Partiamo dal lontano 1989, quando Psygnosis lanciava su Amiga il platform Shadow of the Beast. Nonostante il poco successo ottenuto ne seguirono ben due sequel e oggi, a distanza di ventisette anni, il titolo fa il suo ingresso su PlayStation 4, regalandoci qualche gioia per gli occhi ma – purtroppo – pochissimo coinvolgimento.

Rivivremo qui le vicende di Aarbron, una vera e propria macchina da guerra dilaniata sia nel corpo che nell’animo. Al momento del nostro ingresso nella storia ci renderemo conto che Aarbron altro non è che uno schiavo al guinzaglio, soggiogato da forze oscure che lo tengono prigioniero. Giunto al Tempio di Karamoon, durante l’ennesimo massacro, succede però qualcosa di inaspettato, e Aarbron vede riemergere dalla sua mente dei ricordi di un lontano passato. La reazione del nostro protagonista, ovviamente, è rappresentata dalla rabbia più pura, che lo porta a ribellarsi al padrone e a partire per un lungo viaggio in cerca di spietata vendetta.

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Ci muoviamo così “lateralmente” per sette livelli completabili nell’arco di tre ore di gioco. Il mondo di Shadow of the Beast ci scorre davanti agli occhi riempiendoli di meraviglia grazie alla spettacolarità degli scenari, ma viene – purtroppo – lasciato poco spazio alla trama vera e propria che, se non per qualche cutscene, non si sviluppa mai abbastanza da farci simpatizzare con il protagonista. Nonostante le poche ore di gioco, veniamo costretti a ripetere più volte e a diverse difficoltà i livelli, al fine di acquisire determinati potenziamenti, come la facoltà di comprendere le diverse lingue parlate dalle razze che incontriamo sul nostro cammino.

Inutile a dirsi, i momenti clou del gioco sono rappresentati dai combattimenti. I veterani noteranno una notevole semplificazione nelle tattiche di attacco. L’inizio dei combattimenti si contraddistingue mediante la comparsa di due portali azzurri che permettono l’ingresso in campo ai nemici.

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Ci basta premere il tasto quadrato per togliere con un sol colpo la vita a guardie armate e creature di piccole dimensioni, ma sta a noi scegliere il momento adatto per effettuare combo e mosse speciali. In fase di combattimento possiamo quindi parare, contrattaccare, recuperare parte della vita ed evocare ombre che giungono in nostro soccorso nei momenti più critici. Il tutto però, a lungo andare, non fa altro che stancare il giocatore, che si ritrova a ripetere le stesse azioni dal primo all’ultimo minuto di gioco alternate da qualche mini enigma a base di leve e meccanismi.

Nonostante la scarsità di ore e la poca varietà Shadow of the Beast resta un titolo che vale la pena giocare, a maggior ragione se non siete neofiti del titolo, poiché riesce comunque a regalare un’ambientazione degna di essere ammirata e, anche se ripetitivi, combattimenti coinvolgenti e impegnativi.

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