Nato nel 1966 dalla mente Gene Roddenberry, Star Trek è diventuta in breve tempo una delle serie più seguite della TV per poi evolversi e declinarsi in nuove vesti, tra cui romanzi, serie animate, giochi e ovviamente lungometraggi. Negli ultimi 50 anni qualunque essere umano ha sentito quanto meno parlare di Star Trek, senza contare i milioni di fan in tutto il mondo che di questo universo fantascientifico hanno appreso davvero tutto. Proprio a loro, alla schiere di appassionati, è dedicato Star Trek: Bridge Crew.

L’esperimento in VR di Ubisoft è stata forse la migliore sorpresa di una Gamescom altrimenti scarsamente entusiasmante. Il gioco realizzato dal publisher francese infatti riesce a ricreare perfettamente l’atmosfera presente in plancia grazie ad un mix tra realtà virtuale e cooperazione.

Ebbene sì, Star Trek: Bridge Crew è un titolo VR che sfrutta Oculus Rift e il nuovo controller Touch. L’idea di base è quella di mettervi nei panni dell’ingegnere, del tattico o del timoniere, ponendo ognuno dei tre personaggi di fronte ad un pannello touchscreen con cui è possibile interagire premendo sostanzialmente un solo tasto dei due controller a disposizione. Non pensate però di poter fare ciò che volete. Il gioco di Ubisoft infatti richiede un altissimo livello di coordinazione e collaborazione, facilitato – durante la nostra prova – dalla presenza di uno sviluppatore che impersonava il capitano e che quindi lanciava ordini a destra e a manca per consentire alla nostra nave, la U.S.S. Aegis, di spostarsi e rispondere al fuoco quando necessario.

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A rendere l’ìmpresa ancora più complessa ci pensa la forte interconnessione tra i tre ruoli. Io, ad esempio, ho vestito i panni del Signor Scott e mi sono ritrovata a svolgere due compiti fondamentali: la distribuzione dell’energia (da dirottare sui motori, sugli scudi e sui phaser a seconda delle esigenze) e il teletrasporto. Quest’ultimo però era possibile solo a scudi abbassati, scudi con cui poteva interagire solo il tattico; a mia volta io ero responsabile dell’energia fornita ai motori e dell’attivazione della navigazione warp, il che significa che il pilota non poteva svolgere il suo lavoro senza il mio contributo. Il risultato è un titolo basato sulla comunicazione, che porta la cooperazione ad un nuovo interessante livello.

Per quanto riguarda il gameplay non aspettatevi però niente di stupefacente. La nostra missione infatti consisteva nel raggiungere un avamposto appena distrutto e cercare superstiti da teletrasportare a bordo della nostro nave; a rendere il tutto più movimento ci hanno pensato due caccia Klingon e una stella radioattiva, che ci hanno obbligato ad eseguire una serie di manovre diversive nel tentativo di evitare danni letali allo scafo e la morte dei membri dell’equipaggio. Purtroppo tutto questo si riduce ad una manciata di tasti da premere ed indicatori da controllare il che, a lungo andare, potrebbe rendere il gioco piuttosto ripetitivo. Niente paura però, Star Trek: Bridge Crew sembra essere ancora lontano dal raggiungere il suo stadio finale, per cui è molto probabile che vengano aggiunte nuove attività da svolgere che permettano al giocatore di non annoiarsi.

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Carente anche il lato tecnico con un ambiente ridotto all’osso e personaggi che sono molto lontani dall’essere realistici; Ubisoft però ha tutto il tempo di intervenire anche su questa componente, per portare ai giocatori un titolo che non sia solo fedele nello stile grafico ma anche molto curato.

Rimangono infine dubbi sul setup richiesto dal gioco. Star Trek: Bridge Crew non richiede un solo Oculus Rift, ma ben quattro. Insomma, per godersi questa splendida modalità cooperativa non basterà possedere il noto visore, ma sarà necessario trovare altri tre amici che non abbiano paura di fare questo corposo investimento. La scommessa di Ubisoft sembra quindi decisamente azzardata ma è innegabile che il lavoro svolto con questo nuovo esperimento in VR sia lodevole. Chissà che il futuro non premi il coraggio nel publisher francese.

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