Moon Hunters è un RPG cooperativo sviluppato da Kitfox Games, un progetto che fu inizialmente annunciato da Square Enix Collective per poi sbarcare su Kickstarter, dove il team di sviluppo riuscì a raccogliere i fondi sufficienti ad aggiungere la componente multiplayer ma soprattutto necessari alla realizzazione della versione per le console Playstation.

Il gioco è stato definito dagli stessi suoi creatori “non lineare” e “con una durata inferiore ad un’ora”, definizioni che, purtroppo, rappresentano i più grandi difetti del gioco, complice in primis la gestione superficiale fatta proprio da Kitfox Games.

Una trama reale non esiste, infatti sarete voi e il vostro personaggio (a scelta tra 4 differenti caratteri) ad esplorare la mappa ed a costruire la vostra personale storia in base alle interazioni che sceglierete di portare a termine. Uno spunto interessante, quello di lasciare che siano le scelte del giocatore a dare vita alla vicenda, che ha funzionato in moltissimi giochi recenti, purtroppo però in Moon Hunters la brevità del gameplay e la completa libertà delle proprie azioni spesso vi porterà a non capire cosa sta effettivamente accadendo. L’unico elemento chiaro è che avete 3 giorni per far sì che la Festa della Luna non si trasformi in uno sterminio, e quindi 3 giorni a disposizione per livellare il personaggio, aumentare alcune skill e capire cosa stia succedendo attraverso i dialoghi con i cittadini. La strategia messa in atto da Kitfox Games non può che ricordare The Legend of Zelda: Majora’s Mask, ma con una differenza: qui i 3 giorni risulteranno sempre insufficienti rendendo l’esperienza estremamente frustrante.

spiritguardian

A peggiorare la situazione ci pensano i mostri che infestano il territorio e che vi si lanceranno praticamente addosso, costringendovi a duelli che nella maggior parte dei casi non sono esattamente alla pari e che vi obbligheranno quasi sempre a ritirarvi. Questo perché la gestione delle abilità del personaggio sono state lasciate un po’ al caso. L’upgrade delle skills sarà possibile solo in due condizioni: interagendo con oggetti o persone o morendo. È chiaro quindi, che se per livellare devi morire, il gioco non potrà essere portato a termine se non dopo svariati decessi.

A salvare il gioco ci pensano gli ambienti, meravigliosi, variegati e affidati alle magie della pixel art, a cui si aggiungono le musiche, estremamente evocative e perfette per creare la giusta atmosfera durante le vostre avventure nei dungeon.
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A lasciarmi perplessa più di tutto però è stata la consapevolezza che il gioco deve essere giocato più e più volte per essere assaporato a pieno, complici gli elementi sbloccabili a cui potremo accedere una volta completata la storia, tuttavia questo non dovrebbe escludere la possibilità di godersi ogni singola run, cosa che avrebbe potuto facilmente accadere trattando la storia con meno superficialità e guidando il giocatore alla scoperta del comparto narrativo invece di lasciarlo in balia delle non sempre chiare interazioni.

Insomma, Kitfox Games aveva i mezzi e le idee, ma ha finito per realizzare un titolo che non tiene conto delle esigenze dei giocatori. Un vero peccato visto che le premesse erano davvero interessanti.

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