Sono passati ben 10 anni dal primo Gears of War, un titolo che era riuscito, con le sue caratteristiche, a dare una ventata di aria fresca a un genere che fa della ripetitività il suo più grande rischio.
I giocatori si sono ritrovati per la prima volta di fronte a un titolo che faceva delle coperture e del tempismo i suoi cavalli di battaglia, con personaggi caricaturali ma pieni di carisma e fascino e con una marea di cliché tipici dei film d’azione anni ’80. Il successo è stato immediato.

Ovviamente, a lungo andare, anche i giochi inizialmente innovativi tendono a perdere lo smalto, a diventare stantii, cosa che è successo con l’ultimo capitolo del franchise, ben al di sotto delle aspettative e molto lontano dai fasti del primo indimenticabile titolo. Insomma, i ragazzi di The Coalition si sono trovati ad affrontare un’impresa piuttosto ardua: accontentare i vecchi fan e conquistare nuove leve dimostrando tutto il valore del brand. 

Saranno riusciti a centrare l’obiettivo? Assolutamente si. Il perché ve lo spiego con le nostre 5 parole.

Flashback

Sono passati 25 anni dalla vittoriosa guerra contro le locuste. Ed è proprio dalla celebrazione di questo importante “anniversario” che ha inizio Gears of War 4. Senza grossi convenevoli, verremo catapultati in un nostalgico flashback che ci farà ripercorrere tutti i fatti avvenuti prima e dopo la trilogia, ma in una chiave del tutto intelligente. Non ci troveremo, infatti, a rivivere le scene iconiche e già apprezzate dai giocatori di tutti il mondo, ma saremo alle prese con fasi di gioco che erano state lasciate in sospeso, sottintese o che fungevano solo da semplice contorno. Un’idea brillante che permette ai novellini di ripassare la trama del franchise, senza però particolari rivelazioni in modo da rendere i capitoli precedenti ancora godibili, sia ai fan della serie di esperire la narrazione in un’ ottica diversa.

Ovviamente non saremo spettatori passivi. Ad ogni spaccato di storia che ci troveremo di fronte, noi interpreteremo un soldato del COG, completamente coinvolto nell’azione. Il flashback non fungerà, quindi, solo da riassunto della storia, ma anche da ingegnoso tutorial che aiuterà a carpire le meccaniche di base di Gears of War 4.

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Dopo le guerre e le battaglie affrontate, lo scenario di Gears of War 4 ben si distacca dai precedenti capitoli. A 25 anni di distanza, sul pianeta Sera vige la corte marziale che ha disseminato l’intero territori di centri fortificati dominati dai robot, creati con lo scopo di controllare gli essere umani.

In un mondo dove l’umanità è costantemente controllata e protetta, non più da uomini, ma da vari tipi di soldati robot, ecco nascere una serie di insediamenti esterni abitati dai ribelli Outsider. Ed è proprio qui che inizia la trama vera e propria di Gears of War 4. Uno dei ribelli infatti è J.D Fenix, figlio del leggendario Marcus Fenix, che deciderà, insieme ai co-protagonisti Kait Diaz e Del Walker, di intrufolarsi all’interno di uno dei centri con l’obiettivo di recuperare il fabbricatore, la nuova fonte di energia dopo la scomparsa dell’imulsion.

Non tutto andrà però secondo i piani. L’intero insediamento dove vive J.D. con i suoi due compagni verrà attaccato dal Primo Ministro e i suoi soldati. Passato lo scontro e tornata la calma, l’avamposto nel pieno della notte si ritroverà di nuovo sotto attacco, ma questa volta per mano di creature brutali e sconosciute (quasi da far rimpiangere le vecchie e care Locuste) che rapiranno la madre di Kait e tutti gli abitanti dell’insediamento. Inermi e disorientati, i tre protagonisti andranno a chiedere aiuto al massimo esperto di creature furiose: Marcus Fenix.

Distruttivo

Se vi aspettavate un gameplay del tutto diverso rispetto ai capitoli precedenti, rimarrete probabilmente delusi. Gli elementi tipici di Gear of War ci sono tutti: eccellente feeling con le armi, fasi di shooting basate sulle coperture e il tempismo e una gestione dell’azione piuttosto ciclica. Se tutto questo vi sembrerà già visto e noioso, sappiate che non c’è nulla di più sbagliato. I ragazzi di The Coalition sono riusciti sapientemente ad equilibrare nuove e vecchie meccaniche.

In Gear of War 4 il gamaplay verrà scandito da una trama più introspettiva e dai toni cupi, da divertenti e ben congeniale sezioni di gioco in cui guideremo una moto, fasi in un cui dovremo assumere il ruolo del fine stratega e momenti in cui verremo attaccati da ogni lato da orde di nemici. Il sopracitato fabbricatore avrà in questo caso un ruolo essenziale, perché ci consentirà di costruire difese (come barriere elettrificate e torrette) da posizionare strategicamente. Conoscere l’ambiente di gioco sarà essenziale.

I nemici in Gears of War 4 saranno tanti e di differenti specie e più andremo avanti più saranno complicate da sconfiggere. A rendere le cose ancora più complicate è l’eccellente intelligenza artificiale dei nemici, furba quanto basta da renderci la vita molto difficile.

Inoltre anche gli agenti atmosferici ci remeranno contro. Verremo letteralmente investiti dalle eruzioni di vento, vere e proprio tormente portatrici di raffiche e di fulmini. Realizzate alla perfezione, quest’ultime ci obbligheranno a metterci al riparo.

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Nulla risulterà, a livello di gameplay, fuori posto, fatta forse eccezione per quelle fasi iper-adrenaliniche in cui si avrà la sensazione di non avere un attimo di respiro tra una sparatoria un’altra.

L’unica nota dolente è forse lo scarso bilanciamento della difficoltà. Ci saranno infatti punti in cui ci dovremo armare di tanta pazienza e di un considerevole numero di proiettili per eliminare i nemici, cosa che non succederà di fronte ad entità dall’apparenza molto ostica. Una volta capito il pattern dei loro movimenti, eliminarli risulterà estremamente semplice.

Ad aiutarci nell’impresa saranno ovviamente le armi, da sempre protagoniste di questo franchise. Quelle classiche sono rimaste invariate; avremo ancora la possibilità di eliminare i nemici con il Lacer e l’iconica motosega, ma sono state introdotte nuove e interessanti armi come l’Overkiller e il fucile da cecchino Embar. Il primo spara due colpi alla volta, uno nell’immediato e l’altro una volta rilasciato il grilletto; l’Embar, invece, spara colpi elettromagnetici che dovremo caricare premendo il tasto per pochi secondi. Vecchie e nuove armi non variano l’eccellente sensazione che avremo soprattutto nelle fasi più concitate.

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