Mentre mi avvicino al lago per fare la conoscenza del piccolo Joel Evan Green e della sua famiglia, mi rendo conto che niente di tutto quello che ho letto e visto fino ad ora è stato capace di prepararmi a questo momento.

Le parole di speranza dei genitori di Joel mi investono brutalmente. La sensazione è quasi dolorosa.

Quella percezione angosciante e penosa me la sono portata dietro per tutto il tempo necessario a terminare That Dragon, Cancer, e forse anche un po’ oltre, perché che il gioco racconti la storia di Ryan ed Amy e di come abbiano vissuto il terribile cancro che ha portato via Joel nella primavera del 2014 già lo sapevo, ma quello a cui non ero preparata è la giostra di emozioni che riesce a farti vivere questa esperienza interattiva anche se ne conosci già l’epilogo.

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La triste storia di Joel e della sua lotta contro il cancro si dipana per 14 brevi scene. 14 scene che vi porteranno per mano, vi spingeranno e vi trascineranno nei meandri della mente dei suoi genitori.

That Dragon, Cancer non è un gioco realistico. Non lo è la grafica, colorata ed estremamente geometrica, non lo è nei toni, sempre molto accesi, non lo è nelle ambientazioni, spesso e volentieri pensate per essere una metafora di sentimenti più contorti, difficili da esprimere ma anche da sperimentare. Non aspettatevi quindi un resoconto dettagliato e struggente di ciò che è accaduto a Joel. Quello che vi attende è piuttosto una rivisitazione spesso surreale dell’accaduto, dove agli ambienti più concreti, rappresentati quasi esclusivamente da stanze di ospedale, si contrappongono scenari quasi astratti.

Il comparto grafico pulito e vivace e le ambientazioni quasi figurative che spesso vi troverete ad esplorare non vi proteggeranno però dall’esplosione di sensazioni che vi troverete a vivere nella manciata di ore necessarie a terminare il gioco. Dopo pochissimi minuti vi renderete conto che la scelta di un gameplay basato esclusivamente sul punta e clicca non è dettata da ragioni ludiche o da una pigrizia di fondo, dal “così è più facile da realizzare“. That Dragon, Cancer ti consente di guardare quello che c’è intorno a te ed interagire con pochi oggetti e poche persone perché così ti pone nella stessa posizione dei genitori di Joel, quella di chi è ormai impotente, in balia degli eventi e delle emozioni, incapace di agire e costretto ad aggrapparsi a quella poca speranza rimasta perché ormai non c’è altro che possano fare. Voi vi sentirete così, spettatori di una tragedia che vorreste tanto poter riscrivere ma a cui ormai potete solo assistere. 

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Attoniti e sconvolti, procederete, scena dopo scena, versa la fine, passando da momenti di ottimismo a fasi di profonda depressione, affronterete tutte le fasi del cordoglio e rimarrete immobili di fronte alle confessioni di Ryan ad Amy, di due genitori che hanno attraversato l’inferno nella speranza che Joel continuasse a vivere.

Definire That Dragon, Cancer un gioco è quindi molto difficile. Il titolo realizzato da Numinous Games è prima di tutto un’esperienza di vita estremamente penosa condensata in un paio d’ore di gameplay, è la storia della breve esistenza di Joel e di come abbia disperatamente lottato fino all’ultimo. Non fatevi quindi spaventare dal gameplay estremamente scarno perché quello che vi regalerà questo titolo è qualcosa di profondamente umano e quasi necessario alla vostra crescita, è un messaggio che dovremmo portarci dentro e diffondere.

Se siete indecisi, accettate questo consiglio: comprate That Dragon, Cancer. Compratelo perché è realizzato incredibilmente bene, con amore oserei dire. Compratelo perché la poesia nascosta nel suo astrattismo e la magia che trasmette la colonna sonora di John Hillman sono impagabili. Compratelo perché è l’ennesima dimostrazione di come un videogioco sia una forma d’arte senza eguali quando si tratta di farci vivere un’esperienza così intensa. Compratelo perché sicuramente saprà regalare qualcosa in più alla vostra esistenza.

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