Avevo affermato che non avrai mai scritto recensioni su questo blog ma, dopo aver giocato ad Uncharted 3 non ho potuto davvero esimermi dal farlo.

Premetto che ho giocato a tutti i precedenti capitoli della saga firmata Naughty Dog. Dal primo capito al secondo si denota una differenza abissale sia nei contenuti che nella qualità tecnica. In questo terzo capitolo, invece, sono stati apportati solo dei miglioramenti stilistici che rendono Uncharted 3 il miglior action game in circolazione.

Storia
Il gioco inizia a Londra con Nate e Sully intenti a vendere l’anello di Sir Francis Drake, ovviamente falso, a degli inflazionatissimi loschi figuri vestiti di nero (nello stile Man in Black) capeggiati da Talbot.
Prende il via, così, una sonora scazzottata con tutorial del combattimento.
Più avanti, grazie a un flashback, veniamo messi a conoscenza di come Sully e Drake si siano conosciuti in Colombia, a Cartagena, quando Drake era solo un ragazzino (più o meno quindicenne).
Terminato il flashback, i due decidono di partire alla volta di diverse destinazioni – principalmente localizzate tra la Francia e la penisola Araba – sulle tracce di Sir Francis Drake e Lawrence D’Arabia. La storia dei protagonisti si intreccia con quella dei “cattivi” onnipresenti che fanno parte di una società segreta centenaria.
Il plot è abbastanza scontato ma la storia scorre in fretta ed è avvincente. Potrebbe essere tranquillamente utilizzata per la sceneggiatura di un film hollywoodiano.

Gameplay
Il comparto grafico è notevole, il gioco gira a 30 frame per secondo raggiungendo, così, una fluidità notevole. E’ quasi difficile distinguere lo stacco tra i filmati e le parti in-game. I colori e i giochi di chiaro-scuro sono studiati nei minimi particolari e danno profondità alle ambientazioni.
Per esempio l’illuminazione blu durante il capitolo ambientato nella Cittadella in Siria è suggestivo e mozzafiato, lascia proprio a bocca aperta.
Anche i panorami creano suggestione. Sopra un tetto, all’inizio del gioco, ci troviamo di fronte alla skyline di Londra e l’orizzonte non sembra avere fine.
I movimenti di Drake risultano molto naturali e sono sempre contestualizzati. Quando trova degli ostacoli li scosta con la mano oppure li evita.
Il personaggio risponde ottimamente ai comandi. Fortunatamente anche la telecamera funziona molto bene e non da mai problemi anzi, durante alcune sequenze, viene utilizzata come se fosse all’interno di un film con inquadrature riprese da punti di vista differenti ed insoliti (per essere un videogioco)
Il susseguirsi di inseguimenti (a piedi, a cavallo etc), enigmi, esplorazioni, scazzottate, sparatorie ed arrampicate è sempre ben ponderato rendendo il gioco sempre vario senza lasciar spazio alla noia.
Il combattimento corpo a corpo è stato implementato con attacco (quadrato) e contrattacco (triangolo) ma anche il premere cerchio freneticamente ci aiuterà nel disfacimento dei nemici.

I nemici non brillano per intelligenza ma sono abbastanza caratterizzati e sono di 3 tipi:
– nemici “standard”: difficoltà di eliminazione nella media;
– nemici “duri”: si incontrano solitamente quando si è disarmati e si possono combattere solo a mani nude. Sono molto coriacei e i colpi inferti da Drake a malapena li scalfiscono. Dei veri ossi duri;
– nemici “teste di cuoio”: sono in tenuta antisommossa e sono equipaggiati di un fucile a canne mozze; si fa fatica ad eliminarli nonostante si miri direttamente alla testa.

Drake, inoltre, utilizzerà quello che gli capita a tiro per poter far fuori i “men in black”.
Le armi non sono state implementate, quindi i modelli sono sempre quelli e le caratteristiche tecniche, nonostante si tratti di un gioco arcade, rispecchiano la realtà. Per esempio il rinculo dell’Ak-47 è molto marcato. 
Esigua, ma apprezzabile, l’aggiunta delle azioni da eseguire in modalità stealth

Gli enigmi non sono particolarmente difficili ma, daltronte, l’obbiettivo è quello di proseguire nel gioco e non di rimanere giorni e giorni sullo stesso puzzle come succedeva con i preistorici Tomb Raider dove la guida strategica si rendeva indispensabile. Qui torna molto utile il diario di Nate (selezionabile con il tasto Select) con l’ausilio del quale gli enigmi si tramuteranno, più o meno, in una passeggiata.

Le esplorazioni sembrano (o forse lo sono) copiate da quelle dell’agilissimo Prince of Persia. L’appiglio successivo ci viene quasi sempre indicato dalla telecamera. Forse anche questa è una scelta stilistica per rendere il gioco fluido quasi fosse un film.
Come avveniva anche negli episodi precedenti, non ci sono medikit o munizioni da raccogliere durante il cammino, di conseguenza le esplorazioni a terra non vengono giustificate se non per raccogliere i “tesori“.

Mi piace molto la cura dei dettagli ma alcune piccole cose le avrei migliorate. Gli elementi come acqua, fuoco e sabbia si muovono quasi fossero veri.
Per esempio, se il personaggio, quando cammina, prende una sedia con i piedi questa dopo un po’ si disfa e va in mille pezzi oppure se Drake punta una torcia sul viso di uno dei suoi compagni, questo si mette un braccio di fronte per ripararsi dalla luce accecante. Nei vicoletti vicino all’immondizia è pieno di mosche e durante l’incendio al chateau in Francia il fuoco crea dei nuovi passaggi dopo aver disintegrato un muro di legno. Anche il movimento della sabbia causato dal vento è mozzafiato.
Ah dimenticavo, se Drake si avvicina al fuoco i suoi vestiti si incendiano e lui prontamente con la mano spegne subito!
Detto questo, perché invece quando si spara ai vetri delle credenze oppure delle finestre il vetro non si rompe ma si ritrova solo con un semplice foro appena crepato intorno?
Perché quando Nate si tuffa in acqua si asciuga con una rapidità mostruosa senza quasi perdere una goccia d’acqua per il cammino? Non voglio essere pignola!

Altro punto di forza è che la compenetrazione poligonale è quasi nulla tranne in alcuni ambienti come per esempio in un particolare ambiente nella Cittadella in Siria; in qualunque punto ci si avvicini alle pareti, la torcia che Nate tiene in mano entra completamente nel muro e l’ambiente diventa buio.

Concludo con l’interpretazione dei personaggi e il doppiaggio che risultano essere impeccabili.
L’unica cosa che non ho capito è per quale motivo si testi siano stati infarciti di scurrilità quasi fastidiose a tratti, ma questi sono solo gusti personali.

Nel complesso è un gioco che vale al 100% il denaro che costa. Bello, avvincente e con pochi difetti.