Immaginate di avere tra le mani il gioco che avete atteso per settimana, o addirittura per mesi, per poi scoprire di non poterci giocare o di non riuscire a finirlo. Non perché non avete tempo, non perché vi si è sfortunatamente rotta la console o perché non siete in grado di proseguire, ma perché a limitarvi è il vostro stesso corpo. È questo la storia che Joshua Straub ha raccontato ai ragazzi di Naughty Dog. Nell’ormai lontano 2009 infatti Joshua non riuscì a terminare Uncharted 2 perché sul finale il titolo richiedeva di premere ripetutamente un tasto per aprire una serie di porte e lui non era in grado.

Nasce probabilmente così la sua voglia di diffondere l’importanza dell’accessibilità nei videogiochi, una vocazione che ha seguito lavorando come consulente per l’accessibilità presso Ubisoft ed Epic Games, che l’ha portato a diventare capo redattore di D.A.G.E.R.S., sito interamente votato all’importanza dell’accessibilità dei videogiochi, e che infine l’ha spinto a contattare i cagnacci californiani per chiedere loro di rendere Uncharted 4 – Fine di un ladro un titolo adatto anche ai disabili.

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Ovviamente il team di Santa Monica non si è tirato indietro di fronte a questa richiesta, implementando all’interno del gioco una serie di feature che permettono a tutti di vivere l’ultima strabiliante avventura di Nathan Drake, feature come la scelta dei colori da associare alle due squadre presenti nel multiplayer (blu e rosso per facilitare anche i daltonici) o semplicemente la possibilità di tener premuto un tasto per fare in modo che il protagonista continui a prendere a pugni gli avversari.

Gli sforzi di Naughty Dog non solo hanno permesso ad Uncharted 4 di essere definito “Barrier Free” da D.A.G.E.R.S., ma hanno spinto persino Phil Spencer, Head of Xbox, a complimentarsi con la software house californiana per l’eccellente lavoro svolto.

Non ci resta quindi che sperare che quello di Naughty Dog sia un esempio per tutti gli altri sviluppatori, permettendo così a sempre più persone di godersi a pieno i prodotti creati dalla industry e regalando così ore di divertimento e svago anche a chi è bloccata su una sedia a rotelle come Joshua.

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