Dicono che le vie di mezzo siano delle “non scelte”, che non si possa avere tutto e che un’opzione escluda l’altra. Ebbene, chi sostiene questa ipotesi, non ha ancora provato un gioco che si configura davvero come un incrocio tra ritmo, semplicità e sane logiche di gameplay, i tipici aspetti di un platform che si rispetti. È così che vi introduciamo alla versione rimasterizzata di Patapon, il titolo targato Sony, realizzato da SCE Japan Studio e Pyramid e disponibile da agosto 2017 per PlayStation 4.

Se avete già giocato nel 2007 a questo primo capitolo della trilogia Patapon, sapete di cosa stiamo parlando e avrete di nuovo in testa i simpatici canti dei piccoli esserini tutt’occhi. Per i neofiti di questo titolo, invece, comincia un viaggio molto particolare. Scopriamolo insieme!

Veniamo subito immersi in un mondo lontano, oseremmo dire primitivo e tribale, dove una schiera di piccoli esseri neri con un grande occhio stanno attendendo il ritorno dell‘Onnipotente, poiché i pericoli per la loro terra riaffiorano sempre di più. Questa tribù di Patapon stavano aspettando proprio noi, il loro punto di riferimento e guida per difendere i loro territori da nemici di ogni sorta e andare alla ricerca di una misteriosa “COSA“.

Così, partendo da Patapolis, sfideremo soldati, mostri e dinosauri per la libertà e la salvezza della tribù, avanzando e combattendo al ritmo del sacro tamburo che dovremo suonare! Non manca di certo un pizzico di magia, grazie alla quale potremo far risorgere dalle ceneri alcuni esserini da Mater, l’albero della vita, e rimpolpare la truppa per essere sempre più potenti.

Da un punto di vista di gameplay, Patapon si pone con delle meccaniche di gioco davvero basiche: si tratta di un platform a scorrimento, in 2D, durante il quale dovremo superare i diversi livelli e affrontare i nemici che si presentano sulla nostra strada. Questi sono piuttosto facili da sconfiggere, non stiamo di certo fronteggiando i boss assurdamente pervicaci di NiOh; in Patapon, l’attenzione si focalizza soprattutto sul ritmo da tenere, producendo suoni di tamburo con dei comandi che vanno a comprendere tutti i tasti del joypad man mano che si avanza.

È proprio questa la caratteristica fondamentale del gioco, che lo rende unico e divertente: sono i piccoli esseri che, a seconda dell’azione da compiere (avanzare, attaccare, difendersi eccetera), fanno capire al giocatore quale sequenza suonare. Impossibile non venire subito travolti dall’allegria delle piccole voci, che ci inciteranno a tenere il ritmo giusto e, alla decima sequenza di fila, partiranno con una carica travolgente verso il nemico!

Nonostante il gioco sia piuttosto facile, tanto da riuscire a completare alcuni livelli anche in soli cinque minuti, non significa che manchi la personalizzazione delle armi degli squadroni che andiamo a schierare. Potremo ottenere armamenti, oggetti e protezioni sia come ricompense sia creandoli. Inoltre, scegliendo tra le tre categorie disponibili di Patapon, potremo crearne diversi da aggiungere alla nostra squadra: queste classi si distinguono in base all’arma che decideremo di aggiungere alla truppa: lancia, arco o ascia.

Parlando della grafica, i piccoli Patapon ricordano tantissimo i 28 caratteri dell’alfabeto Pokèmon Unown o ancora la piccola palla nera di Badland. Questi esseri si trovano in un mondo dove il giorno è dedicato alle missioni, dunque lo sfondo è caratterizzato soprattutto da tonalità azzurre e chiare. La sera, invece, si torna a Patapolis, e il cielo si tinge di viola e nero, illuminato solo da alcuni puntini che fungono da stelle e dal falò dei Patapon, oltre a poche altre figure stilizzate e sempre bidimensionali. Proprio in questo villaggio ci sono alcuni personaggi disegnati in uno stile che richiama la cultura dell’America Centrale (un genere di personaggi già ritrovato nell’indie Candle).

La qualità della palette, per quanto sia povera di sfumature, è molto buona, mentre in alcuni punti la scelta dello sfondo risulta un po’ surclassata, come nel caso dei consigli dati al giocatore a fine livello. In queste schermate, così come nel racconto iniziale, si notano texture non svecchiate e talvolta dai pixel un po’ in evidenza.

In definitiva, questa versione rimasterizzata si presenta come un’ottima occasione per riportare nelle nostre console un buon vecchio platform, divertente e adatto davvero a qualsiasi età. Un titolo molto godibile e che resterà facilmente nella memoria dei giocatori, che non potranno fare a meno di continuare canticchiare “Pon-pon-pata-pon, pata-pata-pata-pon” anche dopo aver riposto il joypad accanto alla console.

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