali davanti alla vostra baita che azzerano completamente il desiderio di esplorazione, comunque non soddisfacibile ai fini dell’esperienza di gioco.
Anche qui, quindi, le meccaniche ripetitive e alienanti dettano le regole, portandovi inesorabilmente a un calo d’interesse.

Harvest Moon: The Lost Valley è quindi il punto di partenza per una nuova serie di giochi agricoli che tenta di reinventare il marchio strizzando un po’ troppo l’occhio a Minecraft e concentrandosi troppo poco sul game design che, nonostante qualche buona idea, presenta delle lacune non ammissibili.
Un tentativo non riuscito che difficilmente non risulterà estremamente monotono e privo di attrattiva, da cui si spera che Natsume tragga almeno lo spunto per una maggiore attenzione nello sviluppo dei titoli successivi.

Quest’estate, se volete provare la vita bucolica, vi conviene andare direttamente in vacanza in campagna.

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