Ogni anno, sotto Natale, puntale come un orologio svizzero, arriva sugli scaffali il nuovo Call of Duty. La sua uscita viene solitamente accompagnata da una montagna di hype, migliaia di pre-ordini e code alle casse per accaparrarsi la propria copia ed iniziare subito a giocare online con migliaia di altri giocatori. Quest’anno però le cose sono andate un po’ diversamente: l’annuncio di Infinite Warfare e i relativi trailer sono stati accolti con un certo scetticismo tanto dai giocatori quando dalla critica, spaventati dall’inaspettata svolta presa del gioco. Il nuovo capitolo di Call of Duty infatti si distanza davvero tantissimo dai memorabili Modern Warfare per catapultarsi nello spazio profondo, abbandonando quindi definitivamente i riferimenti alla realtà geopolitica contemporanea.

Riuscirà il noto franchise di Activision a farsi valere anche lontano dai campi di battaglia, dalle città e dagli attacchi terroristici che hanno caratterizzato gli ultimi capitoli? Provo a rispondervi con le consuete 5 parole.

Compendio

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Call of Duty: Infinite Warfare ci chiede di vestire i panni del tenente Nick Reyes, pilota della SCAR (Special Combat Air Recon) in servizio sulla UNSA Retribution e temporaneamente bloccato sul nostro pianeta per via della Settimana della Flotta. Purtroppo la permanenza del tenente sul suolo terrestre verrà interrotta bruscamente da un attacco ideato dall’Ammiraglio Salen Kotch, leader del Settlement Defense Front, un movimento che ha portato i ribelli – attualmente dislocati su Marte – a separarsi dalla United Nations Space Alliance durante una sanguinosa guerra di secessione. La battaglia che affronterete sulla Terra sarà però solo l’inizio: una volta fermato l’attacco dovrete raccogliere ciò che è rimasto della flotta spaziale per riuscire a fermare questo futuristico terrorista.

Da qui in poi Infinite Warfare vi sembrerà un continuo dejà-vù: da Mass Effect ad Indipendence Day passando per Star Trek, il titolo risulta ispirato a tutti i grandi colossi della fantascienza che, in maniera più o meno evidente, hanno influenzato gli sviluppatori di Infinity Ward. Questo compendio del genere sci-fi non è però banale e scontato. I ragazzi della software house californiana hanno infatti dato vita ad una storia che sì, non sorprende, ma che sicuramente riesce ad appassionare i giocatori trascinandoli fino all’inevitabile finale. Impossibile poi non apprezzare i continui richiami all’importanza di fare scelte difficili, al sacrificio e, in più in generale, a quel senso del dovere che capeggia a lette cubitali su ogni singola copertina del franchise dal lontano ottobre 2003.

Insomma, Call of Duty: Infinite Warfare riesce inaspettatamente a regalarci una campagna single-player che vale la pena giocare e godersi, capace di farci pesare la nostra posizione e il nostro grado e chiamandoci a combattere contro un nemico che non cerca solo la vittoria, ma la distruzione di un intero pianeta: la Terra.

Top Gun

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Ad avermi realmente sorpresa è però il gameplay del titolo. Non tanto nelle sue meccaniche basilari, presso che invariate, quanto piuttosto per la scelta di dare alle seguenze di volato lo stesso spazio di quelle svolte a terra o comunque all’interno delle navi nemiche.

Il tenente Reyes è – come vi accennavo poco sopra – un pilota e questo significa che spesso e volentieri vi troverete a bordo del vostro Jackal alle prese con combattimenti aerei contro navi spaziali di ogni dimensione. Non fatevi prendere dal panico però: non parliamo certamente di un livello simulativo pari a quello di Flight Simulator e compagni. Il vostro veivolo potrà essere facilmente comandato usando gli stick e la croce direzionale, mentre i grilletti vi serviranno per agganciare i bersagli e sparare. Dopo pochi tentativi sarete in grado di tenere testa agli assi della flotta avversaria, abbantendoli uno dopo l’altro e schivando i loro attacchi con manovre degne dei migliori Top Gun.

Le fasi “classiche” rimangono invece molto simili a quelle presenti nei capitoli precedenti, con il vostro esperto di armi, Griff, che vi suggerirà l’armamente più adatto ad ogni missione e la mancanza di un vero e propria sistema di coperture che vi obbligherà a muovervi costantemente o a nascondervi per evitare di morire durante gli scontri a fuoco. In generale il livello di difficoltà non risulta essere particolarmente alto, il che vi permetterà di godervi il comparto narrativo senza dover ripetere in eterno le stesse sequenze di gioco.

Preferite un livello di sfida superiore? Nessun problema: una volta completata la campagna per la prima volta, sblocchere la modalità Specialist. Completamente votata al realismo, questa modalità vi obbligherà a controllare costantemente la vostra salute, a dosare i proiettili, a ricaricare manualmente le armi e a tenere sotto controllo l’interfaccia di sistema, interfaccia che potrebbe svanire nel caso il vostro elmo venisse colpito.  Sopravvivere non sarà quindi particolarmente facile.

Disco Music

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Quattro attori, un famoso regista del genere horror, una passione smodata per gli anni ’80 e gli zombie. Sono questi gli ingredienti principali di Zombie in Spaceland.

Questa modalità co-op vi catapulterà all’interno di un immeso Luna Park popolato da non-morti e vi permetterà di vestire i panni di quattro sterotipi dell’epoca: lo sportivo, il nerd, il rapper e la ragazza dall’improponibile abbigliamento che sembra pronta a scatenarsi con della buona Disco Music. Il vostro compito sarà ovviamente quello di sterminare gli zombie, senza scordarvi però di divertirvi provando i vari giochi presenti all’interno di questa stravagante fiera e di espandere l’area di gioco accumulando preziosi crediti. Tra citazioni di cultura pop e morti “temporanee” – merito dei curiosi arcade che permettono di tornare in partita – Zombie in Spaceland si è rivelata una modalità assolutamente divertente, soprattutto se in compagnia di qualche buon amico.

Il multiplayer competitivo invece rimane estremamente attaccato alla tradizione, ma indubbiamente solido e corposo, con modalità adatte veramente a chiunque, inclusi i neofiti della serie che non faticheranno di certo a farsi valere con un po’ di sano allenamento. A disposizione avrete diversi equipaggiamenti, personalizzabili in base alle vostre esigenze e ad una serie di pacchetti rari sbloccabili con le chiavi guadagnate in-game, ed è una letale arma speciale.

Le 12 mappe a disposizione e le numerose modalità presenti, tra cui Team Deathmatch, Cattura la Bandiera e Difensore, consentiranno agli amanti dell’online di scatenarsi e divertersi senza cadere nel tunnel della noia.

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