I videogames hanno guadagnato particolare notorietà nell’ultimo periodo tanto da farli diventare uno strumento ampiamente utilizzato all’interno delle scuole statunitensi. La domanda però sorge spontanea: funzionano realmente?

Molti studi ne hanno trovato i benefici, tuttavia alcuni insegnanti sono ancora scettici.
Ci sarebbero molte premesse da fare per poter introdurre e spiegare questo difficile argomento, ma procediamo per gradi.

Molti insegnanti non sono ancora pratici di tecnologia, figuriamoci di videogiochi. Il risultato dello studio condotto negli stati uniti, di cui trovate nell’infografica qui sotto, ci dice però che il 70% degli insegnanti è convinto che i videogiochi possano far aumentare il coinvolgimento dei piccoli studenti. In effetti, durante una lezione dove un professore spiega e gli alunni ascoltano passivamente, l’attenzione cala molto facilmente, soprattutto ai giorni d’oggi dove i bambini sono bombardati di continui stimoli e, per non annoiarsi, ne hanno bisogno in continuazione.

Inoltre il 91% dei bambini (negli USA) è abituato a giocare ai videogames. Ciò significa che probabilmente sarà più propenso e aperto a giocare ad un gioco educativo piuttosto che utilizzare solo ed esclusivamente un libro di testo.

In questo caso i videogiochi potrebbero accorrere in aiuto all’insegnante esasperato che non riesce a capacitarsi del perché gli alunni non riescano a tenere le palpebre aperte durante le sue interessantissime lezioni. Un Dr. Kawashima, per esempio, potrebbe fungere da eserciziario di matematica (seppur limitato) in grado di tenere “fresca” la mente dei bambini.

Per assurdo, anche i giochi di Super Mario potrebbe aiutare i bambini a sviluppare la coordinazione mano occhio. Inoltre fa si che il bambino si concentri su un obiettivo (finire il livello) e, perché no, incoraggia ad essere di aiuto ed amichevoli.  Non marchiatemi di qualunquismo. Ho scelto Super Mario in quanto uno de più famosi ma avrei potuti citarne molti altri.

Come è ovvio che sia, l’utilizzo dei videogames nelle scuole ha anche i suoi contro. Molti genitori, che vedono i loro figli giocare a casa non vogliono che questo accada anche a scuola. Potrei a questo punto porre delle questioni ai cari genitori: perché non date delle regole ai vostri figli? Beh, in effetti è facile mettere in mano a un bambino un Nintendo DS all’occorrenza per farlo stare buono durante la cena che state facendo con i vostri amici. Grazie a questo facile escamotage il “mamma, ma io mi annoio” non esiste più.
Questo è un vero abuso dello strumento videoludico, quando potrebbe tranquillamente essere un vero e proprio aiuto nell’apprendimento.

Altro aspetto negativo potrebbe costituito dal fatto che molti insegnanti non siano pratici con la tecnologia e magari si ritroverebbero ad avere una “lezione” di tecnologia dai suoi alunni e questo non deve accadere. In questo modo i bambini perderebbero i loro punti fissi. C’è da aggiungere che le tecnologia hanno un costo alquanto elevato e non tutte le scuole se lo possono permettere. Per il Bel Paese poi, la questione si fa grigia. Secondo quanto emerge da uno studio pubblicato da Eurostat, in Italia, la spesa pubblica per la scuola e la cultura e una delle più basse dell’Unione Europea, seguita solo dalla sfortunata Grecia. Risultato: probabilmente scordatevi marchingegni tecnologici per i vostri figli.

Vi sembra che abbia parlato di aria fritta? Potrebbe sembrare strano ma esistono videogiochi per PC appositamente studiati per avere scopi educativi come ad esempio PeaceMaker, di cui vi avevamo parlato tempo addietro.

Quindi storia, geografica, politica, inglese (oppure molte alte lingue), logica e matematica. Tutto ciò può essere appreso e “provato sulla propria pelle” grazie ai videogiochi.

Secondo me questa è la direzione giusta. Speriamo che “la scuola” italiana ne comprenda a fondo l’importanza.

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