Yoan Fanise non è l’equivalente francese di Kojima e la sua non è la storia di un brillante genio videoludico che emerge fin da subito trasformandosi in una sorta di icona del settore. Yoan ha lavorato 14 anni in Ubisoft cominciando come Sound Designer e impegnandosi senza sosta nel suo lavoro. Una costanza che l’ha portato nel 2014 ad essere l’autore di uno dei titoli più acclamati degli ultimi anni: Valiant Hearts.

Il gioco dedicato alla Prima Guerra Mondiale è stato l’apice della carriera di Fanise, un successo sfociato poi nelle sue dimissioni.

Sì, avete capito bene. Yoan ha abbandonato Ubisoft subito dopo aver dato vita a quel piccolo capolavoro. Una scelta sicuramente imprevedibile ma dettata da un bisogno ormai sempre più impellente, quello di avere carta bianca sui propri progetti, abbandonando le pressioni tipiche di una grande software house come quella francese.

Nasce da questa sua necessità Digixart, un piccolo studio di sviluppo indipendente che ha dedicato gli ultimi mesi alla creazione di Lost in Harmony, un titolo mobile che si propone come l’ibrido perfetto tra un rhythm game ed un endless runner e che ha saputo conquistarmi con la sua originalità nonostante qualche -evidente- difetto.

Kaito e Aya

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Il protagonista di Lost in Harmony è il cancro. Invincibile e inesorabile, questa terribile patologia inghiottirà, mese dopo mese, la vita di Aya, lasciando a Kaito un’unica triste possibilità, quella di aggrapparsi ai suoi sogni nella speranza che questo sia sufficiente a tenere in vita la sua giovane amica.

I livelli del gioco quindi non sono altro che i sogni del nipponico quindicenne creato da Yoan Fanise, sogni durante i quali ci troveremo, in sella ad uno skateboard e con Aya sulle spalle, a dover evitare quanti più ostacoli possibili utilizzando pochi tocchi sullo schermo: un tap a sinistra o a destra per spostarvi e uno slide verso l’alto per saltare. La parte più squisitamente ispirata ai classici endless runner si appoggia quindi a meccaniche piuttosto tradizionali, introducendo però una variante: gli ostacoli, che di volta in volta cambieranno diventando veicoli, animali o oggetti inanimati, potranno sia materializzarsi davanti a voi sia arrivare alle vostre spalle.

A complicare ulteriormente la situazione ci pensa il lato “musicale” del gioco. Occasionalmente infatti compariranno dei simboli sullo schermo che dovrete colpire a tempo di musica per ottenere più punti possibili. Non illudetevi però, anche questa componente tipica dei rhythm game è stata pensata per mettervi in difficoltà; vi troverete così a dover tappare decine di simboli, a dover premere contemporaneamente su due di essi o a doverne accompagnare uno da una parte all’altra dello schermo senza perdere il senso del ritmo.

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Il risultato di questo insolito mix è un gameplay sicuramente molto stimolante, mai noioso e sicuramente originale, capace di mettere alla prova le vostre abilità ed incitarvi a fare sempre meglio.

Ad esortarvi ulteriormente ci pensa poi la colonna sonora, che, vi confesso, continuo ormai ad ascoltare ininterrottamente su Spotify. La soundtrack di Lost in Harmony infatti propone brani classici remixati in maniera sublime ma anche nuove tracce composte ad hoc, tra le quali emerge Lost in Time del noto musicista Wyclef Jean.

Notevole infine la componente artistica del gioco, con i due protagonisti ispirati agli anime giapponesi e gli sfondi, disegnati a mano, che risultano ricchissimi di dettagli e spesso ispirati alla cultura popolare.

La forza della community

Stilisticamente sorprendente e capace di ammaliare grazie all’accattivante colonna sonora, Lost in Harmony porta però con sé due grandi difetti: la trama e la longevità.

La storia di Kaito e Aya è infatti raccontata principalmente nelle pause tra i diversi livelli, durante i quali i due protagonisti si scambiano dei messaggi usando un clone di Whatsapp. Non ci sono altri indizi su quello che accade ad Aya e non ci sono filmati di intermezzo, tutto ciò che sappiamo sul loro rapporto e su ciò che accede lo dobbiamo a dei brevissimi scambi digitali.

Ovviamente ciò non significa che la narrazione sia inesistente. Fanise ha scelto volutamente di affidare a noi l’interpretazione di ciò che accade, dandoci solo pochi indizi per poi lasciarci l’onere di trarre le conclusioni e di capire i sentimenti e le sensazioni che animano i personaggi. Purtroppo però questo rischia, in più di un’occasione, di trasmettere al giocatore un senso di incompiutezza, minando così l’esperienza di gioco.

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A peggiorare la situazione ci pensa inoltre la scarsa longevità del titolo. I sogni di Kaito sono soltanto 13, il che significa che vi basteranno un paio d’ore per arrivare alla fine. Non preoccupatevi però, finiti i livelli della storia principaei potrete dedicarvi a quelli creati dalla sempre più attiva community oppure potrete decidere di mettere alla prova le vostre abilità creative utilizzando l’editor integrato per progettare un nuovo percorso.

Musica, maestro!

Inutile negarlo, Lost in Harmony mi è piaciuto moltissimo. L’ho amato per il suo lato da rhythm game – che mi ha ricordato la mia ossessione per Deemo -, l’ho adorato per la coraggiosa scelta di affrontare un tema delicato come il cancro e l’ho apprezzato per il tentativo di unire due generi che ad un primo impatto sembravano avere ben poco in comune.

Ovviamente il gioco non è scevro da difetti, ma rimane comunque un titolo da non farsi scappare, fosse anche solo per l’ipnotica colonna sonora.

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