Partiamo da un presupposto: il femminismo è cosa buona e giusta.

Nella sua definizione più pura, questo movimento socio-culturale nato nell’Ottocento è indubbiamente uno dei più grandi traguardi dell’umanità. Dopo anni di lotte le donne hanno ottenuto il voto, rivendicato la parità dei diritti ed evidenziato come non ci debbano essere differenze sul posto di lavoro.

Il problema è che ogni tanto qualcuno esagera. È il caso della cara Anita Sarkeesian, la blogger canadese che recentemente si è eretta a difesa del lato B dei personaggi femminili dei videogiochi, ma anche della senatrice francese Catherine Coutelle, Presidente della Delegazione per i Diritti delle Donne e per le Eque Opportunità tra i Sessi.

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La signora Coutelle è stata promotrice di un emendamento destinato a penalizzare tutti coloro che producono videogiochi femministi sul suolo francese.

Ad aver fatto discutere l’industria videoludica non è per ora l’assurdità di questa proposta di legge, respinta dal parlamento il 21 gennaio, quanto le argomentazioni usate dalla senatrice. Nel corso del suo lungo intervento infatti la Coutelle ha deciso di barricarsi dietro esempi piuttosto dubbi.

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Si parte travisando le parole di Alex Amancio, Creative Director di Assassin’s Creed Unity, che nel 2014 aveva risposto alla famosa critica sull’assenza di una protagonista femminile, spiegando che l’aggiunta di un nuovo personaggio avrebbe comportato lo sviluppo di nuove animazioni e nuovi asset nonché la necessità di registrare decine di tracce audio. Un problema di budget che la buona Catherine ha sintetizzato con un “i personaggi femminili sono troppo difficili da disegnare“.

A finire nel mirino è stato poi David Cage con Kara. La senatrice ha infatti estrapolato dal contesto parte della tech demo che recitava “Posso prendermi cura della casa, cucinare, badare ai bambini, organizzare i tuoi impegni, […] e sono a tua completa disposizione come partner sessuale. Non devi nutrirmi“. Inutile dire che non c’è niente di più lontano dal personaggio effettivamente creato da Quantic Dream, un droide ribelle, pensante e dotato di sentimenti profondamente umani.

Non è mancato poi anche un riferimento alla serie Imagine per DS e 3DS, quella che da noi è stata battezzata Giulia Passione. A detta della senatrice Coutelle infatti questo franchise, che incita le donne ad esplorare professioni tradizionalmente femminili, risulta altamente discriminante e altrettanto diseducativo.

A favore dell’emendamento sono poi stati citati casi di ipersessualizzazione, tra cui spicca Dishonored dove pare che il nostro protagonista sia accompagnato dalla classica “damsel in distress”, ma anche da una strega e da una prostituta, una professione che secondo la signora Catherine è estremamente diffusa nei videogiochi.

Il discorso tenuto in parlamento si è poi concluso ricordando come il sessismo sia radicato nell’industria videoludica e come videogiocatrici e blogger siano spesso vittime di violenza.

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Fortunatamente però il governo francese vanta tra i suoi ranghi Axelle Lemaire, 41enne nata in Canada che ora svolge il ruolo di Segretario di Stato.

Interpellata alla fine dell’insensato intervento della senatrice, la Lemaire ha spiegato come le preoccupazioni di Catherine Coutelle siano assolutamente condivisibili, ma ha anche specificato come una legge contro i videogiochi sessisti sia molto lontano dal costituire una soluzione al problema. Secondo Axelle infatti il modo migliore per intervenire sul problema è aiutare le donne ad intraprendere una carriera nel settore videoludico così da contribuire alla creazione di contenuti meno sessisti e votati alla promozione della figura della donna, ma anche appoggiare lo sviluppo di comunità dove le videogiocatrici si sentano libere di esprimersi e confrontarsi.

Il Segretario di Stato francese sembra inoltre aver studiato il caso meglio di quanto abbia fatto la Coutelle. Illustrando le ragioni per cui l’emendamento era a suo avviso azzardato, la Lemaire ha fatto presente che è proprio l’industria videoludica francese ad aver dato vita all’apprezzatissimo Life is Strange, dove i personaggi femminili sono tanto normali quanto umani.

Com’è andata a finire già lo sapete: il parlamento ha respinto la proposta di Catherine Coutelle, giudicandola per altro controproduttiva viste le potenzialità del settore e il peso che il gaming ha ormai sull’economia del Paese.

Chissà se la senatrice e il suo gruppo ci riproveranno…

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