Tra tutte le periferiche dedicate al motion gaming quella più bistrattata è indubbiamente Kinect, eppure è la mia preferita. No, non perché mi metto in salotto a giocare a Dance Central o perché gli unici sport che pratico sono presi dall’Ultimate Collection di Kinect Sports. Fino a prova contraria queste sono tutte attività che preferisco svolgere in modo tradizionale.

Kinect mi piace perché ha del potenziale. Un enorme potenziale inespresso che ha trovato altre vie per manifestarsi, vie diverse da quella per cui era nato: il gaming.

Diciamocelo: la periferica nata a Redmon è stata sbattuta nell’angolo dedicato ai bambini e ai casual gamers trovandosi suo malgrado al centro di giochi come Kinect Disneyland e Winter Stars e quando ha tentato di uscire dal suo guscio con qualcosa di un po’ meno scontato non ha raggiunto altissimi livelli, anzi, ha buttato via preziose occasioni come quella offerta da Kinect Star Wars. La Forza sembrava nata per essere emulata con questa tecnologia ma tutto il resto ha raggiunto nuovi orizzonti di banalità e noia.  Insomma, un fail.

Quello che però colpisce, quello che per lo meno ha colpito me, è la capacità di questo hardware di adattarsi ad altri contesti. Kinect sembra nato per rispondere ad una grande varietà di occasioni, non a caso spesso e volentieri finisce proprio sulle nostre pagine per cose piuttosto differenti dallo scopo originario.

Se lo levate dal suo contesto di base e lo riducete ai minimi termini rimangono 4 funzioni di base combinabili in diversi modi:

  1. riconoscimento vocale
  2. riconoscimento facciale
  3. sensore di movimento
  4. ricostruzione scheletro-digitale

 

Praticamente con in mano l’SDK, scaricabile gratuitamente dall’apposito sito, e un po’ di fantasia, è possibile dare vita ad una molteplicità di soluzioni liberamente adattabili ad ogni campo. Si va dal marketing, con iniziative come quelle di Nike e United Arrows, che animano le loro vetrine utilizzando l’hardware made in Redmond, alla cura del dolore cronico tramite videogiochi come TubeRunner passando per la traduzione dal e nel linguaggio dei segni. Ma non è finita qui: ci sono mini-car che si guidano da sole, macchine volanti (non sto scherzando), ricostruzioni 3D e persino il riconoscimento del movimento delle mani alla Minority Report.

Fuori dal mondo videoludico Kinect è una piccola rivoluzione che permette quasi a chiunque di creare nuove esaltanti invenzioni e soprattutto nuovi originali utilizzi. Ma dentro?

Dentro l’industria dei videogames la cosa si fa più complessa e i motivi tendono a sfuggire. Non pensate che la periferica sia semplicemente inutile nel settore o difficile da programmare. Recentemente mi sono imbattuta in una serie di filmati, realizzati da normali giocatori, che hanno riprogrammato Kinect per poter giocare a Minecraft con le mani oppure a Super Mario Bros. con il proprio corpo o ancora per dare un nuovo senso all’espressione “videogames in prima persona”.

Il problema però è che una volta dentro gli studios Kinect muore. I titoli basati solo sul suo uso sono spesso banali e pensati per un pubblico alto meno di 1,20m mentre quelli che sfruttano tanto i controlli classici quanto quelli vocali e basati sul movimento tendono ad essere un po’ macchinosi, tanto da scoraggiare i tentativi dei gamer più propensi alla sperimentazione. Insomma, quanti di voi hanno realmente dato ordini nelle vesti di Shepard invece di usare un semplice tasto?

La rivoluzione però potrebbe essere dietro l’angolo. Xbox One is coming. Mettete da parte per un attimo tutte le polemiche che l’accompagnano e soprattutto le scelte fatte a posteriori da Microsoft dopo le critiche ricevute. In principio la nuova console era acquistabile solo con il nuovo Kinect 2 e la sua presenza giustificava i 100 dollari in più rispetto a PS4. Stiamo parlando di un’enorme azienda che confido faccia scelte molto ponderate, per cui la logica conclusione non potrebbe che essere una: se c’è non è solo perché vogliono venderlo a tutti i costi ma perché contano di sfruttarlo, con ogni tipo di utente.

Dopo anni di rodaggio la speranza è che Microsoft abbiamo capito le potenzialità, mostrate dai privati piuttosto che dalle aziende, e deciso di puntare su una nuova esperienza di gioco ma per farlo hanno bisogno che l’hardware necessario si diffonda e questo è indubbiamente il modo migliore.

Non ci resta che auspicare che la next-gen abbia imparato la lezione, magari ispirandosi agli hack di Kinect realizzati in tutto il mondo.