Tempo fa i videogiochi hanno varcato gli ingressi del MoMa di New York, uno dei musei di arte moderna più importanti al mondo. Ciò significa che andando a visitare il MoMa, nel padiglione dedicato al design, troverete 14 opere  videoludiche (qui l’elenco completo). Vi chiederete: “Come si fa a mettere un quadro di Picasso di fianco a Pac-Man e Tetris?

Se lo sono chiesto in tanti che hanno criticato duramente l’iniziativa promossa da Paola Antonelli, senion curator delle collezioni di Design e Architettura.

GamesPrincess_moma_pacman

Il New York Times, per esempio, l’ha accusata del fatto che i videogiochi non siano arte e che quindi non avrebbero dovuto trovare spazio al MoMa. “E chi ha mai detto arte?, i videogiochi sono interactive design, tutt’altra forma di arte” ha ribadito la Antonelli.

John Maeda di Wired, invece, ha sostenuto la scelta di Paola Antonelli (leggi l’articolo). Molte altre critiche non sono tardate ad arrivare. Per esempio Liel Leibovitz di New Republic, in un suo articolo dice: “i videogiochi non sono arte, sono qualcosa di profondamente diverso: codice“. Ma anche per questa affermazione la curatrice ha una risposta tagliente: “quindi Picasso non è arte perché è qualcosa di diverso: pittura a olio“.

Paola Antonelli si sente un po’ come i suoi predecessori del 1938 che, per allestire la mostra di Cubismo e Arte astratta, fecero fatica a far capire agli ispettori doganali che quei pezzi di cose, se messi insieme erano arte e proprio per questo erano destinati al museo. Credo che la situazione qui, più di 70 anni dopo, sia la medesima. Gli ispettori doganali sono giornalisti, critici, filosofi che, in molti casi, non sono assolutamente disposti a considerare arte i nostri amati videogiochi.

Non curante delle critiche, Paola Antonelli è orgogliosa di spiegare al mondo intero per quale motivo ha deciso di inserire i videogiochi all’interno della collezione di design. Pac-Man e uno screen originale di Tetris sono il simbolo di questa collezione. Pensate che lo screen di Tetris, con gli stessi effetti del tubo catodico dell’era dell’Unione Sovietica, è stato ricostruito da Alexey Pajitnov in persona (tempo fa, in un articolo, vi avevamo parlato della bellissima storia di Tetris).

Il criterio con il quale sono stati scelti i titoli da inserire all’interno della mostra non è un mero criterio artistico. Sono stati scelti i videogiochi emblema di un certo periodo storico come per esempio Simcity 2000 e The Sims 2000 che hanno cambiato il modo di fare simulazione, titoli che hanno saputo mixare perfettamente il mondo reale con quello digitale.
Secondo la Antonelli, i videogiochi possono essere molto profondi anche se, all’apparenza, possano sembrare completamente “fuori di testa” come per esempio i due titoli giapponesi Katamari Damashii e Vib-ribbon.

GamesPrincess_moma_tetris

Anche un MMORPG come Eve Online è stato inserito nella collezione. Dovete sapere che Eve Online è un gioco che ha appassionato un diplomatico americano dell’enturage dell’ambasciatore J. Christopher Stevens, ucciso a Bengasi nel 2012 a seguito di un attacco terroristico. Pensate, un diplomatico che testa la sua “diplomazia” in un gioco di ruolo online. Ecco quindi che i videogiochi iniziano a prendere anche una piega educativa. Non a caso vi abbiamo spiegato come i videogiochi possono renderci dei cittadini migliori.

Fino ad ora però non sono stati inseriti videogiochi sanguinari. Innanzitutto perché il MoMa, fedele alla sua filosofia, non ha mai accettato nelle sue collezioni di design, strumenti di morte, come ad esempio le armi da fuoco. Se contestualizzate, invece, possono essere viste come uno strumento di critica sociale. Questi però sono punti di vista. Al MoMa quindi si sono permessi di inserire Portal, il famoso titolo di Valve, dove l’unica arma del giocatore spara “portali”.

Tocca poi alle emozioni che  Jenova Chen è abituato a dispensarci, con uno dei suoi primi lavori: flOw, gioco che vi permetterà di scoprire come ci si sente ad essere una minuscola creatura marina che naviga negli abissi.

Per ora i giochi inseriti nella collezione sono solo 14 ma il volere è quello di espanderla nei prossimi anni con titoli come Space Invaders, Pong, Minecraft, Snake (in versione per telefoni Nokia), Donkey Kong, Super Mario, The Legend of Zelda e molti altri. Quello a cui aspira il MoMa, riguardo questa collezione, è preservare l’arte videoludica per le persone che verranno dopo e non solo. Il museo vorrebbe mostrare anche le parti di cui è composto l’oggetto di design (in questo caso il videogioco), come fece Philip Johnson nel 1934 con la mostra Machine Art che a fianco delle sedie di design inserì oggetti quali molle, pale, parti meccaniche trasformandole in sculture. Il codice che compone il gioco quindi diventa arte. Avete mai visto il codice di PacMan? Eccolo qui.

Pacman code, il codice di pacman ecco come appare pacman sotto forma di codice

Vorrei però spiegarvi quali siano i criteri con cui sono stati scelti, e con cui verranno scelti, i giochi:

Estetica (Aesthetics)
Il gusto estetico è qualcosa di imprescindibile in una collezione di design (anche se di design interattivo). Anche una limitazione dei processi può tramutarsi in qualcosa di esteticamente piacevole, come per esempio in Core War.

Spazio (Space)
Lo spazio in cui i videogiochi si sviluppano e si evolvono è fondamentale. Uso la parola sviluppano perché non è importante solo lo spazio nel risultato finale ma anche nell’architettura stessa del gioco, nel codice che lo compone.

Tempo (Time)
Il modo in cui il giocatore vive il tempo all’interno del videogioco, che scorre secondo le sue proprie metriche, a volte, incurante del tempo reale. Animal Crossing ne è un esempio.

Comportamento (Behaviour)
Per Comportamento si intendono quelle interazioni che si sviluppano tra il giocatore e la sua vita vera, non sono quella tra uomo e macchina. Ma anche le interazioni, gli stimoli, le regole, la narrativa che il designer crea per coinvolgere il giocatore.

Un’ottima iniziativa quella del MoMa che decide di rendere giustizia ai videogiochi, troppo spesso classificati da alcuni come intrattenimento di serie B. Staremo a vedere quali altre sorprese ci riserverà il museo di arte moderna più famoso al mondo.