Inauguriamo con questo articolo la nuova sezione di Game’s Princess dedicata al retro-gaming. Se già può sembrare strano che una ragazza si interessi ai videogames, figuriamoci ai VECCHI videogames. Beh, noi siamo qui per dimostrarvi che non è così. E anche per dimostrarvi che spesso i giochi “vecchi” non hanno niente da invidiare a quelli nuovi.

Avrei potuto iniziare parlando dell’indimenticato e indimenticabile Pac-Man, oppure di Pong, che viene considerato il precursore di tutti gli arcade. Ma sarebbe stato forse troppo banale.
Invece voglio parlarvi di un titolo a me caro, con cui giocavo quando ero davvero molto piccola. Pitfall Harry negli anni ottanta era un personaggio conosciuto da tutti i ragazzini, forse più di Indiana Jones. Ma non era un attore o un cantante famoso. Era molto di più: Harry era l’avventuroso protagonista di Pitfall!, videogioco a piattaforme creato da David Crane di Activision, lo stesso che più tardi avrebbe pubblicato anche Ghostbusters, gioco ispirato all’omonimo film.
Ho detto “conosciuto da tutti i ragazzini” perchè Pitfall! vendette circa 4 milioni di copie, una cifra esorbitante per l’epoca. Pitfall! uscì per Atari 2600 nel 1982, anche se personalmente iniziai a giocarci solo 10 anni dopo su Atari 2600Jr (remake della versione del ’77).

Quando lo acquistai, o meglio, quando mio nonno me lo regalò, faceva parte di un pacchetto chiamato “32 in 1” (32 giochi diversi in un’unica cartuccia), ed è inutile dire che per me era in assoluto il più divertente. Il gioco consisteva nel guidare Harry in una foresta, tra coccodrilli e sabbie mobili, cercando di raccogliere 32 tesori in soli venti minuti di tempo.
C’erano anche altre difficoltà che ostacolavano il nostro cammino: serpenti, scorpioni, tronchi che rotolavano. Il nostro unico mezzo di salvezza era quello di saltare, aiutati all’occorrenza anche da liane. Per andare più velocemente era possibile anche utilizzare dei percorsi sotterranei che consentivano di avanzare tre schermi alla volta (trucchetto che ricorda lo stesso procedimento usato in Super Mario Bros).
Gli ambiti tesori erano sacchetti di denaro (del valore di 2.000 punti), lingotti d’argento e d’oro (3.000 e 4.000 punti) e anelli di diamante (5.000 punti).
Ma anche raccogliendoli tutti, non si poteva comunque raggiungere il punteggio massimo di 114.000 se si veniva incidentalmente in contatto con i tronchi o i serpenti, che abbassavano il punteggio.
Il gioco ha avuto diversi seguiti: in “Pitfall 2 – Lost Caverns”, il secondo della serie, Harry doveva salvare la nipotina Rhonda. Uscì nel 1984 e nonostante la crisi dei videogiochi del 1983 dovuta all’ingresso sul mercato dei primi personal computer, è stato inserito al 1º posto nella classifica “best 25 Atari 2600 games of all time” dalla rivista RetroGamer.

I capitoli successivi non hanno avuto lo stesso successo dei precedenti. L’ultimo di cui ho avuto notizie è stato “Pitfall: The Lost Expedition”, uscito nel 2004 per Ps2 e Xbox.
Nell’agosto 2012, in occasione del 30° anniversario, Activision ha rilasciato Pitfall! per iOS.
Ovviamente ho subito scaricato il gioco sul mio iPhone, ma sono rimasta molto delusa nel vedere che l’app non ha mantenuto la grafica 8-bit caratteristica del primo episodio. Quindi preferisco di gran lunga continuare a divertirmi con Harry con la mia Atari, che è ancora fedelmente connessa alla tv e, nonostante siano passati molti anni, funziona sempre benissimo.

Si sa, il primo videogioco, come il primo amore, non si scorda mai.

Già che ci sono vorrei deliziarvi con una chicca trovata su youtube: lo spot originale andato in onda negli Stati Uniti nell’82, in cui compare anche un giovanissimo Jacob Black, voce dei Tenacious D.


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Marina Belli
Videogiocatrice dalla nascita (grazie ad un'Atari2600 che custodisce gelosamente), ha molti tatuaggi ed una laurea magistrale in Informatica Umanistica. Dopo un anno e mezzo di dottorato di ricerca in Interazione e Ambienti Virtuali è scappata a New York. Una volta tornata, ha iniziato ad occuparsi di web e social media. Toglietele tutto ma non i libri e i gatti.