Semplicità ed innocenza sembrano essere le parole chiave che hanno guidato il team di Inkline nella creazione di una storia che si basa su tradizioni e quotidianità di popoli distanti da noi, quasi cristallizzati in un’altra epoca. Un bene prezioso che abbiamo a disposizione facilmente, l’acqua, non è altrettanto presente in zone del mondo più povere, come l’Africa.

L’usanza di giovani donne e bambine di andare a raccogliere acqua potabile attraversando zone desertiche e ardue da affrontare ha ispirato la storia di una ragazzina, protagonista del nuovo indie Ayo: A Rain Tale, platformer 2.5D a scorrimento lanciato lo scorso 9 novembre per PC.

Ci siamo così imbattuti in terre lontane, dai colori così sgargianti e caldi che ci sembrava di sentire sulla pelle il calore cocente del sole e il vento che ci sferzava il volto, calandoci talmente tanto nel tenero personaggio di Ayo. Così, tra miti e panorami lontani dalla nostra realtà, ci siamo lanciati alla volta del deserto. Ecco allora il nostro resoconto di viaggio (anzi, di gioco)!

La storia alle spalle di questo titolo è molto semplice, facendola assomigliare quasi a una fiaba: c’era una volta una ragazzina che doveva andare alla ricerca di acqua potabile per sé e la sua famiglia. Così un giorno abbandona la sua capanna e il villaggio, dopo che la mamma le aveva preparato le provviste necessarie al viaggio e averle fatto tutte le raccomandazioni del caso.

Ci addentriamo così in diversi ambienti, ognuno dei quali ci offre dell’acqua da raccogliere sotto forma di gocce, presenti in diverse quantità a seconda del livello. Soprattutto avremo a che fare con tanti ostacoli e piccoli, grandi nemici da superare, ma solo avendo fiducia nelle nostre abilità e riponendo le nostre speranze nella tenacia e nella forza interiore, proprio nello stile tipico della filosofia di vita africana.

Proprio alcuni tratti di questo modo di pensare saranno in parte ricorrenti durante il nostro viaggio, soprattutto quando avremo a che fare con alcuni spiriti che incontreremo e ci daranno la capacità di compiere azioni sempre più particolari, quasi come se la tradizione animista che ritroviamo in questo gioco sia davvero la fonte di (ri)scoperta del nostro essere e delle nostre capacità. Alcuni esempi sono la forza, per spostare massi, o la capacità di saltare molto in alto.

Come ogni gioco che si rispetti, non è facile raggiungere il nostro obiettivo se ci viene messo il bastone fra le ruote da un nemico. In questo caso si tratta di un altro spirito dalla forma di toro, Ja Thunderstorm, che appare portando con sé venti sempre più forti, fino a manifestarsi durante terribili tempeste…

Come si intuisce dunque, il gameplay non è affatto di difficile comprensione: in effetti si tratta solo di guidare la ragazzina in sei livelli diversi dove potremo vedere il nostro avatar solo in versione bidimensionale. Inoltre non dovremo fare altro che spostarci in avanti o indietreggiare, saltare e spingere massi o arrampicarci e pochissime altre azioni. Infatti lo spettro di azioni che si possono compiere non è affatto ampio, cavalcando l’onda dei titoli di recente uscita (uno fra tutti il recente e molto discusso Cuphead).

Abbiamo a che fare con un puzzle game, dove solo il nostro intuito e le abilità logiche ci possono aiutare a trovare la strada e raggiungere il nostro obiettivo. Un aspetto particolare e coerente con il personaggio e la filosofia alla base del titolo è l’assenza di violenza, nemmeno per liberarsi di nemici e boss (dove questi ultimi sono davvero pochi e facili da sbarazzarsene). Gli insetti vengono solitamente calpestati senza ucciderli, non disponiamo di armi e non esiste nemmeno una barra della vita di Ayo.

Tutto viene mantenuto il più possibile aderente alla realtà, almeno sotto questo aspetto; più vicino alla magia è invece l’incontro con spiriti e folletti, riscoprendo la cultura animista: proprio una coppia di folletti gemelli accompagna la ragazzina in alcuni momenti, suggerendole con enigmi non difficili da risolvere quali saranno i nuovi poteri che acquisirà di volta in volta.

La grafica non può che essere stupefacente, per quanto riguarda i caldissimi colori sgargianti che illuminano il panorama in ogni momento del gioco. Sembrerà davvero di star scorrendo le pagine di un libro di fiabe mentre ci addentriamo sempre più nell’avventura, andando a esplorare anche il sottosuolo africano. Non per questo infatti ci imbatteremo in un mondo oscuro: gli ostacoli saranno ben visibili e le parti di percorso che decideremo di rendere accessibili sono caratterizzate da linee dalle forme ricercate e dai colori fluo.

I disegni sono molto semplici, non abbiamo a che fare con forme elaborate, ma tutto richiama la semplicità pura del mondo africano, senza fronzoli, rimanendo ben saldi alla sostanza del gioco. Si nota così tutta la bellezza del mondo africano, accompagnata da dialoghi brevi e sporadici, ma pieni di aforismi e riflessioni che possiamo cogliere e fare nostri per abbracciare una visione della vita più serena e lontana dall’iperattività occidentale.

Non tutto però ci è sembrato perfetto, in particolare le dinamiche e logiche di gameplay: queste sono piuttosto ripetitive e non molto adatte a chi cerca un gioco di azione e suspense. Anche gli sfondi, per quanto suggestivi, presentano sempre gli stessi elementi di base; a cambiare saranno solo le principali tonalità di colore. In effetti, i panorami presenteranno solo tre varianti principali: terra, sottosuolo e cielo.

Infine, per quanto abbiamo parlato di cultura e filosofia a noi estranee, non dobbiamo aspettarci di poter apprendere tratti culturali particolarmente interessanti in questo gioco, poiché le tradizioni e le realtà sociali di queste popolazioni non vengono affatto approfondite.

Ayo: A Rain Tale può dunque essere definito un gioco davvero rilassante, per chi vuole prendersi una pausa in un’oasi pacifica lontana dai titoli commerciali, a ritmo serrato e pieni di sangue e sparatorie. Qui non troveremo niente di tutto questo, ma la pausa durerà poco: il gameplay è infatti di breve durata, paragonabile circa a titoli della lunghezza di Gone Home, quindi si tratta davvero di una parentesi nel panorama videoludico.

Non per questo però pensiamo che sia un titolo da sottovalutare, anzi. Sulla semplice struttura di un platform a scorrimento orizzontale è stata creata un’avventura lineare e di facile comprensione, tutta basata su due direttrici: seguire il cammino di Ayo e mettere in gioco la logica per proseguire nel cammino. Una metafora forse di quella che è la vita di ognuno di noi: comprendere quale sia il percorso migliore per raggiungere i nostri obiettivi e affrontare con arguzia gli ostacoli che si porranno sulla strada. Senza perdere la calma e arrivare ai ferri corti.

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