Una settimana fa uscire di casa comportava per me le seguenti azioni: un rapido check per sapere se ho preso tutto ciò che mi serve, cuffie nelle orecchie, tre secondi di panico prima di trovare le chiavi e chiudere finalmente la porta e infine il lancio di Spotify. Da sette giorni a questa parte però non è più l’app musicale a comparire sul mio smartphone appena varco la soglia, ma Pokémon GO.

Pokémon GO mi accompagna a fare la spesa, in posta, a fare shopping e persino alla metro, nonostante tra casa mia e la fermata più vicina ci siano due minuti scarsi di camminata. In un’altra vita, in un altro momento, tutti voi pensereste che la mia sia una dipendenza, che sia sbagliato, che ci sia qualcosa di profondamente strano in tutto questo, ma oggi, a pochi giorni dal lancio, chiunque tra voi abbia scaricato l’app non potrà fare a meno di pensare “Lo faccio anch’io!“. Perché? Perché è la Pokémon GO-mania, un fenomeno socio-culturale che ha travolto come uno tsunami l’intero pianeta e che nasconde al suo interno tante potenzialità ancora inespresse.

Prima di analizzarlo nel dettaglio però facciamo un passo indietro.

Il 6 luglio Nintendo e Niantic hanno reso Pokémon GO disponibile sull’App Store e sul Play Store di Australia e Nuova Zelanda. Il gioco, basato sul noto franchise che ingloba al suo interno la serie animata, i videogiochi, i diversi lungometraggi e una marea di gadget, permette ai giocatori di creare un proprio avatar e catturare i mostriciattoli tascabili esplorando il mondo reale. Il funzionamento è molto semplice: aprite l’applicazione, camminate (con cautela) per le strade della vostra città e, quando lo smartphone vibra, vi preparate a catturare il Pokémon, usando la fotocamera per inquadrarlo e lanciandogli Poké Ball virtuali nel tentativo di allargare la vostra collezione. Ricapitolando: Pokémon GO è un gioco basato sulla geolocalizzazione che sfrutta una versione molto – e ribadisco “molto”- semplificata della realtà aumentata. Il risultato è un gioco molto banale nelle sue meccaniche, sicuramente non ispirato dal punto di vista del game design e indubbiamente poco originale nella grafica, ma capace di fare leva sulla passione cross-generazionale per i poket monster di Nintendo, una passione che travolge i trentenni, cresciuti con la storia del giovane Ash Ketchum e con giochi storici come Pokémon Giallo, ma anche i bambini odierni, affascinati da un brand che è parte integrante della cultura pop di questo secolo.

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Difficile a questo punto stupirsi dei quasi 65 milioni di cittadini statunitensi che hanno provato il gioco durante il weekend di lancio nel loro Paese (9-10 luglio) ed ancora più difficile sorprendersi di fronte ai numeri snocciolati dalle diverse agenzie in questi giorni, con Pokémon GO che ha rapidamente superato Tinder per numero di download sui diversi store digitali e che ha ormai raggiunto Twitter come numero di utenti attivi quotidianamente. A consacrare l’app di Niantic ci ha pensato infine PornHub, dichiarando che le ricerche collegate ai mostriciattoli sono aumentate del 136% dopo il lancio dell’applicazione.

Il fenomeno però non si esaurisce qui e non si limita di certo ad una serie di cifre impressionanti. L’app di Niantic e Nintendo si fa apprezzare anche per i suoi effetti positivi sulla nostra società, a partire dal possibile boost per il settore turistico visto che i Pokéstops, ossia i punti in cui è possibile ottenere nuove Poké Ball e oggetti, tendono a corrispondere con luoghi di interesse storico e culturale come monumenti e musei, senza contare che il continuo girovagare per la città permette finalmente ai più giovani di scoprire al meglio il proprio vicinato e le meraviglie nascoste tra le vie delle proprie metropoli.

Innegabile poi il possibile beneficio per le attività commerciali. Pokémon GO infatti è uno strumento di marketing perfetto, come ha dimostrato Sean Benedetti, proprietario della pizzeria L’inizio di Long Island (New York), che ha usato uno strumento presente nel gioco, l’Aroma, per attrarre i Pokémon, e di conseguenza i clienti, nel suo locale. Discorso simile anche per il bar Outside Pacific Standard di Brooklyn, dove il co-proprietario Ryan Kahl è stato costretto ad appendere il cartelloPokémon are for paying customers ONLY!(“I Pokémon sono solo per i clienti paganti“) per evitare di vedere gente entrare ed uscire continuamente dal bar senza mai fermarsi. Sean e Ryan sono solo due degli avventori che hanno deciso di sfruttare il fenomeno, avventori che tra l’altro sembrano pronti a collaborare con Nintendo e Niantic per trovare nuove soluzioni che soddisfino tanto i giocatori quanto la loro necessità di aumentare gli introiti.

GamesPrincess_PokémonGO_marketing

Le possibilità però non si fermano qui. Le attività commerciali potrebbero infatti cavalcare l’onda organizzando eventi dedicati agli allenatori di Pokémon, offrendo particolari benefici a coloro che hanno catturato un mostriciattolo in particolare o semplicemente lasciando che gli aspiranti allenatori si fermino nei propri locali per ricaricare il telefono. Immaginate quanti clienti amanti dei Pokémon potreste attrarre nel vostro ristorante se solo dotaste i tavoli di porte USB per la ricarica permettendo loro di rifocillare se stessi e i loro smartphone contemporaneamente?

Ad essere sincera, il Comix Café di Grosseto ci ha già pensato. Guardate un po’ cosa offre ai suoi clienti.

Ultimo ma non meno importante effetto è quello sulla salute dei giocatori. In poco tempo Pokémon GO è diventata l’applicazione di fitness più usata al mondo, tanto che Jawbone, il noto produttore di fitness band, ha dichiarato che i clienti che hanno acquistato il braccialetto UP e che hanno dichiarato di utilizzare l’app hanno quasi raddoppiato la loro media giornaliera di passi.

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Questo perché, a differenza dei videogiochi tradizionali, Pokémon GO vi obbliga ad uscire nel mondo esterno e a camminare anche per chilometri. Sì, è vero, noi allenatori del nuovo millennio ci spostiamo con lo sguardo quasi costantemente rivolto alla smartphone sperando che quest’ultimo vibri e ci segnali la presenza dei mostri tascabili, ma tutto sommato non è molto diverso da quello che abbiamo fatto negli ultimi 5 anni, leggendo mail e consultando social network. La differenza è che questa volta la gente cammina con piacere, magari in compagnia degli amici, percorrendo chilometri e chilometri senza rendersene quasi conto. Dubito fortemente che il gioco di Niantic e Nintendo possa estinguere la piaga dell’obesità, ma quanto meno potrà spingere a fare attività fisica molti sedentari, animati da un sano spirito competitivo, dalla voglia di passare del tempo con altri esseri umani e dal desiderio di collezionare ogni Pokémon esistente. Da non trascurare inoltre l’effetto sulla salute mentale dei giocatori, con aspiranti allenatori che riportano miglioramenti dell’umore e una diminuzione dell’ansia sociale; notevole soprattutto l’effetto sulle persone che soffrono di depressione, finalmente motivate ad uscire e fare esercizio con un conseguente miglioramento del proprio stato psicofisico.

Gli effetti di Pokémon GO non hanno coinvolto soltanto la nostra società ma soprattutto le finanze di Nintendo, che ha visto il valore delle proprie azioni aumentare del 59% durante la prima settimana di lancio. Ma la grande N, a cui appartengono 1/3 delle azioni di The Pokémon Company, non è l’unica ad aver guadagnato dall’arrivo sul mercato di Pokémon GO. Le aziende che producono oggetti correlati ai mostriciattoli tascabili hanno visto il loro valore crescere rapidamente, cosa che è accaduta anche alle società che sviluppano le fotocamere per gli smartphone e a quelle incentrate sulla realtà aumentata, complice la rinnovata fiducia in questa tecnologia. Guadagnano grazie a Pokémon GO anche Apple e Google, a cui spetta il 30% sugli acquisti in-app; il colosso di Cupertino ha così portato a casa fino ad oggi circa 1,6 milioni di dollari al giorno, mentre per Big G gli incassi saranno addirittura superiori visto che Niantic Inc. è parzialmente posseduta proprio da Google.

Purtroppo la favola di Pokémon GO non è priva di antagonisti e imprevisti. A lanciare l’allarme è stata in primis Kaspersky, che ha invitato gli utenti ad usare solo gli store ufficiali per il download dell’applicazione, pena la possibilità di infettare il proprio dispositivo con un malware mettendo a repentaglio la sicurezza dei propri dati. A peggiorare la situazione anche un bug, fortunatamente risolto, che permetteva a Pokémon GO di accedere agli account Google degli utenti Apple violando di fatto la privacy di quest’ultimi.

I problemi però non sono legati unicamente alla sicurezza informatica, basti pensare ai tre rapinatori appostati vicino ai Pokéstop di O’Fallon (Missouri) e pronti a derubare gli ignari giocatori o alla notizia dei primi incidenti stradali causati da gente che non riusciva a smettere di giocare. Non è mancata la notizia, rilasciata dalla KTRK-TV, secondo la quale una 19enne del Wyoming avrebbe trovato un cadavere nel fiume mentre cercava Pokémon d’acqua, oppure quella meno preoccupante di Evan Scribner, giovane newyorkese ritrovatosi improvvisamente single perché, grazie a Pokémon GO, la fidanzata l’ha scoperto a casa dalla ex.

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Le preoccupazioni di tutto il mondo sono però rivolte soprattutto ai giocatori più piccoli, visto che, ahimé, l’applicazione di Niantic sembra aprire la strada ai pedofili, già pronti a sfruttare i Pokéstop e la comune passione per adescare i minori. Naturalmente il consiglio è quello di non mandare i vostri figli a caccia di Pokémon da soli, ma di assicurarvi che con loro ci sia sempre un adulto, che siate voi, un parente o il vicino di casa che sta portando anche i suoi bambini in giro per il quartiere.

Per evitare situazione spiacevoli persino la polizia di Miami, che da mesi ormai cerca di avvicinare la popolazione con una serie di video dedicati, ha deciso di realizzare un filmato, intitolato Social Media 101: Pokémon GO, dove spiega ai genitori le basi del gioco per poi dare consigli utili sull’utilizzo intelligente e sicuro di questa applicazione.

Insomma, come ormai avrete capito, Pokémon GO è un fenomeno dilagante, capace di attirare milioni di giocatori, di scatenare la fantasia degli esperti di marketing e di trascinare per le strade anche i più pigri tra noi, tutto questo pur essendo ancora in fase embrionale visto che gli scontri 1 vs 1, lo scambio di Pokémon e gli ads non sono ancora stati introdotti.

Rimane però da capire se questa mania sia qualcosa di temporaneo o se invece è destinata a durare. Vi ricordo infatti che Pokémon GO è figlio di Ingress, il precedente gioco di Niantic basato sulla geolocalizzazione, gioco che ha travolto inizialmente gli appassionati per poi finire nel dimenticatoio. Quello che è certo è che, mentre Ingress sembrava rivolgersi ad un pubblico ristretto, Pokémon GO è in grado di dialogare e coinvolgere praticamente ogni generazione, rivelandosi inoltre un ottimo aggregatore sociale.

Voi cosa pensate di questo fenomeno? Siete appassionati allenatori di Pokémon o state ancora cercando di capire se faccia o meno al caso vostro?

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