I videogiochi sono violenti, i videogiochi rimbambiscono i bambini, i videogiochi… aiutano ad insegnare le lingue straniere e non solo. Per favore liberiamoci di tutti questi luoghi comuni secondo i quali i videogiochi siano inutili se non dannosi. Ve ne abbiamo parlato diverse volte e non ci stancheremo di ribadirlo, utilizzando degli studi condotti da università e ricercatori. Insomma, condotti da gente che vanta una certa credibilità.

Ecco quindi che uno studio condotto nell’anno scolastico 2009/10 dall’università spagnola di Alcalà insieme alla divisione social responsibility di EA Games Spagna dimostra come videogiochi commerciali possano aiutare i ragazzi (in questo caso delle scuole superiori) a imparare le lingue straniere. Vorrei sottolineare la parola “commerciale”, in quanto non si tratta di software studiati appositamente per imparare le lingue ma di videogiochi che nascono puramente per uno scopo ludico.

In effetti, se ci pensate bene quanti di voi dicono: “Ho imparato l’inglese con i testi delle canzoni che trovavo sui giornali“, “Ho imparato l’inglese guardando i film in lingua“, “Ho imparato l’inglese guardando Game of Thrones“? Lo avrete detto oppure sentito dire decine di volte. Cosa ci sarebbe di strano nel dire “Ho imparato l’inglese giocando ai videogiochi“?

Assolutamente nulla, anzi. Pensate che un videogioco risulta essere molto più motivante di una canzone, di un film oppure di un libro. Con questi mezzi abbiamo un apprendimento passivo. Mi spiego meglio: se non capisco cosa dice la canzone, il film oppure il libro, posso tranquillamente continuare la mia attività. Al massimo non si è capito nulla di quello che è accaduto.
In un videogioco, invece, se non si capisce quale sia lo scopo, si rimane fermi in un punto, bloccati. Lo stimolo quindi deriva dal fatto di voler andare avanti nel gioco. Questo stimolo obbligherà il giocatore ad alzarsi e prendere il dizionario. Questo accade per uno studente autodidatta.

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Ma torniamo allo studio di cui vi ho parlato prima. I ricercatori hanno scelto in accordo con professori e alunni alcuni titoli EA Games da utilizzare durante le ore scolastiche al fine di imparare. I titoli scelti sono stati: Spore (biologia), The Sims 3 (lingua nativa, inglese, ambito socio-culturale), The Beatles Rock Band (musica) e Fifa 10 (ambito socio-culturale).

Lo studio è stato diviso in 4 fasi: dialogo, sessione di gioco in piccoli gruppi, sessione di riflessioni in grandi gruppi e rielaborazione dell’esperienza attraverso strumenti audio-visivi. Queste fasi sono fondamentali per generare apprendimento. Se non si creano delle attività intorno al gioco non sarà possibile struttare appieno il loro potenziale come mezzi di formazione.

The Sims 3 è un ottimo titolo per cimentarsi nelle lingue straniere per alcuni semplici motivi: catapulta il giocatore/alunno in situazioni di vita reale, utilizza molteplici e ampli campi semantici (casa, vita universitaria, animali domestici etc etc).
Quante volte si diceva a scuola che le lingue devono essere imparate in modo da poter affrontare situazioni di vita vera, magari migliorando anche le proprie capacitù di problem solving? I videogiohi simulativi come The Sims 3 sembrano proprio essere una manna dal cielo per altro parecchio apprezzato dai giovani alunni spagnoli.

Concludendo, quando agli alunni è stato chiesto se l’attività svolta in classe grazie ai videogiochi sia stata utile oppure no, il 90% ha risposto di si e ha espresso particolare apprezzamento nei confronti di Spore e The Sims 3.

Scuola italiana… quando optiamo per una svolta?

Se siete curiosi di leggere lo studio potete trovalo qui (link solo in spagnolo).